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Max Parisi

ROYAL BANK OF SCOTLAND: ''O L'ITALIA VIOLA LE REGOLE UE SULLE BANCHE O LE LASCIA FALLIRE IN MASSA ALTRO NON C'E' DA FARE''

venerdì 1 luglio 2016

NEW YORK - Da almeno otto mesi, scrivono Edward Robinson, Sonia Sirletti e Tom Beardsworth su "Businessweek", un quesito riecheggia nelle stanze del potere di Roma, Bruxelles e Francoforte: "Come gestire la delicata situazione del settore bancario italiano?".

"Gravati da 360 miliardi di crediti deteriorati e dagli strascichi di una gravissima recessione economica cui e' seguita una ripresa anemica, gli istituti di credito italiani sono progressivamente scivolati verso lo stesso tipo di crisi cui altri paesi europei hanno fatto fronte anni fa".

"A differenza di allora, pero', - prosegue l'articolo di Businessweek - il governo italiano deve misurarsi con un quadro di norme e regolamenti comunitari assai piu' stringente e gravoso, che proibisce, tra le altre cose, interventi diretti dello Stato a sostegno delle banche. L'ultimo tentativo di Roma di invertire la tendenza - il fondo di garanzia Atlante, finanziato dalle stesa banche italiane e a dalla Casa depositi e prestiti per soccorrere gli istituti in maggiore difficolta' - non e' riuscito a convincere gli investitori".

"Di fronte all'ulteriore scossone impresso al settore bancario nazionale dal referendum sulla Brexit, il governo italiano ha avanzato una serie di ipotesi, inclusa quella di un intervento diretto dello Stato tramite l'emissione di debito pubblico per 40 miliardi di euro. Si tratta di una mossa disperata, da parte di un paese gravato da un enorme debito pubblico; ma anche dell'unica alternativa possibile al fallimento degli istituti di credito in difficolta', le cui perdite, in virtu' del bail-in approvato dai paesi europei, dovrebbero essere ripianate dai correntisti, da tutti gli obbligazionisti, e da tutti gli azionisti".

"La Germania, pero', ha gia' messo le mani avanti, ribadendo la propria opposizione a qualunque intervento esterno al perimetro dei regolamenti comunitari. Alcuni analisti, pero', ritengono che Bruxelles dovrebbe rassegnarsi a concedere un'eccezione. L'Ue deve isolare gli effetti dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea e assicurarsi che non si tramutino in una crisi sistemica - avverte Brunello Rosa, managing director di Roubini Global Economics, societa' di consulenza con sede a New York citato nell'articolo".

"Se non lo fara', lo scenario peggiore sarebbe l'aumento dell'incertezza a livelli intollerabili e la diffusione della frustrazione politica attraverso la Ue - sostiene Rosa -. Le gravi difficolta' del sistema bancario italiano pesano dunque come un'ipoteca non solo sull'immediato futuro del paese, ma anche e soprattutto su quello dell'intero progetto europeo".

"Ma autorizzare un intervento diretto dello Stato italiano a sostegno delle banche e' una decisione tutt'altro che semplice - come sottolineano gli autori dell'editoriale -. Un salvataggio bancario italiano evocherebbe i peggiori frangenti della crisi del 2008 e 2009, quando i governi su entrambe le sponde dell'Atlantico furono costretti a salvare i loro sistemi finanziari attingendo alle finanze pubbliche. Sarebbe anche un duro colpo ai tentativi dell'Ue di tutelare i contribuenti dalle sbandate del mondo finanziario".

"Di fronte alle obiezioni della cancelliera tedesca Merkel, il premier italiano Matteo Renzi pare aver fatto un passo indietro - afferma Businessweek -. Non abbiamo mai chiesto di cambiare le regole, ha puntualizzato. Anche Carlo Messina, l'ad di Intesa Sanpaolo, una delle banche meglio capitalizzate in Italia, e' contrario a qualunque forma di soccorso pubblico alle banche, come ha dichiarato in un intervista al quotidiano tedesco Boersen-Zeitung".

"Il governo italiano sta valutando il da farsi con la Commissione europea. Il presunto piano da 40 miliardi potrebbe assumere la forma di obbligazioni convertibili subordinate, o di un nuovo fondo Atlante pubblico "dal calibro di un bazooka", partecipato ancora una volta dalla Cdp.

Secondo Howard Davies, presidente di Royal Bank of Scotland Group Plc, "qualunque sia il piano studiato dal governo italiano, quasi certamente le banche italiane avranno bisogno di iniezioni di capitale da parte di qualche entita' di Stato. Quel che e' certo, conclude l'editoriale, e' che "quanto tentato sinora dall'Italia non ha funzionato. La soluzione ideale non esiste: si tratta di abbandonare alcune banche al loro destino, o di violare le regole europee recentemente approvate; in entrambi i casi, l'Italia pare giocarsi l'ultima possibilita' di evitare la crisi".

Nella serata di ieri, la Commissione europea ha concesso all'Italia di costituire un fondo di "garanzia" da 150 miliardi di euro che verrebbe usato solo in caso di "necessità" per garantire le obbligazioni emesse da banche in difficoltà di liquidità. Nel contempo, il bail in è stato sospeso fino al 31 dicembre 2016.

Si tratta, comunque, di un provvedimento estremo che non ha tranquillizzato i mercati finanziari dell'eurozona a tanto meno ha fatto risalire il valore delle azioni in Borsa. 


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