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Max Parisi

MICIDIALE ACCUSA DEL FINANCIAL TIMES: ''BANCHE ITALIANE HANNO 360 MILIARDI DI CREDITI A RISCHIO, RENZI PUO' DERAGLIARE''

giovedì 18 febbraio 2016

LONDRA - Tempi grami, per "Mister Renzi" scrive in prima pagina il più importante quotidiano economico britannico, il Financial Times.

Testualmente: "A due anni dall'insediamento al governo, il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, deve affrontare sfide su diversi fronti: dalla stentata crescita economica all'emergenza migrazioni allo scontro con la Commissione europea sulle finanze pubbliche".

Secondo l'editoriale pubblicato oggi e non firmato che torreggia sulla prima del Financial Times, e quindi attribuibile alla direzione della testata, la questione che potrebbe far "deragliare Matteo Renzi è l'incertezza del sistema bancario".

Non e' un tema nuovo di sicuro, già i precedenti governi italiani, ricorda Ft, hanno promesso riforme, ma non ci sono stati cambiamenti significativi.

"Il problema ora - però - ha raggiunto dimensioni colossali: sui bilanci delle banche italiane pesano prestiti non performanti per 360 miliardi di euro, quasi il venti per cento del totale e piu' o meno la stessa percentuale del prodotto interno lordo, un record tra i paesi del G7, del quale l'Italia non fa più parte, non a caso".

"Questo peso - prosegue l'editoriale - minaccia la stabilita' di alcune delle piu' importanti istituzioni finanziarie d'Italia: il Texas Ratio, il rapporto tra gli asset problematici e il capitale disponibile per la loro copertura supera il cento per cento per le dieci maggiori banche italiane, arrivando al 164 per cento nel caso di Monte dei Paschi di Siena". Sono dimensioni da Grecia.

"Lo stock dei prestiti inesigibili non e' solo una preoccupazione per gli investitori, che dall'inizio dell'anno stanno vendendo i titoli bancari italiani, ma frena l'erogazione di nuovi crediti e riduce le possibilita' di ripresa; e' un ostacolo, inoltre, per la ristrutturazione del settore, di cui c'e' urgente bisogno. Renzi, che ha approvato una legge che promuove le fusioni tra le popolari, comprende la necessita' di un intervento - riconosce l'editoriale".

"Tuttavia - prosegue - Renzi non e' riuscito a presentare un progetto per ripulire i bilanci rimanendo dentro le regole dell'Ue. Prima - spiega il Financial Times - ha sprecato energie nel tentativo di convincere la Commissione europea a consentirgli di creare una bad bank finanziata dai contribuenti considerabile un aiuto di Stato e rifiutata, poi ha concluso con Bruxelles un accordo sull'emissione di garanzie pubbliche che aiutino le banche a vendere i loro prestiti non performanti, un compromesso di dubbia efficacia".

"La difficolta' principale per Renzi sta nel fatto che qualsiasi soluzione efficace richiede un'iniziativa politicamente dolorosa, ad esempio a scapito degli obbligazionisti, che il presidente del Consiglio non e' intenzionato a prendere. La sua posizione e' comprensibile, ma non puo' permettere ai piccoli investitori di bloccare il rafforzamento del sistema; dovrebbe andare avanti con le misure necessarie, prevedendo al tempo stesso tutele per i piu' vulnerabili, al di sotto di una certa soglia. La buona notizia - conclude l'editoriale - e' che Renzi dispone di un capitale politico sufficiente a prendere decisioni dure, dato che le prossime elezioni distano ancora due anni. Ma in gni caso, il problema del credito italiano deteriorato e' troppo grande per essere ignorato". 

Infatti, i mercati non lo stanno ignorando per niente, date le dimensioni della fuga di capitali dalla Borsa di Milano, capitali che scappano a costo di perdite ingentissime proprio dal settore bancario. E lo stesso si deve dire dei correntisti, visti gli ultimi dati divulgati dall'Abi che mostrano un crollo della "raccolta" per miliardi di euro in gennaio, ma anche in dicembre 2015 e nei tre mesi precedenti. Per non dire della vera catastrofe "obbligazioni" bancarie, che ora nessuna banca italiana riesce più a vendere alla propria clientela privata. 

Redazione Milano.


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