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Max Parisi

LE MONDE: ''L'OCCIDENTE PER LA LIBIA E HA SCELTO LA STRADA DELLA GUERRA SEGRETA'' (DI GRAN BRETAGNA USA FRANCIA E ITALIA)

mercoledì 2 marzo 2016

PARIGI - L'Occidente e' a corto di idee, impotente: in Libia niente va come previsto, tutti i bei piani elaborati svaniscono come un pugno di sabbia tra le dita; e' questo l'incipit sconfortante con cui il quotidiano francese "Le Monde" abbozza una analisi della situazione nel paese nordafricano.

E dire che fu proprio la Francia a fomentare l'attacco militare al regime di Gheddafi, antidemocratico fin quanto si vuole, ma certamente migliore della catastrofe generale provocata dal suo abbattimento, voluto prima di tutto dall'allora presidente Sarkozy.

Svanite le liriche illusioni - tutte basate sull'idea retrostante di avere arraffato il bottino petrolifero libico, ovviamente - suscitate dalla caduta di Gheddafi nel 2011, scrive il corrispondente da Tunisi Frèdèric Bobin, a nulla finora è valsa neppure la minaccia rappresentata dallo Stato islamico che si e' intrufolato nelle brecce aperte dalla guerra civile scoppiata nell'estate del 2014.

Ora persino i pretesi "costruttori di pace", le fazioni antagoniste che il 17 dicembre scorso hanno firmato a Skhirat in Marocco un accordo politico, applaudito come un grande successo dal ministro degli Esteri italiano Gentiloni, si sbranano in seno al governo cosiddetto di "unita' nazionale" che avrebbe dovuto incarnare invece la loro riconciliazione, esacerbando le contraddizioni dei libici anzichè superarle.

Per le Nazioni Unite, intervenute pesantemente per forzare la nascita di questo governo, lo stallo e' una stridente sconfessione del piano che prevedeva di fornire una base legale riconosciuta e credibile ad una campagna militare contro l'Isis condotta da forze libiche con il massiccio appoggio delle potenze occidentali.

Ora, per aggirare l'ostacolo politico, l'Occidente sembra aver scelto la strada di una "guerra segreta" contro i jihadisti: anche la Francia vi sta prendendo parte, con raid aerei non rivendicati e con la presenza sul terreno di forze speciali in appoggio alle milizie locali che combattono l'Isis, lo stesso stanno facendo la Gran Bretagna e gli Usa assieme all'Italia.

Insomma, in Libia sono gia' in corso delle "operazioni clandestine" scrive oggi Le Monde. Ma e' proprio qui che la trappola della Libia rischia di chiudersi sull'Occidente, avverte il quotidiano della sinistra socialista francese: in uno scenario di frammentazione politica, tribale ed ideologica, un intervento militare senza attendere di aver rivitalizzato delle strutture statali e nazionali condivise da tutti i libici rischia di essere strumentalizzato dalle fazioni locali e dunque di approfondire, invece che di attenuare, lo sbriciolamento che fa il gioco dell'Isis.

Le Monde, però, sorvola su una domanda che viceversa va posta: cosa accadrebbe se l'Isis prendesse il potere in tutta la Libia? L'obbiettivo dell'Isis non è solamente di conquistarla, è di usare la Libia per sferrare un attacco militare all'Europa, non più solo portato con vigliacche azioni stragiste come a Parigi in novembre dell'anno scorso.

D'altra parte, come ha più volte detto Vladimir Putin, la guerra contro l'Isis è come la guerra contro Hitler: va condotta con ogni mezzo e fino alla sua completa distruzione. Se serve una guerra segreta, guerra segreta sia.

Redazione Milano


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