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Max Parisi

STRAORDINARIO REPORTAGE DI GUERRA (ALL'ISIS) DEL WASHINGTON POST: ''JIHADISTI ORMAI RINUNCIANO A COMBATTERE E FUGGONO''

venerdì 25 marzo 2016

Il Washington Post, uno dei più autorevoli quotidiani americani, pubblica un lungo e documentatissimo articolo sulla guerra all'Isis in Siria e Iraq. Buona lettura.

"Mentre gli attentati a Bruxelles scuotono l'Europa, il sedicente Stato islamico subisce sconfitte militari impressionanti e perde molto terreno nel suo 'califfato', tra Iraq e Siria.

Ieri l'esercito siriano, con il supporto dei jet russi, è arrivato alle porte della città storica di Palmira, da un anno in mano all'Isis, e questa mattina ha liberato la città.

In Iraq l'esercito, con il contributo dei jet degli Usa, ha riconquistato villaggi nel nord dai quali l'organizzazione minacciava una importante base americana. Sono almeno nove mesi che l'Is non ottiene vittorie importanti sul terreno. Solo pesanti sconfitte.

Secondo fonti di intelligence sia americane che russe, i suoi leader vengono uccisi al ritmo di uno ogni tre giorni, mentre già all'inizio dell'anno si calcolava che ha perso il 40% del territorio che controllava nel 2014.

Attaccati su più fronti, spesso i jihadisti rinunciano anche a combattere e scelgono la fuga. "Non combattono - ha confermato il generale Abdul-Ghani al-Assadi, comandante delle forze irachene antiterrorismo, che guida l'operazione per la riconquista di Hit, nella provincia dell'Anbar - Si limitano a usare autobomba e poi scappano. Quando li circondiamo, si arrendono o si infiltrano tra i civili. Sono scossi. Ascoltiamo le loro comunicazioni. I loro leader li incitano a combattere, ma loro replicano che è una causa persa, si rifiutano di obbedire agli ordini". 

In realtà il territorio controllato dall'Is è ancora vasto e gli attentati in Belgio, Francia e Turchia dimostrano quanto sia riuscito a penetrare anche nel territorio europeo. Ma secondo gli Stati Uniti, i recenti attentati sono proprio una risposta all'offensiva che subiscono nel loro territorio.

"Più il tempo passa - ha spiegato il colonnello Steve Warren, portavoce militare degli Usa a Baghdad - più il nostro sistema matura e diventiamo più efficaci. Stiamo migliorando nel localizzarli. Ogni volta che cercano di spostarsi, li individuiamo e li eliminiamo. Non vincono battaglie da molto tempo e sono in difficoltà perché stiamo colpendo i loro leader".

Anche i raid russi contribuiscono notevolmente a mettere in ginocchio l'Is, come è successo a Palmira e come sta succedendo a Bab, un'altra roccaforte dei jihadisti a est di Aleppo. Anche nella zona di Raqqa, 'capitale' del califfato, l'esercito siiano sta avanzando con il supporto di Mosca e gli Usa non escludono che possa entrare nella città ancor prima di loro. 

Sul terreno, è determinate anche il ruolo dei curdi del Pyd, che il mese scorso hanno riconquistato Shadadi, nel nord, e un vasto territorio circostante. Qui un raid degli Usa ha ucciso Omar al-Shishani, uno dei principali capi militari e leader dell'Is.

L'operazione di Shadadi, secondo fonti Usa, doveva durare settimane e invece si è conclusa in pochi giorni, sono i pochi miliziani dell'isis sopravvissuti sono fuggiti.

Sul fronte iracheno, un esercito rinvigorito dopo la debacle dello scorso anno ha annunciato il lancio dell'operazione per riconquistare Mosul, avanza verso la città di Hit, nella provincia dell'Anbar, e ha riconquistato oltre 25 miglia di territorio nei suoi dintorni.

Ma in entrambi i paesi, i successi militari non corrispondono a una semplificazione del quadro politico. I negoziati di pace per la Siria arrancano, nel paese curdi e arabi si scontrano sulla gestione delle città liberate dall'Is. E anche in Iraq, a Mosul, le milizie sciite rivendicano un ruolo nella gestione della città, osteggiate dai curdi e dagli Usa. "Potremmo liberare Mosul domani - ha affermato Michael Knights, del Washington Institute for Near East Policy - ma se lo facessimo ci ritroveremmo in mano un vero caos".

Tuttavia, se non saranno gli americani, saranno le milizie sciite composte da moltissimi volontari, soldati molto preparati al combattimento, provenienti dall'Iran a conquistare Mosul e fare piazza pulita.

Il califfato nero dell'isis ha il destino segnato. Non arriverà a vedere il 2017".

Redazione Milano

Link in lingua inglese: https://www.washingtonpost.com/world/middle_east/in-syria-and-iraq-the-islamic-state-is-in-retreat-on-multiple-fronts/2016/03/24/a0e33774-f101-11e5-a2a3-d4e9697917d1_story.html?hpid=hp_hp-top-table-main_islamic-state-1245pm%3Ahomepage%2Fstory


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