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Max Parisi

LA RIVISTA ''TIME'': IL TRATTATO DI LIBERO SCAMBIO USA-UE E' SEGRETO OBAMA NON VUOLE SIA RESO PUBBLICO PRIMA DELLA FIRMA

lunedì 2 maggio 2016

Obama ha più volte ripetuto che l'accordo di libero scambio trans-Atlantico noto come "Ttip" rendera' la vita piu' semplice alle aziende di entrambe le sponde dell'Oceano. Finora, scrive pero' Simon Shuster sul periodico "Time", il muro di segretezza eretto attorno ai dettagli dell'accordo non ha fatto che alimentare l'opposizione dei cittadini europei al progetto.

Domanda senza risposta: perchè i contenuti dell'accordo sono segreti?

Facciamo un passo indietro.

Lo scorso febbraio la parlamentare tedesca di sinistra Katja Kipping ha ottenuto il permesso di consultare il testo dell'accordo, ma si e' trovata vincolata da una serie di condizioni rigidissime: ha avuto a disposizione appena due ore per valutare il complesso documento legale lungo centinaia di pagine, ed ha potuto farlo soltanto presso una sala blindata presso il ministero dell'Economia tedesco, non prima d'aver consegnato la giacca e tutti gli apparecchi elettronici in suo possesso.

Una guardia l'ha sorvegliata per l'intera durata della consultazione, e la parlamentare non ha potuto divulgare nulla in merito ai contenuti del documento. "Spero non sia un crimine parlarne", ha detto Kipping in una recente intervista concessa al giornalista di "Time".

"Non mi hanno citato sanzioni precise, ma hanno detto che non avrei potuto parlare o scrivere nulla di quanto ho letto". E cosi', scrive Kipping, l'intervista si e' trasformata "in un gioco delle 20 domande, in cui Kipping poteva confermare soltanto quanto non aveva letto nel documento".

Eppure, la testimonianza della parlamentare tedesca e' quanto di piu' dettagliato il pubblico possa sapere in merito al vasto accordo commerciale negoziato da Stati Uniti e Unione Europea a partire dal 2013. Siamo a livello di "colpo di stato".

I promotori dell'accordo affermano che il Ttip sciogliera' i legacci che bloccano gli investimenti e gli affari delle rispettive aziende, con un potenziale beneficio economico nell'ordine di 200 miliardi di dollari. Durante la sua recente visita in Europa, Obama ha spronato i leader del Vecchio continente ad approvare l'accordo, cosi' da poterlo firmare prima della fine del suo mandato presidenziale. Per il cancelliere tedesco Angela Merkel e gli altri sostenitori dell'accordo, pero', e' praticamente impossibile fugare i dubbi e i sospetti in merito a un accordo i cui contenuti sono tenuti cosi' caparbiamente segreti.

Il ministro dell'Economia tedesco, Sigmar Gabirel, contesta con durezza la gestione di questo importante progetto. "Credo sia folle. Non si tratta solo degli americani, ma anche degli europei. Abbiamo chiesto se sia possibile pubblicare quanto concordato, e ci e' stato risposto di no dagli americani", ha spiegato il ministro, riferendosi a un suo recente incontro con il segretario del Commercio Usa, Penny Pritzker.

Quest'aura impenetrabile di segretezza ha creato un bizzarro dilemma: il progetto concepito da Obama per cementare le relazioni politico-economiche tra le due sponde dell'Atlantico sta producendo l'effetto opposto. Il Ttip e' ormai additato come un tentativo delle leadership politiche di minare la sovranita' popolare, i diritti dei lavoratori e gli standard ambientali e di qualita' dei prodotti. Che è la verità.

Altrimenti, per quale motivo tutti i cittadini europei non hanno il diritto di sapere l'esatto contenuto di un accordo commerciale che poi li riguarderà personalmente?

L'accordo e' riusco a unire in una causa comune la destra e la sinistra tedesche, che negli ultimi anni hanno raccolto solo in quel paese milioni di firme contrarie al progetto. Anche nel caso il governo Usa si decidesse a rendere noti i contenuti dell'accordo prima della fine del mandato di Obama, conclude Jipping, il danno sarebbe ormai gia' fatto: l'opposizione pubblica e' tale che gran parte dei legislatori europei decideranno di non ratificare il trattato, pena scontri politici e sociali inimmaginabili, a partire proprio dalla Germania.

Redazione Milano.


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