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Max Parisi

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / LA BCE HA FALLITO, LA DEFLAZIONE GALOPPA, BANCHE E ASSICURAZIONI TREMANO: SOLO CONTANTI!

martedì 15 marzo 2016

Tanto tuonò che non piovve, così potrebbe essere riassunta la mossa di Draghi di aumentare il quantitative easing da 60 ad 80 miliardi e di aumentare il tasso negativo sui depositi di liquidità delle banche presso la BCE.

Errare è umano, perseverare però è diabolico: dopo un anno di QE, non solo l’inflazione non è tornata a salire, ma la maggior parte dell’eurozona è preda della deflazione, ovvero del nemico numero uno della crescita e dello sviluppo.

C’è chi, in questa mossa, ha visto uno schiaffo di Draghi ai tedeschi che volevano, al contrario, l’aumento dei tassi d’interesse e, magari, la fine del QE per poter mandare in crisi sistemica paesi come l’Italia e depredare a poco prezzo quel po’ di aziende sopravvissute alle manovre distruttive dei loro fedeli servitori Monti – Letta – Renzi (nulla di nuovo sotto il sole: è esattamente quello che hanno fatto ai tempi della riunificazione con le industrie della Germania dell’Est, che erano tutt’altro che decotte).

In realtà si tratta della mossa della disperazione di chi non sa più cosa fare per evitare di staccare la spina ad un paziente ormai clinicamente morto come l’euro.

Parliamoci chiaro: dopo un anno di QE, se il problema fosse stato la liquidità e non invece le predatorie politiche economiche imposte dalla Germania all’eurozona per proprio ed esclusivo tornaconto, l’inflazione sarebbe tornata a salire e con essa un timido sviluppo che invece non si vede minimamente.

Il QE serve solo a dare ossigeno a banche e stati che, permanendo la moneta unica, sono destinati a saltar per aria: in primis l’italico stivale il cui debito pubblico, nonostante le fanfaronate del premier non eletto, continua a salire.

Il problema è che i tassi negativi creano problemi a diversi attori economici: in primis assicurazioni e fondi pensione. Le prime hanno in pancia diverse polizze con rendimenti minimi garantiti oscillanti tra il 2 ed il 4%, lontanissimi da quelli attuali. Essendo rendimenti garantiti, o le compagnie riescono ad ottenerli dai mercati, o devono metterli di tasca propria attingendo alle riserve. Questo significa minarne la solidità e la sopravvivenza a medio-lungo termine.

Analogo discorso per i fondi pensione: se i capitali investiti non producono rendimento, sarà difficile garantire le disponibilità per pagare le pensioni future, a meno di non andare a prendere titoli ad alto (si fa per dire, oggi) rendimento, ma altrettanto elevato rischio. Un po’ come i derivati tossici di Deutsche Bank, che rendono poco più del 4%, ma hanno una pericolosità tendente all’infinito.

Toh, da qualsiasi parte si guardi la situazione, emerge che un solo stato (e le relative imprese) trae vantaggio dall’euro e dalla ue e tutti gli altri ci rimettono.

Non sarebbe forse il caso di battere i pugni sul tavolo dell'Europa e ridurre la Germania al ruolo che le compete, ovvero quello di popolo di pastori, così come una parte delle potenze vincitrici volevano dopo la seconda guerra mondiale, consapevoli che se appena fosse stato dato possibilità a quel popolo macchiatosi di orrendi crimini contro l’umanità di rialzare anche solo di un po’ la testa, la storia si sarebbe ripetuta in modo drammatico?

Si scelse di essere magnanimi con un popolo che non lo meritava allora come non lo merita ora, e ci ritroviamo nuovamente con un’Europa devastata dall’arroganza tedesca.

Detto questo, cosa si può fare per cercare di mettere al sicuro i propri risparmi, alla luce del fatto che le sofferenze bancarie in Italia sono in ulteriore aumento, così come il buco di bilancio dello stato?

L’unica via è quella di restare il più liquidi possibile e tenere i propri risparmi lontano dalle banche, perché la resa dei conti è inevitabile, così come lo fu per la grande depressione del 1929 e come sempre in questi casi, l’esito non sarà indolore: all’ora ci fu la seconda guerra mondiale, oggi potrebbe essere il crollo sistemico del tessuto economico europeo. Più l’euro sopravvive, maggiore saranno i danni.

Non è più tempo di attendere la Provvidenza, va dato un chiaro segnale che la situazione non è più sostenibile. In che modo? Facendo quello che hanno fatto gli altri popoli europei che hanno potuto esprimersi democraticamente: bocciando sonoramente qualsiasi movimento che dica “serve più europa” o “senza l’euro sarebbe il disastro”. Il disastro è qui ed ora, e si chiama euro e Ue. Gettiamoli entrambi, prima che sia troppo tardi, assieme ai loro sostenitori.

Luca Campolongo

Fonti:

http://intermarketandmore.finanza.com/italia-e-il-debito-pubblico-torna-a-salire-76260.html

http://scenarieconomici.it/ex-governatore-bank-of-england-leuro-deve-morire-rapidamente/

http://www.adnkronos.com/soldi/finanza/2016/02/16/abi-sofferenze-bancarie-nette-aumentano-mld_n7gaOhra5jhk7U7UXBPs8L.html

Vladimiro Giacchè, “Anschluss, l’unificazione della Germania ed il futuro dell’Europa”, 2013, Imprimatur

 


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