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Max Parisi

IL CASO CARIFE / RICHIESTA AL TAR DI ANNULLARE IL DECRETO SALVA BANCHE, SENTENZA IL 18 APRILE (PREPARATIVI DI TERREMOTO)

lunedì 4 aprile 2016

"Annullate il Salvabanche per la Carife": e' questa la richiesta della Fondazione Carife presentata negli atti giudiziari del ricorso contro il decreto Salvabanche del 22 novembre 2015 che ha messo in risoluzione, azzerandone obbligazioni subordinate e azioni, Carife, Etruria, Carichieti e Banca Marche.

La richiesta e' negli atti giudiziari presentati al Tar del Lazio che dovra' decidere, nel merito tra pochi giorni, il 18 aprile prossimo. Al centro degli atti presentati da Fondazione Carife c'e' una lettera di Bankitalia al Fondo interbancario, documento che e' stato citato, in modo sfumato da Riccardo Maiarelli, presidente di Fondazione Carife, all'incontro di domenica a Ferrara con un migliaio di risparmiatori e che - come spiega oggi il sito web della Nuova Ferrara - potrebbe essere il punto di svolta nella vicenda giudiziaria, perche' "prova" inoppugnabile per annullare il decreto che ha messo in risoluzione e liquidazione la Carife.

Annullamento che - se fosse deciso dal Tar del Lazio - provocherebbe un vero terremoto nel sistema bancario italiano, mettendo concretamente in dubbio la stessa esistenza del meccanismo del bail in.

Come aveva riferito Maiarelli, il documento conferma che "il caso Carife e' differente dagli altri (le altre banche interessate dal decreto salva-banche) per varie ragioni".

La prima ragione - espressa nel ricorso al Tar - e' che oltre la soluzione del Salvabanche (il Governo sostiene vi fosse solo questa), era in corso da tempo quella dell'intervento del Fondo Interbancario che dialogando con Bankitalia, diceva di avere 300 milioni in cassa per salvare Carife, con una azione che era stata deliberata dall'ultima assemblea, quella del 30 luglio 2015 e che avrebbe salvato, pur con sacrifici per azionisti e risparmiatori la Carife, ma non l'avrebbe messa in insolvenza come accaduto oggi dopo il decreto.

Il Fondo chiedeva lumi su cosa e come fare l'intervento su Carife e pertanto agli atti vi e' la corrispondenza tra Fondo e Bankitalia, citata copiosamente nel fascicolo in discussione al Tar del Lazio.

La Fondazione Carife chiede di annullare il decreto Salvabanche per "sopravvenuto difetto di presupposto", perche', mentre il Governo decideva di salvare-cancellare la banca cittadina, Bankitalia aveva gia' avviato la procedura per accogliere la richiesta del Fondo interbancario e lo aveva rassicurato.

Bankitalia scriveva al Fondo, nell'ottobre 2015: "Si comunica che questo istituto ha avviato il procedimento in oggetto a decorrere dalla data odierna: il termine di conclusione e' pari a 60 giorni lavorativi decorrenti dal 22 ottobre 2015. Entro il suddetto termine la Banca Centrale Europea adotta una decisione su proposta di Banca Italia e in mancanza di espresso rigetto entro lo stesso termine, l'istanza e' da intendersi accolta".

La Bce, dunque, avrebbe dovuto pronunciarsi entro il 22 dicembre 2015, non lo ha fatto e allora col principio del silenzio assenso l'intervento del Fondo Interbancario - di fatto - e' stato accolto.

Dunque su "tutti gli atti conseguenti e attuativi adottati si chiede la decadenza a catena", propone la Fondazione e gli atti sono quelli del decreto Salvabanche del 22 novembre 2015 che avrebbe dovuto tenere conto del procedimento in corso del Fondo.

Il Governo, pertanto, non avrebbe potuto ne' dovuto intervenire, per Carife perche' gia' un'altra soluzione era avviata con la garanzia di Bankitalia. O almeno, nell'altra ipotesi, la soluzione in corso del Fondo, si sarebbe dovuta stoppare e annullare.

L'udienza del prossimo 18 aprile e' dunque importante se non fondamentale per il futuro di Carife: i giudici del Tar dovranno esprimere un giudizio subito, nel merito, poiche' alla precedente udienza di marzo ritennero di non dover decidere sulla sospensiva richiesta ma vista l'importanza della questione, ritennero di andare direttamente al merito, rinviato appunto ad aprile.

Non e' questione di poco. Perche' riporterebbe tutto se accolta, al 30 luglio dello scorso anno con le azioni a 0.27 centesimi e i warrant dati in garanzia agli azionisti. Lo stesso Maiarelli alla platea di domenica al Comunale lo ha detto in modo netto: "Quell'intervento (il Salvabanche, ndr) e' stato adottato in modo assolutamente improprio".

Redazione Milano. 


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