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Max Parisi

ATTACCO A TUTTO TONDO DELLA GERMANIA ALLA BCE: LA POLITICA DI DRAGHI HA FALLITO, PRONTA LA ''SFIDUCIA'' A PRIMAVERA 2017

venerdì 30 settembre 2016

BERLINO - Dalle porte dietro cui Berlino ha rinchiuso Mario Draghi nella sua visita al Bundestag di mercoledi' - due giorni fa - e alla cancelliera Angela Merkel delle ultime ore, il sistema politico-mediatico tedesco ha fatto filtrare giudizi negativi, chiusure e dubbi sulla politica monetaria con cui la Banca centrale europea vuole agevolare la crescita economica del continente senza rinunciare alla leva dei bassi tassi di interesse solo perche' alleggeriscono il conto di paesi indebitati come l'Italia.

Hans Michelbach, l'esperto di politica finanziaria dell'Unione crtistiano-democratica e sociale (Cdu-Csu, il partito di Merkel) ha giudicato "fallita" l'azione della Bce: "L'attuale politica finanziaria conduce a un'unione dei debiti", ha affermato l'esponente Csu, l'ala bavarese e conservatrice del partito, sostenendo che nell'incontro con la Commissione affari europei del parlamento tedesco Draghi "non ha potuto rispondere" alla domanda su quando questa politica possa finire.

E il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, parlando a Berlino come riporta il Wall Street Journal ha definito assurdo chiedere alla Germania di spendere di piu' per spingere la crescita della zona euro: un programma di stimolo non e' necessaria vista la robusta economia tedesca e avrebbe effetti limitati su altri paese, ha sostenuto il banchiere centrale tedesco dopo che Draghi mercoledi' aveva ribadito che "la Germania ha margini di bilancio" (per imprimere un'accelerazione alla ripresa dell'Eurozona).

In aggiunta. il quotidiano economico Handelsblatt, espressione del mondo imprenditoriale tedesco, ha segnalato che "i dubbi" sulla linea della Bce "crescono" dato che i governi non starebbero "utilizzando il tempo che Draghi ha loro regalato per fare riforme".

In assenza di dichiarazioni alla stampa, in serata i maggiori media non avevano rilanciato indiscrezioni su tenore e contenuti di un colloquio che Draghi ha avuto in mattinata con la cancelliera e che, secondo fonti Bce, ha riguardato l' "economia dell'Eurozona".

Come riferito dal quotidiano Sueddeutsche Zeitung, le porte chiuse dell'incontro di Draghi con i deputati sono state imposte dal partito della Merkel in contrasto con il partner di governo socialdemocratico della Grande Coalizione e con l'opposizione verde. Il capo della Bce ha avuto modo di spiegare le proprie ragioni direttamente a media e al pubblico solo in una breve conferenza stampa e in un'intervista al primo canale pubblico trasmessa peraltro solo verso le 23 di ieri.

Un grande giornale, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, pur senza sottolineare cifre, ha sintetizzato il messaggio di Draghi titolando che "la politica dei tassi zero e' nell'interesse dei risparmiatori tedeschi". Proprio mentre il numero uno della Bce era a Berlino, la Faz e altri due giornali hanno preannunciato pero' per l'anno prossimo un effetto negativo che i bassi tassi di interesse europei avrebbero per i tedeschi: un aumento medio dell'11% dei contributi da pagare alle casse mutue private.

Coinvolti sono due terzi (sei milioni) dei mutuati privati e la lamentela della Federazione delle casse mutue private (Pkv) si aggiunge a quella dell'Associazione delle banche private (BdB) che indica nella politica monetaria della Bce una delle cause della crisi in cui versano Deutsche Bank e Commerzbank.

E proprio un contributo dell'economista capo di Deutsche Bank, David Folkerts-Landau, ha consentito al quotidiano Die Welt di titolare "la politica monetaria naif" della Bce "soffoca le riforme sul nascere".

Questo attacco a tutto tondo contro Draghi non ha precedenti nella pur tribolata storia della Bce di questi ultimi anni di crisi. E d'altra parte, lo stesso Draghi ha ben chiaro che avendo contro la Germania intera, la sua posizione alla guida della Bce diventa insostenibile, fino al punto di dover anticipare la fine del mandato, che scadrà naturalmente nel 2019, tra circa due anni e mezzo.

Molte voci per ora "anonime" danno per "certo" che se Draghi dovesse prolungare il QE oltre la scadenza prefissata della primavera del 2017, dentro la Bce scoppierà una rivolta. Molti banchieri centrali della zona continentale dell'Eurozona sarebbero pronti a chiederne le dimissioni, votando la sfiducia a Draghi palesemente nel Consiglio Bce. 

Redazione Milano


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