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Max Parisi

VENERDI' ELEZIONI POLITICHE IN IRLANDA: LA SINISTRA CROLLERA' E SI PROFILA LA VITTORIA DEL FRONTE ''NO AUSTERITY, NO UE''

mercoledì 24 febbraio 2016

DUBLINO - Un altro terremoto elettorale potrebbe aggiungere crepe - a questo punto decisive - al palazzo già pericolante della Ue. Gli irlandesi sono chiamati alle urne venerdì prossimo per rinnovare il Parlamento. L'esito del voto appare particolarmente incerto, con il partito di centro-destra, Fine Gael, al governo assieme ai laburisti in una "grande coalizione" stile Germania, dato sì in vantaggio, ma senza la maggioranza sufficiente per formare un governo.

"Si tratterà chiaramente di un voto contro l'austerità e uno dei più imprevedibili degli ultimi decenni in Irlanda", ha detto alla France presse Jon Tonge, professore di scienze politiche dell'Università di Liverpool e autorevole analista delle vicende politiche irlandesi. "E questo voto contro l'austerità sarà per conseguenza un voto contro l'Unione europea, che ha imposto all'Irlanda questa insopportabile condizione" ha detto il professore.

Se il Paese che conta 4,6 milioni di abitanti è tornato a crescere, registrando un tasso del 7% nei primi nove mesi del 2015, gli anni dei sacrifici che hanno impoverito la maggioranza della popolazione e ridato vita all'emigrazione di massa, seguiti alla crisi finanziaria del 2008, per colpa le misure di austerità stile Grecia ancora in vigore hanno provocato un profondo rigetto della Ue tra gli irlandesi, che la vedono come una nemica, usurpatrice e tirannica.

"Gli irlandesi vogliono un futuro migliore, senza le sofferenze legate alle misure di austerità imposte dalla Ue", ha concluso Tonge.

Forti dei risultati raggiunti in campo economico, il premier uscente e leader del Fine Gael, Enda Kenny, e il leader del partito laburista, Joan Burton, sostengono che solo confermando il loro governo di coalizione si possa "stabilizzare" la crescita economica e finire il lavoro iniziato nel 2011, ma gli elettori stanno preparando per tutti e due un'amarissima sorpresa, nelle urne.

Stando all'ultimo sondaggio condotto lo scorso fine settimana dal RED C Research, il Fine Gael è in testa con il 30% dei voti con una perdita secca del 6% rispetto alle elezioni del 2011, seguito dal partito di centrodestra Fianna Fail - all'opposizione -  con il 20% che invece guadagnerebbe il 2,6% rispetto al 2011 e dallo Sinn Fein con il 15% (+5% rispetto al 2011).

Ma il crollo verticale - che se confermato impedirà un altro governo come quello attuale filo-Ue - riguarda il partito laburista: otterrebbe solo il 7% dei consensi, registrando un calo di 12,4 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni.

I politici indipendenti e i movimenti radicali anti-austerità raccoglierebbero il 28% dei voti (+13% rispetto al 2011) e questo sarebbe il definitivo colpo di grazia per qualsiasi coalizione filo-Ue.

Il professor Tonge, a cui è stato chiesto di commentare in ultimo il sondaggio, ha dichiarato: "Se alle urne venisse confermato il forte calo di popolarità del partito laburista si complicherebbe molto il compito di Kenny di ottenere la maggioranza assoluta di 84 seggi su 166, necessaria per formare un nuovo governo. Il premier potrebbe allora cercare di rimanere al potere facendo entrare nella coalizione di governo i piccoli partiti e gli indipendenti, ma questo renderebbe l'esecutivo molto instabile. Per cui, secondo Tonge, lo scenario più probabile sarebbe quello di tenere nuove elezioni, sul cui esito ci sarebbero ben pochi dubbi, per il professor Tonge: la vittoria dei No-Ue sarebbe scontata. 

Redazione Milano


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