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Max Parisi

MARONI CHIAMA ALLA BATTAGLIA LA LEGA: O ROMA CEDE ENTRO IL 31 DICEMBRE O NOI DECIDEREMO DA SOLI.

Roberto Maroni, oggi, dal palco del raduno di Pontida: «Se serve, faremo la guerra a Roma e al governo: servirà ve lo assicuro. Perchè quando combattiamo, combattiamo fino in fondo. Hanno fatto il decreto per dare i soldi a quei comuni del sud che non li hanno. I nostri comuni i soldi li hanno. Ecco il grande inganno del governo che deve andare subito a casa». Parole forti, quelle del Governatore della Lombardia e Segretario Federale della Lega Nord per l'Indipendenza della Padania. Nel suo intervento, Maroni ha anche descritto il documento che ha firmato insieme a Zaia e Cota. Maroni: "I tre Presidenti di Regione si impegnano solennemente a rinegoziare con il Governo, entro il 31 dicembre 2013, il patto di stabilità interno, il fiscal compact e i livelli di pressione fiscale. Diamo tempo per trattare fino al 31 dicembre se poi non accadrà, noi ci mpegnamo a superare autonomamente i limti imposti da Roma".

Tutto bene, dunque? No.  La "Pontida" di questa fredda primavera 2013 rispecchia fin troppo poco lo stato di tensione interna alla Lega, la cui strategia politica affidata a Roberto Maroni certamente si è dimostrata vittoriosa in Lombardia, con l'elezione dello stesso Maroni a Presidente, ma in cambio ha provocato violente emorragie di voti sia in Veneto, sia in Piemonte, mentre la Lega Lombarda ha visto quasi dimezzati i propri voti. Il problema delle divisioni  interne - tuttavia - può essere superato sull'onda della prevedibile battaglia politica e non solo politica che gli annunci di Maroni dal palco lasciano intravedere. Battaglia campale contro il governo, qualsiasi governo arriverà, e contro la stessa macchina dello Stato. Maroni ha deciso di cacciare Equitalia, e fin qui passi. Ma ha detto chiaro e tondo che entro fine anno dovranno radicalmente cambiare i limiti del patto di stabilità che bloccano la spesa delle pubbliche amministrazioni del Nord, che sono virtuose e hanno soldi in cassa, per colpa delle pessime amministrazioni del Sud, quasi tutte in bancarotta. Questo, come è facile capire, non passerà con qualsivoglia negoziato romano. Passerà solo attraverso uno scontro frontale tra le Regioni che hanno firmato il patto di Pontida oggi, e lo Stato. Se poi si aggiunge il 75% delle tasse che dovranno rimanere nelle Regioni che oggi hanno stretto il patto d'azione, servirà qualcosa di simile a un'insurrezione. 

Ad ogni modo, è proprio la battaglia il cemento che tiene e ha sempre tenuto unita la Lega. E Maroni lo ha capito. Ora, resta da vedere quanto gli sarà possibile passare dal grido di battaglia alla battaglia vera ricompattando sì la Lega, ma rischiando di frantumare la maggioranza in seno al Parlamento della Lombardia. Il Pdl, i Fratelli d'Italia, insomma gli alleati che hanno fatto vincere Maroni, seguiranno il condottiero padano contro Roma? Basta aspettare. Il 31 dicembre non affatto lontano. Dopo l'intervento di Maroni oggi a Pontida, praticamente è domani mattina. 


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