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LA DOMANDA FONDAMENTALE E': A CHI GIOVA L'EURO? E LA RISPOSTA E': NON CERTO ALL'ITALIA (WASHINGTON POST IN PRIMA PAGINA)

giovedì 14 luglio 2016

WASHINGTON - "La crisi europea di cui il Brexit e' stato catalizzatore - avverte Matt O'Brien sul quotidiano Washington Post - attraversa una fase di calma apparente: i mercati stanno rimbalzando, i timori si stanno dissipando e alcuni si chiedono addirittura se il Regno Unito finira' davvero per lasciare l'Unione. Ma la nuova premier britannica, Theresa May, afferma oggi che Brexit significa Brexit, benchè sia ben noto che la sua posizione era contraria all'uscita del paese dall'Ue". 

"Illudersi però che con questo i problemi europei siano risolti - specie quelli finanziari - sarebbe un gravissimo errore. Vada come vada, il referendum britannico ha dimostrato che l'Europa non ha fatto abbastanza per impedire alla politica di disgregarla. Gli investitori lo hanno compreso benissimo - scrive O'Brien - e lo stesso hanno fatto i cittadini. Diversi paesi europei si candidano a ripetere il colpo assestato all'Unione dal Brexit, dunque, e tra questi figura soprattutto l'Italia".

"L'Italia - contina l'articolo del Washington Post di oggi - non perche' nel paese sia gia' numericamente maggioritaria una forza politica espressamente euroscettica, quanto per la commistione di gravi problemi economici, finanziari e politici che si profilano all'orizzonte e rischiano di gettare il paese in una gravissima crisi"

"E' ormai noto che il voto referendario britannico abbia assestato un duro colpo non al Regno Unito ma all'Italia: ed e' proprio quest'ultima il luogo dove la battaglia per l'euro, l'Unione Europea e forse persino gli Stati Uniti d'Europa non sara' vinta, ma potrebbe benissimo essere persa, a prescindere dall'andamento dell'indice americano Standard & Poor's 500 che sicuramente mostra al momento un buon andamento dei mercati globali".

"La domanda fondamentale da porsi - scrive in prim pagina uno dei più letti ed autorevoli quotidiani americani - è: a chi giova l'euro? E la risposta è: non certo all'Italia. A dimostrarlo sono anzitutto le banche italiane, che pure oggi dipendono dalla Bce per la loro liquidità, come del resto il paese ne dipende per garantire la sostenibilità del proprio debito pubblico. Il modello di business delle  banche italiane non funziona in un contesto in cui i creditori devono pagare interessi risibili. Le banche italiane hanno perso moltissimi soldi a causa della crisi - il 17 per cento dei loro crediti e' deteriorato - e non sembrano avere molti strumenti a disposizione per recuperarli".

"Allo stato attuale delle cose - scrive il Washington Post - l'unica buona notizia e' che la bancarotta dell'Italia e' un processo cosi' graduale da non costituire un problema nell'immediato, e forse nemmeno nel prossimo futuro". Sarebbe lecito immaginare, in un paese dal debito pubblico elevato come quello italiano, che la posizione dell'Europa contraria al salvataggio delle banche a spese dei contribuenti sia politicamente popolare. In Italia, pero', le cose stanno altrimenti. Il perche' e' presto detto: i titolari delle obbligazioni bancarie che sarebbero chiamati a partecipare alle perdite degli istituti di credito sono spesso piccoli e medi risparmiatori, che con le loro banche hanno da decenni un rapporto di fiducia spesso tradito".

"Il caso di Banca Etruria, con il suicidio di un pensionato che ha perso i propri risparmi, ha dato al governo Renzi un'idea ben chiara delle conseguenze politiche del Bail-in, ed e' per questo che il governo italiano e' deciso ad evitare a tutti i costi uno scenario analogo per le maggiori banche del paese. L'Unione europea attraversa un frangente estremamente problematico. E in Italia come altrove, i problemi economici e finanziari hanno effetti politici ben rappresentati dall'ascesa di partiti euroscettici o anti-establishment, come il Movimento 5 Stelle. L'Europa è un luogo dove tutto, anche il fatto più paradossale, è possibile. I paesi come l'Italia non faranno il necessario per lasciare l'euro, perche' cio' probabilmente danneggerebbe nell'immediato le loro economie. Ma l'Unione europea non fara' il necessario per invogliarli a restare, perche' cio' significherebbe violare i suoi contraddittori regolamenti".

"L'Unione europea e in special modo l'eurozona scontano insomma un paradossale stallo tra economia e politica: ma tale precario equilibrio potrebbe cambiare molto presto, se al potere in uno o piu' Stati già a partire da questo autunno in Austria, salissero forze nazionaliste. Le forze politiche contrarie all'Unione europea e all'euro, allora - conclude l'editorialista O'Brien - avranno la loro vendetta". 

Redazione Milano


LA DOMANDA FONDAMENTALE E': A CHI GIOVA L'EURO? E LA RISPOSTA E': NON CERTO ALL'ITALIA (WASHINGTON POST IN PRIMA PAGINA)


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