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Max Parisi

DONALD TRUMP VISTO DA VICINO / IL SUO RITRATTO SCRITTO DAL WALL STREET JOURNAL E DAL WASHINGTON POST (DA LEGGERE)

giovedì 3 marzo 2016

WASHINGTON - Quello che all'inizio sembrò a molti un candidato allo sbaraglio, un miliardario in vena di buttare dalla finestra decine di milioni di dollari in pubblicità elettorale, insomma uno sconfitto in partenza, oggi è l'avverario da battere, dentro e fuori il Partito Repubblicano. Sì, parliamo di lui, di Donald Trump.

Passato il Super Tuesday, la principale tappa elettorale delle primarie statunitensi, "Washington non ha ancora capito davvero la potenza del messaggio di Donald Trump", che ha vinto sette degli undici Stati in palio. "Le élite si lamentano di Trump ai cocktail party e si consolano etichettando come ignoranti i suoi sostenitori. E mentre il partito repubblicano sprofonda in una guerra civile, Trump continua ad allargare la base del suo sostegno".

A scriverlo è il Washington Post, che analizza la situazione nel Grand Old Party dopo l'importante affermazione del miliardario newyorkese. "Molti lettori sarebbero stupiti nell'apprendere i nomi di alcune delle persone che sostengono in segreto Trump, ma che non lo ammettono pubblicamente. Tra i suoi sostenitori non ci sono soltanto conservatori irriducibili ed evangelici timorati di Dio, ma anche professionisti che si sono formati nelle più esclusive università statunitensi" scrive il Washington Post.

"Alcuni sanno che Trump non è un vero conservatore, ma fingono di non vedere. Altre persone, a cui piace definirsi moderate, ammirano la sua duttilità come imprenditore". "Più le élite del partito repubblicano sono in allarme, più queste persone si convincono che Trump possa essere il cambiamento necessario per distruggere Washington" fa notare il quotidiano, secondo cui non bisogna dimenticare che la maggior parte degli attivisti del partito considera i politici e gli opinionisti di Washington come parte dei problemi degli Stati Uniti.

Chip Saltsman, che ha lavorato per la campagna elettorale di Mike Huckabee, ex candidato alle presidenziali, ha spiegato che la forza di Trump in Stati come il Tennessee è dovuta al fatto che i suoi sostenitori sono sparsi in modo omogeneo in tutto lo Stato, e non solo in aree rurali, dove sono concentrati gli elettori di Ted Cruz, o nelle periferie urbane, dove ci sono molti sostenitori di Marco Rubio. "Trump non ha una base naturale e quindi non c'è nessun'area in cui non possa vincere: è davvero incredibile" ha detto Saltsman. "Trump - scrive il Washington Post - non è un candidato regionale", come dimostrato dal voto di martedì.

Fin qua, il ritratto scritto da uno dei più importanti quotidiani di area democratica degli Stati Uniti. Ora vediamo il versante opposto.

Anche il Wall Street Journal ha provato a comprendere chi compagna l'elettore medio di Trump. A prescindere dai tratti peculiari, quello che è emerso dalla sua analisi è che gli elettori del miliardario sono una formazione nuova, che si inserisce tra i due sottogruppi tradizionali in cui si sono generalmente concentrate le preferenze dei votanti alle primarie repubblicane: il blocco centrista, vicino all'establishment, e l'ala conservatrice.

Lo chiariscono i sondaggi nazionali finali prima dell'inizio delle primarie: nel 2008 e nel 2012, il 51% era per i candidati conservatori, il 34% per l'establishment, il 15% per altri; quest'anno, il 33% per i conservatori, il 29% per l'establishment, il 5% per altri e il 29% per Trump. Secondo un sondaggio della Cnn del primo marzo, Trump ha il sostegno del 49% dei repubblicani a livello nazionale e i suoi sostenitori sono più motivati rispetto ai suoi detrattori: 8 tra i 10 elettori che lo sostengono sono più entusiasti per le elezioni presidenziali di quest'anno, rispetto alle precedenti.

"Dopo aver pensato per mesi che bloccare Trump non fosse un suo problema, la classe dirigente ora è nel panico". I risultati di martedì hanno dimostrato quanto sia difficile, ora, fermare la sua corsa verso la nomination repubblicana. Il 15 marzo è un giorno cruciale: se Trump dovesse vincere in Florida e Ohio, non ci sarebbero speranze per i suoi rivali. A quel punto, alla convention di Cleveland il partito non potrebbe più ignorare la volontà della sua base. Insomma, l'uomo nuovo della politica americana si chiama Donald Trump. E le probabilità che diventi presidente degli Stati Uniti crescono ogni giorno che passa.

Redazione Milano


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