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Max Parisi

LA STORIA DI UN ITALIANO DI NOME MARCO PANNELLA CHE HA CAMBIATO IL PAESE NONOSTANTE L'ARROGANZA DEL POTERE POLITICO

giovedì 19 maggio 2016

ROMA - Quando si parla di Radicali italiani, e' impossibile non associare immediatamente il nome a quello del suo storico leader, Marco Pannella. Abruzzese di Teramo, classe 1930 e un nome di battesimo che pochi conoscono, Giacinto, che pero' rinnego' ben presto, sin dai suoi primi anni di impegno politico nel Partito liberale italiano e come presidente dell'Unione goliardica italiana (l'Ugi in sigla) e dell'Unione nazionale universitaria rappresentativa italiana, meno divertente dell'Ugi ma altrettanto rilevante, all'epoca.

Erano gli inizi degli anni Cinquanta del secolo scorso e il giovanissimo Pannella operava gia' la prima scelta politica, seguendo Mario Pannunzio e il gruppo del settimanale "Il Mondo" nella formazione di un nuovo partito nato dalla costola della sinistra liberale del Pli. Figura dunque tra i fondatori del Partito Radicale dei Democratici e dei Liberali (nel 1955), di cui otto anni dopo divento' segretario (era il 1963), scegliendo una linea politica apertamente anticlericale e antimilitarista.

Non male, se pensate che a quei tempi si era in piena Guerra Fredda con il mondo diviso in blocchi militarmente armatissimi: Nato e Patto di Varsavia.

Ma la sua cifra non e' mai stata ingabbiata in nessuno dei vecchi schemi del Novecento, cosi' come dopo la fine della cosiddetta Prima Repubblica nessuno e' mai riuscito a portare Pannella e i radicali in un solo campo di gioco, che sia esso di centrodestra o di centrosinistra. Marco Pannella ha legato indissolubilmente il suo nome alle battaglie per il riconoscimento di dei diritti civili. Quelli che sono entrati a far parte della consuetudine di ogni cittadino italiano. Lo strumento di "lotta" preferito, oltre ai suoi famosissimi scioperi della fame e della sete, e' sempre stato quello dei referendum.

Come quelli storici sul divorzio (1974) e sull'aborto (1981), ma dalla fine degli anni Settanta fino alla meta' degli anni Ottanta, sono stati molti altri i quesiti presentati dai Radicali: sui reati di opinione, per l'abolizione dei tribunali militari, contro l'ergastolo e il porto d'armi, per la legalizzazione delle droghe leggere, contro il nucleare, a favore dell'abolizione della caccia e per la smilitarizzazione della Guardia di finanza.

Non tutti furono vinti, e molti divisero gli italiani anzichè unirli, ma molti altri entrarono di diritto nella storia del nostro Paese. A dispetto dell'enorme quantita' di battaglie condotte, Pannella varca le porte di Montecitorio solo nel 1976, a 46 anni, e fu rieletto per le quattro legislature consecutive, fino al 1992, quando scoppio' Tangentopoli, che spazzo' via la vecchia partitocrazia, senza che le inchieste del pool di Milano lambissero nemmeno una volta il Partito radicale.

Nella sua carriera Pannella ha avuto grandi sodalizi e bruschi addii. Il suo piu' longevo periodo di interregno e' stato quello con Emma Bonino, ma nel corso degli anni alla sua corte si sono formati leader e protagonisti della vita politica come Francesco Rutelli, Alfonso Pecoraro Scanio, Peppino Calderisi, Marco Taradash, Gaetano Quagliariello, Marcello Pera e molti altri. Troppi per citarli tutti.

Nel 1978 Pannella si schiero' con Bettino Craxi a favore della trattativa con le Brigate rosse per il rilascio del leader Dc, Aldo Moro, e nello stesso anno per poco il referendum sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti fu respinto, ottenendo comunque un importante 43,7% di consensi.

Pannella e' stato anche parlamentare europeo, nel 1979, 1984 e 1989. Nel 1989 trasforma il Partito radicale in Partito radicale transnazionale e rinuncia a correre alle competizioni elettorali con il proprio simbolo. Il 20 giugno 1995 il Prt riceve lo status di Organizzazione non governativa di primo livello all'interno dell'Ecosoc delle Nazioni Unite, diventa una delle 42 organizzazioni internazionali che, al pari della Croce Rossa o di Amnesty International, possono formulare proposte formali in sede Onu, direttamente al segretario generale. 

Unico vero rammarico rimane che nessun presidente della Repubblica, nell'ordine Cossiga, Scalfaro, Ciampi, Napolitano e Mattarella, abbia avuto l'idea di nominarlo sentore a vita. E dire che c'è diventato anche quel brutto arnese di Mario Monti.

Redazione Milano


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