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Max Parisi

FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG: ''PIL PRO CAPITE ITALIANO OGGI PIU' BASSO DEL 1998, QUANDO L'ITALIA DISSE SI' ALL'EURO''

lunedì 25 luglio 2016

BERLINO - "Se si ascoltano i politici e i rappresentanti del settore bancario italiani, si potrebbe quasi pensare che l'attuale crisi bancaria italiana possa essere risolta semplicemente con una ricapitalizzazione degli Istituti di credito piu' in crisi - scrive oggi l'editorialista Thomas Meyer sul quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung -. Il punto controverso rimane solamente la questione relativa alla partecipazione degli investitori a salvataggio delle banche, come previsto dalla nuova direttiva europea, o dello Stato, come successo spesso nei numerosi salvataggi bancari degli ultimi anni. In tutto questo, però ci si lascia sfuggire il fatto che i problemi delle banche italiane riflettono le debolezze croniche dell'economia italiana".

"Le difficoltà delle banche del Belpaese - prosegue Meyer -  del resto, non sono l'esito di bolle creditizie sui mercati immobiliari, com'e' successo in altre nazioni della Ue. Per questo motivo, la ricapitalizzazione delle banche in difficolta' darà solamente un sollievo passeggero. Fin tanto che l'economia continuerà ad arrancare in sostanziale stagnazione, il deperimento delle banche non potra' essere interrotto".

"L'Italia - sottolinea Meyer - e' l'unico Stato membro dell'eurozona il cui Pil pro capite reale e' al di sotto del livello registrato prima della nascita dell'unione economica e monetaria, la cosiddetta Eurozona. Persino la Grecia ha registrato, dal 1998 al 2015, una lieve crescita".

"Il mercato del lavoro italiano - si legge ancora in prima pagina sul Frankfurter Allgemeine Zeitung di oggi - ha avuto uno sviluppo altrettanto debole: prima dell'avvento dell'unione monetaria, nel dicembre 1998, il tasso di disoccupazione italiano ammontava all'11,4 per cento; a maggio di quest'anno ammontava all'11,5 per cento. Le debolezze dell'economia italiana hanno contribuito in modo sostanziale al deperimento del settore bancario".

"Le preoccupazioni dei correntisti italiani sono fondate - scriveMeyer -: all'inizio del suo mandato, il premier italiano Matteo Renzi ha giustamente concentrato l'attenzione del governo al rilancio dell'economia, ma ora l'azione del governo sembra perdere i primi colpi. Se Renzi perdera' la scommessa del referendum di ottobre sulla riforma costituzionale, il paese potrebbe tornare alle urne".

"Il partito anti-establishment Movimento 5 stelle ha il vento in poppa e potrebbe assumere presto la responsabilita' di governo. Il movimento - ricorda il Frankfurter Allgemeine Zeitung - ha promesso agli italiani un referendum sull'appartenenza del paese all'eurozona. Se la situazione economica dovesse peggiorare, gli italiani potrebbero seguire l'esempio britannico e votare a favore dell'uscita dalla Ue a prescindere dalle conseguenze", conclude Meyer. 

Intanto, il ministro dell'Economia Padoan ripete le assicurazioni a difesa di un sistema bancario italiano (lo ha detto anche ieri al termine del G20 a Chengdu in Cina) che secondo molti invece è in difficoltà, e infatti si sta complicando la cessione delle quattro banche regionali italiane salvate in extremis dal fallimento alla fine del 2015 (Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFerrara).

Alla fine tre offerte di acquisto sono arrivate da altrettanti fondi di investimento statunitensi: Apollo, Lone Star e Apax. Il problema e' che le offerte variano dai 500 ai 600 milioni di euro in tutto: un valore ben inferiore ai 1,4 miliardi di euro indicati ad aprile ed ancora meno dei 1,65 miliardi pompati dalle grandi banche italiane chiamate dal governo ad intervenire nel salvataggio dei quattro istituti.

A rimetterci saranno essenzialmente UniCredit, Intesa Sanpaolo ed Ubi Banca. Il presidente dell'Associazione delle banche italiane (Abi) ha gia' indicato che se le offerte resteranno cosi' basse, gli istituti di credito saranno nuovamente chiamati a contribuire: una prospettiva da evitare con ogni mezzo per un settore che dall'inizio del 2016 ha perso il 60 per cento del suo valore in Borsa, che si dibatte sotto il giogo dei crediti a rischio e della sua debole profittabilita' e che attende con apprensione la pubblicazione il 29 luglio dei risultati degli stress test condotti dalla Bce.

D'altro canto, scrive in questo caso sul quotidiano economico francese "Les Echos" in corrispondente da Roma Olivier Tosseri, si puo' anche pensare di rinunciare alla vendita in blocco delle quattro piccole banche regionali, ma sarebbe una soluzione dall'esito ancor piu' difficile. 

Redazione Milano.


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