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Max Parisi

L'ABI ANNUNCIA CHE NON DIVULGHERA' PIU' I DATI DELLE SOFFERENZE BANCARIE PERCHE' ''FANNO SCALPORE'' (E CRESCONO ANCORA)

martedì 16 febbraio 2016

Le sofferenze nette, cioè al netto delle svalutazioni già effettuate,  e quindi da considerarsi vere e proprie perdite, delle banche italiane sono aumentate nel dicembre 2015 di 160 milioni a 89 miliardi dagli 88,8 miliardi di novembre (87,24 miliardi in ottobre). Lo annuncia l'Abi nel rapporto mensile di gennaio, nel quale aggiunge che il trend e' dovuto "al perdurare della crisi e dei suoi effetti" alla faccia della ripresa sbandierata dal governo Renzi.

Rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (84,489 miliardi nel 2014), il dato e' in aumento di 4,5 miliardi (+5,3% contro +5,6% un anno prima). Il rapporto sofferenze nette/impieghi totali si e' collocato sempre nel dicembre 2015 al 4,94% (4,89% nel novembre 2015 e 4,64% nel dicembre 2014 contro 0,86% prima dell'inizio della crisi).

E a fronte di queste notizie, l'Abi, per tramite del vice-direttore generale, Gianfranco Torriero, ha annunciato una decisione sconcertante: non diffondera' piu' il dato sulle sofferenze lorde del sistema bancario italiano che nel novembre 2015, secondo i dati Banca d'Italia, erano pari a oltre 201 miliardi con un rapporto sugli impieghi del 10,4%, il piu' elevato dell'ultimo ventennio. 

La decisione presa dall'Abi come associazione di non diffondere il dato sulle sofferenze lorde del sistema bancario nazionale, ha sottolineato Torriero, "e' un segnale che vogliamo dare non solo sulla comunicazione, dove vengono spesso utilizzati dati piu' elevati e che fanno piu' scalpore, ma rivolto soprattutto a livello internazionale". Si tratta di un tema che "e' rilevante per l'Abi dalla fine degli anni '90 - ha ricordato ancora Torriero - e che oggi e' ancora piu' importante perche' abbiamo una Bce che si focalizza sulle sofferenze lorde. Noi riteniamo che sia errato perche' non tiene conto degli sforzi fatti dalle banche nello svalutare questo aggregato".

Le sofferenze nette "sono il vero indicatore di rischio, l'altro dato e' solo un'informazione statistica in molti casi furviante. In questo modo, vogliamo lanciare un segnale di attenzione anche all'Autorita' vigilante perche' non usi un dato, quello sulle sofferenze lorde, come parametro discriminante perche' e' distorto". 

Tuttavia, questa decisione dell'Abi, anzichè far diminuire la preoccupazione di mercati e risparmiatori la farà certamente aumentare, perchè i dati delle sofferenze lorde comunque "usciranno" ma in forma non riconosciuta dall'Abi e quindi con possibili - ed effettive - distorsioni allarmistiche, anche se già il dato di 201 miliardi di euro è a dir poco preoccupante.

E infatti, non è un caso se la raccolta da clientela del totale delle banche in Italia e' diminuita di circa 23,4 miliardi nello scorso mese di gennaio (-1,4% annuo dopo -0,6% in dicembre, -1,7% in novembre e -0,6% nel gennaio 2015) scendendo a un totale di 1.685,6 miliardi.

E' evidente la fuga dei risparmiatori dalle banche italiane, che ancor più accentuata se si guarda alla raccolta cosiddetta  "a medio e lungo termine" ovvero agli investimenti dei risparmiatori in obbligazioni bancarie: l'ultimo dato disponibile, che è relativo al mese di gennaio 2016, mostra una violenta diminuzione su base annua in valore assoluto di 63,4 miliardi  e in valore percentuale del -14,3% dopo -13% nel dicembre 2015. 

La grande fuga dalle banche italiane è inziata e a metterla in atto sono proprio i cittadini italiani. 

Redazione Milano


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