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Max Parisi

COMMISSIONE EUROPEA STA PER GETTARE LA SPUGNA: BANCHE GRECIA ASSICURAZIONI SUI DEPOSITI, TUTTO STA ANDANDO ALLA MALORA

mercoledì 10 febbraio 2016

BRUXELLES - Negli ambienti della Commissione europea c'è molto allarme. Ormai si parla apertamente di una situazione d'emergenza, per le banche dell'eurozona, bersagliate da massicce vendite nelle Borse, al di là del "rimbalzo" odierno dei titoli.

E proprio lo spettro-banche sarà al primo punto dell'ordine del giorno dell'Eurogruppo di domani a Bruxelles, dove, giusto per chiarirne la rilevanza oltre che la drammaticità, è stato inserito con l'eloquente titolo "segnali destabilizzanti per la crescita".

Dopo questo tema bollente, l'eurogruppo approfondirà la situazione in Grecia, dove lo spread e' risalito sopra i 1000 punti, ripresentando un altro spettro, quello del Grexit, che con grande faciloneria tanto la Ue quanto la stampa europea avevano cancellato dopo la "resa" di Tsipras della scorsa estate alla Germania e alle oligarchie di Bruxelles.

Mai come ora, l'eurozona è vicina alla propria dissoluzione. Tanto è vero, che resterà fuori dal programma dell'Ecofin di dopo domani, venerdi', per la seconda volta dall'inizio dell'anno lo schema europeo di "assicurazione sui depositi", senza la quale l'Unione bancaria è priva di senso, e con essa perde significato tutta l'azione della Bce, perfino la sua stessa esistenza.

L'Unione bancaria vede l'opposizione fermissima della Germania, che tiene questo argomento lontano dal tavolo decisionale europeo, parcheggiato in un gruppo di lavoro che dovrebbe decidere come trovare un compromesso per fargli proseguire il percorso legislativo, ma che nella sostanza non fa nulla perchè nulla può fare, contro Berlino che non la vuole e non fa mistero di non volerla nè ora nè mai.

I ministri economici della zona euro dovevano confrontarsi sulla situazione dell'economia in base alle recenti previsioni della Commissione Ue, che però alla prova dei fatti si sono dimostrate false e ancor più falsate dalle Borse in caduta soprattutto per l'alto tasso di fragilità dei titoli bancari.

Quindi, la discussione sara' dirottata sulla stretta attualità, diciamo così, parecchio diversa da quella prospettata a fine 2015 da Juncker, il cui "piano d'investimenti da 340 miliardi di euro s'è dimostrato essere una burla, una colossale presa in giro.

"Non sono le banche italiane a preoccupare - spiegano fonti europee - e nemmeno alcuni grandi istituti che pure stanno registrando forti perdite (il riferimento è al disastro della Deutsche Bank, che secondo Bloomberg è a rischio di insolvenza nel 2017, forse anche nel 2016). Certamente, pero', in una situazione gia' alterata le discussioni che ci sono state in Italia circa il settore bancario hanno giocato qualche ruolo", concludono queste fonti che sottolieano il froti malumori della Commissione europea nei confronti del premier Renzi.

E allora, proprio per questo, proprio per l'altissimo rischio rappresentato dalle banche italiane e greche - che formalmente viene negato dalla Ue ma sostanzialmente affermato dalla Germania -  il terzo pilastro dell'Unione bancaria, l'assicurazione comune sui depositi, resta incagliato nel gruppo di lavoro e non approdera' all'Ecofin.

L'attuale presidenza olandese del semestre europeo ha parcheggiato li' il dossier, in attesa di non si sa cosa. L'altro fronte caldo, la Grecia, anche se non ci sono decisioni in vista perchè la prima revisione del programma, già in ritardo di mesi, ancora non è completata, ormai torna ad essere sinonimo di Grexit. E quindi non si possono "sbloccare" gli aiuti finanziari.

Tra la Troika (Fmi-Ue-Bce) il governo Tsipras, come in un continuo dèjà-vu, restano ora come in passato con tutti gli altri governi precedenti molte questioni in sospeso: fondo per le privatizzazioni ancora da creare, taglio delle pensioni contestatissimo dalla popolazione e quindi non approvato, malumori per la "politicizzazione" dell'amministrazione pubblica greca, che in pratica sta a significare che i funzionari della Troika vengono apertamente dileggiati e boicottati.

A tutto ciò, si aggiunge la sollevazione popolare, in Grecia: autostrade interrotte da barricate, frontiere chiuse da blocchi di manifestanti, la maggior parte contadini, scioperi a catena, l'utlimo una settimana fa ha paralizzato tutto il Paese, e non bastasse, l'arrivo di decine di migliaia di migranti dalla Turchia. E' il caos più assoluto.

Inoltre, da fonti finanziarie sempre in ambito Commissione europea, emerge che la vigilanza che fa capo alla Bce avrebbe sollevato dubbi e chiesto chiarimenti sulle modalità di ricapitalizzazione delle banche che non ricadono direttamente nella sua competenza, non essendo sistemiche, a partire da Attica Bank, il cui titolo in Borsa ha perso il 44% negli ultimi giorni.

Ebbene, tutto questo sarà sul "tavolo" dell'eurogruppo di domani. Nulla sarà risolto, tutto peggiorerà, ma la domanda è un'altra: fino a quando reggerà la Ue? E l'eurozona? E l'euro?

Nessuno lo sa, però stamattina la Germania ha collocato quasi 4 miliardi di euro di Bund scadenti nel 2018 con interesse... negativo. Chi li ha comprati, ha accettato di perderci lo 0,5% l'anno pur di parcheggiare i propri soldi a Berlino. 

Redazione Milano. 


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