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Max Parisi

GRECIA: STALLO CON LA TROIKA CHE VUOLE TAGLI ALLE PENSIONI E MACELLERIA SOCIALE, CAOS NEL PAESE TRA MIGRATI E BARRICATE

venerdì 4 marzo 2016

ATENE - Mentre non si fa altro che parlare di Brexit, la Grecia precipita sempre di più nel caos che la sta spingendo velocemente al Grexit. I rappresentanti dei creditori internazionali della Grecia dovrebbero tornare ad Atene la prossima settimane per riprendere i negoziati con il governo, interrotti un mese fa da un muro contro muro su nuovi tagli alle pensioni che la Troika vorrebbe imporre al popolo greco.

E' quanto riferisce il quotidiano locale "Kathimerini". Secondo le fonti, i principali rappresentanti del Fondo monetario internazionale (Fmi), Commissione europea, Banca centrale europea (Bce) e Meccanismo europeo di stabilita' (Mes) torneranno in Grecia dopo la riunione dell'Eurogruppo di lunedi', (forse gia' martedi'), anche se nessuno ha fornito ulteriori dettagli sulla data.

I creditori non hanno ancora trovato un accordo su una posizione comune nei confronti del governo greco. Il Fmi insiste per una linea dura - delineata il mese scorso dal suo capo europeo Poul Thomsen - chiedendo nuove misure dal valore di 7,5-9 miliardi di euro entro il 2018 insieme al taglio alle pensioni. Allo stesso tempo, la zona euro, tra cui Berlino, sta inviando segnali che suggeriscono invece una maggiore flessibilita' nel modo in cui verra' attuata la revisione della sicurezza sociale, fermo restando che Schaeuble ha dichiarato: "Non si crei un fraintendimento sul fatto che la Grecia stia usando la crisi dei profughi per non rispettare gli impegni che abbiamo tutti assunto per il superamento della crisi dell'Eurozona". Una disgustosa precisazione, questa di Schaeuble, che non ha mancato di alzare ulteriormente il muro di disprezzo tra la Grecia e la Germania.

l Fmi ha insistito ieri, attraverso il portavoce Gerry Rice, sui 9 miliardi di euro di misure richieste entro il 2018, aggiungendo che "il Fmi non sta chiedendo eventuali misure aggiuntive a quelle concordate in estate". Rice ha anche osservato che "le riforme necessarie sarebbero meno impegnative se ci fosse piu' riduzione del debito". Tuttavia ha messo in chiaro che il Fmi non prendera' parte a questo dibattito, che dovrebbe aver luogo tra le autorita' greche e quelle della zona euro.

Ieri intanto il ministro delle Finanze greco, Euclide Tsakalotos, parlando in parlamento ha fortemente criticato il Fmi per la posizione dura espressa verso la Grecia, con la richiesta di ulteriori misure di austerita'. D'altra parte "le nostre posizioni sono molto vicine" con quelle del Mes, Bce e la Commissione europea mentre le differenze esistenti rientrano nel quadro dei negoziati e potranno essere discusse, ha detto Tsakalotos. Discusse sta per rifiutate.

Il ministro greco ha espresso "forte preoccupazione" per il fatto che "le istituzioni internazionali sono venute in Grecia i primi di febbraio e da allora e' passato un mese". Tsakalotos ha detto che e' difficile comprendere il motivo per cui il Fmi ha chiesto piu' misure rispetto a quelle concordate la scorsa estate, in considerazione del fatto che non c'e' un economista che suggerisca che le nostre performance siano peggiori del previsto", ha continuato.

Infine il ministro delle Finanze ha ribadito che la Grecia non puo' accettare le richieste da parte del Fmi di tagliare ulteriormente le pensioni per raggiungere l'obiettivo di avanzo primario in due anni. Il ministro ha detto che "il Fmi pensa che le cifre non tornano per raggiungere (un avanzo primario) del 3,5 per cento del Pil nel 2018 e sostiene che, visto che abbiamo tagliato su tutto il resto, perche' non farlo anche per le pensioni", ha dichiarato Tsakalotos in parlamento. Tuttavia, il taglio delle pensioni non è richiesto solo dall'Fmi, ma da tutta la Troika, ovvero anche dalla Bce e alla Ue.

"Le pensioni in Grecia sono state tagliate 11 volte da quando il Paese ha firmato il suo primo piano di salvataggio nel 2010 e Atene non puo' abbassare ulteriormente", ha sottolineato Tsakalotos.

Inoltre ieri il ministro del Lavoro, George Katrougalos, ha dichiarato che "la votazione sul disegno di legge per la riforma delle pensioni e' stato notevolmente ritardato a causa della posizione del Fmi e per le sue richieste irragionevoli". La trattativa con i creditori e' stata ed e' difficile, ha ribadito Katrougalos, ma potrebbe essere raggiunto un accordo, se non fosse per la posizione dell'Fmi. Lunedi' 7 marzo inoltre il programma di aggiustamento economico della Grecia sara' uno dei temi al centro della riunione dell'Eurogruppo di Bruxelles.

Durante l'incontro, i ministri dell'Economia dell'eurozona avranno uno scambio di opinioni sulle riforme necessarie - da imporre alla Grecia -  per portare a termine la prima revisione del programma. Tra queste ci sono la riforma del sistema pensionistico con il taglio delle pensioni al lavoratori agricoli, le privatizzazioni e il problema delle sofferenze bancarie, una bomba innescata pronta ad esplodere. Non e' prevista, invece, una discussione sull'ipotesi di un alleggerimento, o quantomeno di un rallentamento del programma di riforme a causa degli alti costi della crisi dei rifugiati, inchinati quindi al volere di Schaeuble. 

Questo quadro a dir poco desolante si sovrappone a una situazione sociale caotica, dove regna l'aperta ribellione popolare contro il diktat della Troika. Continuano i posti di blocco dei contadini sulle strade, i sindacati sono mobilitati 24 ore su 24 in attesa del ritorno della Troika ad Atene per accoglierla "come si merita", tutte le categorie economiche, inclusi i notai e i direttori di banca, annunciano scioperi a catena. E' impensabile che il governo Tsipras sia in grado di applicare la macelleria sociale che la Ue, la Bce e l'Fmi vorrebbero facesse.

Ecco perchè il Grexit è l'unica via davanti alla Grecia. Anche se nessno in Europa - e figuriamci in Italia - lo scrive.

Redazione Milano

 


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