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Max Parisi

CAMERON ANNUNCIA LE DIMISSIONI, BORIS JOHNSON - LEADER DEI CONSERVATORI E DEL FRONTE DEL BREXIT - SI PREPARA A GOVERNARE

venerdì 24 giugno 2016

LONDRA - La reazione di David Cameron è stata immediata, dopo la vittoria del Brexit, a differenza della lentezza di altri governi sconfitti alle elezioni, come quello italiano domenica scorsa. Il primo ministro del Regno Unito, David Cameron, parlando all'esterno della residenza di Downing Street meno di due ore dopo la vittoria della Brexit nel referendum sull'appartenenza all'Unione Europea, ha annunciato le sue dimissioni, subito in primo piano sul quotidiano "The Guardian" e su tutta la stampa nazionale britannica.

"Sono stato assolutamente chiaro riguardo alla mia convinzione che la Gran Bretagna fosse piu' forte, piu' sicura e migliore all'interno dell'Unione Europa. E ho chiarito che il referendum riguardava solo questo, non il futuro di un singolo politico, incluso me stesso. Ma il popolo britannico ha deciso molto chiaramente di percorrere un'altra strada e per questo penso che abbia bisogno di una nuova leadership per seguire tale direzione", ha esordito Cameron.

"Faro' tutto il possibile per stabilizzare la nave nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Ma non penso che sarebbe giusto per me cercare di essere il capitano che guidera' il paese verso la prossima destinazione", ha aggiunto, sottolineando che la decisione non e' stata presa alla leggera. Cameron non ha indicato una tabella di marcia, ma, a suo avviso, il suo successore dovrebbe insediarsi entro l'inizio del congresso del Partito conservatore, a ottobre.

Il primo ministro dimissionario ha spiegato che il paese ha partecipato a una gigantesca prova di democrazia, di cui essere orgogliosi. Ha rassicurato i mercati e gli investitori sulla solidita' dell'economia e i connazionali residenti all'estero sul fatto che i cambiamenti non saranno immediati. Ha detto che coinvolgera' i governi di Scozia, Galles e Irlanda del Nord nella rinegoziazione.

Ha ringraziato tutti quelli che hanno partecipato alla campagna referendaria, in cui ha combattuto "con la testa e con il cuore", e si e' detto orgoglioso di cio' che ha fatto come premier, pensando di prendere decisioni importanti, non di schivarle. Ha concluso dichiarando di amare il suo paese, di esssere stato onorato nel servirlo e di essere convinto che trovera' il modo per sopravvivere al di fuori dell'Ue.

Mentre tramonta la premiership di Cameron, il principale partito di opposizione non festeggia, anzi piange. Il referendum sull'Ue conferma, infatti, la crisi profonda del Labour: nelle sue roccaforti elettorali, sottolinea il tabloid "Mirror", la classe operaia ha votato in massa per la Brexit, contro l'indicazione del partito. I risultati accrescono la pressione sul leader, Jeremy Corbyn, accusato di non essersi impegnato abbastanza nella campagna referendaria. Il cancelliere ombra dello Scacchiere, John McDonnell, ha ammesso che il voto esprime una diffusa disaffezione, non solo per il partito, ma per la politica in generale. L'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito, spera segretamente di poter contendere ai laboristi i loro collegi tradizionali. 

Ma il vero volto nuovo della politica britannica è certamente Boris Johnson, che date le dimissioni da sindaco di Londra e nella posizione di figura di spicco del partito Conservatore, è stato forse più addirittura di Nigel Farage  capo degli indipendentisti dell'Ukip il fautore della vittoria del Brexit. Johnson con altissima probabilità sarà il nuovo primo ministro britannico, dato che ai primi di ottobre i Tory a congresso decideranno non solo il nuovo leader ma soprattutto il nuovo capo del governo.

Sarà Johnson a concludere la fine della permanenza della Gran Bretagna nella Ue e l'inizio di uan vera nuova era del Regno Unito, dell'Europa e del mondo.

Redazione Milano


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