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Max Parisi

CENTRO STUDI DI ''IMPRESA LAVORO'' METTE IN GUARDIA TUTTI I CORRENTISTI: L'INTERO SISTEMA BANCARIO E' A RISCHIO FALLIMENTO

mercoledì 11 maggio 2016

MILANO - Nella giornata in cui il Banco Popolare arriva a perdere il 12,5% in Borsa e la Banca Popolare di Milano l'8,7%, il Centro studi di Impresa Lavoro pubblica la propria analisi sulle banche italiane: ed è da panico.

"Duecentonove miliardi: a tanto ammonta il conto che la crisi del nostro sistema bancario ha presentato ai risparmiatori e agli investitori. Tre miliardi e 900 milioni e' il controvalore complessivo di titoli azionari e obbligazionari subordinati di Banca Marche, Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara e Carichieti, andati interamente in fumo nel weekend del 21-22 novembre 2015, in seguito ai provvedimenti di risoluzione emanati dal Governo e da Bankitalia per salvare la parte buona delle quattro banche dell'Italia centrale da anni in stato di crisi" - si legge nell'apertura della relazione d'analisi.

I calcoli sono precisi, documentati e incontrovertibili: il computo fornito dal Centro studi Impresa Lavoro e' stato realizzato sulla base dei dati contenuti negli ultimi bilanci pubblicati dalle banche cadute in liquidazione, nonche' degli ultimi aumenti di capitale e dei dati Reuters sui titoli obbligazionari colpiti.

"I soci delle quattro banche, oltre agli obbligazionisti subordinati, si sono visti infatti letteralmente azzerare il valore dei propri investimenti, senza per loro alcuna chance di recupero poiche' sulle nuove banche, che hanno raccolto la parte buona dei vecchi istituti, non possiedono alcun diritto, ne' patrimoniale ne' di voto". Concretamente, sono stati tutti tagliati fuori, abbandonati a loro stessi e alle loro terribili perdite che hanno distrutto i risparmi - anche di generazioni - dei correntisti letteralmente gettati sul lastrico senza alcuna colpa personale.

"Le quattro banche oggetto del salvataggio hanno bruciato circa 3,1 miliardi di valore in capitale azionario (di cui oltre 500 milioni raccolti - quasi tutti da piccoli risparmiatori - solamente tra il 2011 e il 2013) mentre a quasi 800 milioni corrisponde la perdita per le obbligazioni junior, ovvero subordinate rispetto alle piu' comuni ordinarie, anch'esse collocate per gran parte a piccoli risparmiatori - scrive Impresa Lavoro".

Ma questo è solo l'antipasto, per così dire. 

"Gli azionisti di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, poi, in forza del processo di riorganizzazione in atto con aumenti di capitale e IPO, hanno subito o stanno subendo perdite per complessivi 8,2 miliardi di euro. Tali valori sono stati stimati prendendo come riferimento i valori a cui sono state acquistate dagli investitori/risparmiatori le azioni di queste banche e confrontati con gli attuali valori, prossimi allo zero".

Altri otto miliardi e duecento milioni di euro di risparmi cancellati con un tratto di penna.

"Va ricordato, infatti, - prosegue la relazione di Impresa Lavoro - che Banca Popolare di Vicenza valeva al suo massimo 62,50 euro per azione mentre Veneto Banca toccò qualche anno fa quota 39,50 euro per azione posseduta, ora il valore si calcola in centesimi di euro".

Ora si arriva al punto centrale, lo stato delle principali banche italiane, ed è - ripetiamo - da panico.

"Molto piu' trasparente, ma anche molto piu' grave, il conto per le piu' grandi banche italiane quotate in Borsa. Il mercato azionario ha punito i loro investitori sin dai primi inizi della crisi finanziaria, ovvero dal 2007. Secondo i dati di Borsa Italiana - elaborati da Impresa Lavoro - il settore delle banche italiane risulta aver bruciato, rispetto al 2007, 197,6 miliardi di euro divisi tra diminuzione del valore di capitalizzazione con una perdita di 148,7 miliardi e aumenti di capitale effettuati e bruciati in Borsa dal 2008 ad oggi per 48,9 miliardi di euro".

"Le 17 banche quotate capitalizzavano in Borsa nel 2007 circa 230-240 miliardi di euro mentre oggi i valori di capitalizzazione si aggirano attorno agli 85 miliardi. Ma la vera spada di Damocle che incombe sulle banche italiane, sostanzialmente comune a tutto il circuito bancario nazionale - scrive Impresa Lavoro - e' ancora quella dell'elevato volume dei crediti deteriorati, problema ad oggi irrisolto, che corrisponde, secondo le recenti stime della European Banking Authority, addirittura a oltre il 17% del nostro Pil".

La percentuale è insostenibile. In Europa è al massimo un terzo di quella italiana, in alcune nazioni un quinto. Questo significa che le banche italiane sono tutte destinate al dissesto. Ed è ancor più insostenibile la mole effettiva dei crediti deteriorati, che supera i 360 miliardi di euro quando le banche italiane quotate in borsa hanno - tutte assieme - solo 85 miliardi di capitale! Questo è come dire che ogni euro di capitale delle banche, le stesse banche hanno più di 4 euro di perdite da coprire. Sono numeri da bancarotta. 

"Nella sostanziale impossibilita' di un aiuto pubblico in soccorso dei dissesti bancari, rimarcata dalle nuove regole del bail-in, una cosa e' certa: i piccoli risparmiatori dovranno necessariamente aumentare il proprio grado di consapevolezza e ricordarsi che in base alle nuove norme gli unici strumenti davvero tutelati contro il fallimento delle banche saranno i conti correnti e depositi e solo entro i 100mila euro per istituto, mentre gli altri titoli bancari come azioni e tutti i tipi di obbligazioni gia' oggi possono presentare un grado di rischio piu' alto di quanto inizialmente prospettato".

In sostanza, Impresa Lavoro sta mettendo in guadia tutti i correntisti italiani dal concreto pericolo di dissesto di tutte le banche italiane.

Redazione Milano. 


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