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Max Parisi

FINANCIAL TIMES TIRA SCHIAFFONI AL GOVERNO RENZI: COSI' LE BANCHE NON LE SALVA E LA NUOVA LEGGE SUI FALLIMENTI NON C'E'

mercoledì 13 aprile 2016

LONDRA - Mentre la Borsa di Milano brinda al piano di salvataggio delle banche italiane, perchè alla fine meglio un piano di nessun piano con lo spettro del default dell'intero sistema bancario nazionale, chi però ha guardato da vicino il progetto storce il naso.

"A due anni dall'insediamento, il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi - osserva l'editoriale di oggi non firmato del Financial Times, attribuibile quindi alla direzione del giornale - ha finalmente affrontato un problema che minaccia non solo il suo governo ma la stabilita' del sistema finanziario nazionale, mettendo a punto un piano per ricapitalizzare le banche piu' deboli".

Il che è un bene, direbbe il lettore. Ma le cose non stanno esattamente così: "Per prima cosa - scrive il Financial Times - i titoli bancari italiani hanno perso due terzi del loro valore dall'inizio di quest'anno. Gli investitori, infatti, si sono concentrati sullo scoraggiante mucchio di prestiti non performanti (marci -ndr) che gravano sui bilanci: sono un quinto rispetto al totale dei prestiti concessi e piu' o meno sono equivalenti  al 20% del prodotto interno lordo dell'Italia, il livello piu' alto tra i paesi del G7".

Dopo questa fulminante introduzione che fa luce su dati e situazioni delle banche italiane che all'opinione pubblica vengono costantemente celati e se non celati certamente sminuiti, in Italia, da tutti i mezzi d'informazione omai omologati al potere politico regnante, il Financial Times va al nocciolo della questione.

"Benche' si chiami Atlante, il fondo non sembra all'altezza del suo nome mitologico. Il piano prevede che un gruppo di banche, tra le quali UniCredit e Intesa Sanpaolo, contribuisca al finanziamento di uno strumento con una dotazione di  quattro-sei miliardi di euro concepito per sostenere gli aumenti di capitale di banche regionali sottocapitalizzate; il dieci per cento delle risorse arrivera' dalla Cassa depositi e prestiti".

"Il Fondo - prosegue FT - e' progettato per far fronte a due problemi: il primo e' ovviare al rifiuto degli azionisti privati di versare denaro in banche regionali inefficienti e indebitate; il secondo e' rientrare nelle regole europee. Si vuole evitare, inoltre, l'opzione dolorosa dell'estensione del bail-in agli obbligazionisti, che potrebbero includere anche investitori al dettaglio".

"Atlante potrebbe rivelarsi utile nella ricapitalizzazione della Banca Popolare di Vicenza, ma non e' chiaro se possa fare molto di piu', sia perche' la sua dotazione e' limitata, sia perche' la distribuzione e' illogica: trae risorse da banche forti e ben gestite per darle a quelle piccole e inefficienti. Senza un cambiamento di gestione e di strategia delle banche regionali, c'e' il rischio di un indebolimento del sistema nel suo complesso".

"La risposta di Renzi a questi dubbi - conclude il Financial Times - e' che il fondo e' solo una parte della soluzione: l'altra e' la riforma delle procedure di bancarotta, in linea con le norme europee. Una riforma giudiziaria sarebbe la benvenuta, ma la storia recente dell'Italia non fa ben sperare in un rapido cambiamento". Quindi, un "Atlante" dalle spalle finanziarie troppo strette per sorreggere l'immane peso dei crediti marci delle banche italiane, e una nuova legge sulle procedure fallimentari che ancora non c'è, e che ben difficilmente arriverà in tempo.

Ma la Borsa di Milano continua a brindare. Anche sul Titanc lo fecero, fino alla fine.

Redazione Milano.


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