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Max Parisi

LA GERMANIA VIETA ALL'ITALIA DI SALVARE LE BANCHE CON 40 MILIARDI PUBBLICI, MA NE HA SPESI 259 PER LE SUE, DI BANCHE

martedì 5 luglio 2016

Germania batte Italia 10 a 1. No, non si tratta di una futile, inutile partitella tra 22 ragazzotti viziati, ma della percentuale di PIL usata dalle rispettive nazioni per salvare le proprie banche.

Sì, cari lettori, la Germania, la paladina dell’austerità, del bail in (paghino i cittadini, i risparmiatori, non gli stati), dell’assoluto rigore e divieto di aiuti statali alle banche, nel periodo 2008-2012 ha usato la bellezza di 259 miliardi di denaro pubblico per salvare le proprie banche, contro i 15 dell’Italia.

Una volta sistemata la pattumiera interna, i tedeschi, Schauble in testa, si sono fatti promotori del bail in e della linea dura contro le banche in dissesto. Ennesima dimostrazione, se mai ve ne fosse bisogno, del fatto che la Germania è un po’ più uguale delle altre nazioni all’interno della ue ed è libera di fare i propri interessi a danno di tutti gli altri.

Non ci credete? Bene: all’inizio della crisi greca, lo stato italiano era esposto verso il paese ellenico per 1,9 miliardi; a febbraio 2015 la cifra era lievitata a 40! Il motivo? Semplice: gli aiuti dati dagli stati della ue alla Grecia sono serviti a quest’ultima a ripianare l’esposizione che i cittadini greci avevano verso le banche tedesche.

Alla luce del rigore e dell’austerità, se una banca presta i propri soldi alla persona sbagliata, ci rimette lei ed i suoi soci, per il mondo crucco, invece, devono pagare gli stati “vassalli”. Cito testualmente da un articolo di Carlo Clericetti: “Ecco dunque il capolavoro tedesco: distribuire a tutti gli altri europei i problemi delle loro banche (e di quelle francesi) pretendendo poi che il disastro che ne è derivato sia colpa di tutti gli altri tranne che loro. E riuscendo a far passare l’idea che la successiva crisi dei debiti pubblici non sia stata provocata dalla gestione del problema greco – dissennata da un punto di vista generale, ma perfettamente funzionale ai loro interessi – ma dal fatto che gli altri paesi dovevano fare “i compiti a casa””. In poche parole è sintetizzata la politica predatoria della Germania a danno di tutte le altre nazioni (con un occhio di riguardo per la Francia, sia mai che poi si tiri troppo la corda) ed il naturale sbocco del Regno Unito verso la Brexit. D’altra parte, dei 240 miliardi di euro dati alla Grecia, 160 sono finiti agli istituti tedeschi e, in parte francesi, e solo 46 per abbattere il debito pubblico ellenico!

Il punto è che il sistema bancario tedesco è quanto di più opaco esista al mondo: il 90% del sistema creditizio tedesco è composto da piccole banche che sfuggono, per precisa volontà del governo federale che ha sempre rifiutato qualsiasi ingerenza al riguardo, al controllo della BCE e la cui situazione patrimoniale è decisamente drammatica. Basti pensare che solo 6 landensbanken rientrano nella vigilanza della BCE e nessuna sparkassen. Un vero e proprio territorio di nessuno in cui gli aiuti di stato più o meno mascherati, la fanno da padrona. D’altra parte le landensbanken sono partecipate ampiamente dai lander, l’equivalente delle nostre regioni per cui possiamo dire che sono direttamente sotto il controllo (e l’ombrello) pubblico.

Se questo poi non bastasse, in certi casi la commissione ue è di larghe vedute nel considerare “non” aiuti di stato interventi di salvataggio in terra tedesca, come nel caso della HSH Nordbank.

A questo dobbiamo aggiungere la mina vagante di Deutsche Bank, più volte definita dalla stampa economica come la “più seria minaccia all’economia globale”. E  non potrebbe essere altrimenti dato che ha in pancia derivati pari a 20 volte il pil tedesco. E non può certo dirsi una coincidenza che dopo l’ennesimo, pesante, allarme su Deutsche Bank, i “falchi” rigoristi germanici si siano subito scagliati contro le banche italiane e contro qualsiasi possibilità di salvataggio che non passi dalla troika (i cui scandalosi e fallimentari risultati sono sotto gli occhi di tutti, in Grecia) o dall’azzeramento dei risparmi dei cittadini italiani.

Ora siamo alla prova del nove: il premier non eletto può finalmente far vedere di essere un politico a dispetto di tutte le gaffes e le menzogne raccontate fino ad ora, intervenendo a sostegno del sistema bancario italiano attraverso la mano pubblica ed infischiandosene dei grugniti provenienti da Berlino e Bruxelles, oppure confermare l’idea di essere un mero burattino nelle mani delle oligarchie nordiche e far arrivare gli elicotteri della troika in Italia per spolpare quel poco che è rimasto di aziende e risparmi dei cittadini.

Noi speriamo nella prima soluzione, ma siamo quasi certi che assisteremo alla seconda, e questo significherà la fine del nostro paese e, soprattutto, dei suoi cittadini, mentre la Germania, dall’alto dei suoi intrallazzi, delle sue truffe (ricordatevi sempre lo scandalo Volkswagen), delle sue banche marce e putride, potrà brindare sul cadavere del più pericoloso concorrente per le sue aziende.

Luca Campolongo

Fonti

http://www.ilgiornale.it/news/economia/salvataggio-nascosto-delle-banche-tedesche-1076311.html

http://it.ibtimes.com/banche-e-aiuti-di-stato-perche-la-germania-e-piu-uguale-degli-altri-1427714#

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-01-05/salvare-banche-tedesche-e-costato-7percento-pil-080353.shtml?uuid=ACcIoK4B

http://formiche.net/2016/05/08/germania-banche-salvataggi/

http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/02/10/quanto-ci-e-costato-salvare-le-banche-tedesche/


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