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Max Parisi

IL PARTITO CONSERVATORE SI SCHIERA PER IL BREXIT, META' GOVERNO FA CAMPAGNA PER LASCIARE LA UE, CAMERON IN BILICO

giovedì 14 gennaio 2016

LONDRA - In un articolo pubblicato sul quotidiano britannico "The Telegraph", il deputato conservatore Chris Grayling, leader della Camera dei Comuni del Regno Unito, si esprime contro l'appartenenza all'Unione Europea alle attuali condizioni e contro la direzione presa dall'Ue, che la Gran Bretagna non dovrebbe seguire.

Benche' pesi con prudenza le parole, sostenendo la rinegoziazione del primo ministro, David Cameron, e la sua permanenza a Downing street anche in caso di sconfitta, ed esorti gli euroscettici a condurre una battaglia responsabile e rispettosa, il parlamentare di primissimo piano nel partito Conservatore britannico mette in guardia il premier, candidandosi a giocare un ruolo da protagonista nella campagna referendaria per il fronte del "no". E c'è anche chi dice sia pronto a sostituirlo se vincerà il Brexit.

Con lui potrebbero già esserci altri quattro membri del governo Cameron: AIain Duncan Smith, John Whittingdale, Theresa Villiers e Priti Patel. Di fatto, metà governo.

Grayling esordisce sul Telegraph ricordando l'adesione del Regno Unito alla Comunita' Economia Europea nel 1973, per concludere che poi, "lungo la strada, tutto e' cambiato. Invece di un mercato comune, abbiamo avuto un'Unione Europea. Invece di regole sensate per incoraggiare il commercio, abbiamo avuto leggi europee che ci dicono quante ore possiamo lavorare o come dobbiamo gestire il nostro paese".

Ricorda, quindi, la creazione dell'unione economica e politica, i diritti del "cittadino europeo", diventati "un mantra a Bruxelles"; l'invocazione "piu' Europa" per risolvere qualsiasi problema; l'esperimento fallimentare dell'euro e infine il dibattito sulla cooperazione giudiziaria e militare.

Grayling critica gli ex primi ministri del Labour Tony Blair e Gordon Brown per aver sottoscritto il Trattato di Lisbona e la Carta dei diritti fondamentali senza coinvolgere i cittadini in una consultazione referendaria. Cosa che per altro neppure l'Italia governata dalla sinistra ha fatto.

Ora, a suo parere, il paese e' di fronte a "un crocevia decisivo": "La gravissima crisi dell'eurozona e la sfida delle migrazioni hanno portato a invocare un'ulteriore integrazione e a muovere verso una piu' stretta unione politica. Un sentiero che il Regno Unito non dovrebbe percorrere e non percorrerà".

Parole scelte con cura, molta cura, quelle scirtte da Grayling.

"Siamo una nazione sovrana. Ma grazie ai cambiamenti introdotti dal Trattato di Lisbona possiamo essere messi in minoranza ogni volta dai paesi membri dell'area dell'euro sulle nuove leggi europee. Non possiamo essere lasciati in una posizione in cui non siamo in grado di difendere i nostri interessi nazionali", prosegue il politico Tory.

"Rimanere semplicemente nell'Ue a condizioni di appartenenza invariate sarebbe disastroso per la Gran Bretagna", conclude, confidando nei negoziati di Cameron e in un adeguato dibattito dopo che il governo avra' assunto formalmente la sua posizione, un dibattito "maturo", che non metta a rischio il lavoro svolto dall'esecutivo e la sicurezza nazionale. 

Questo articolo, l'autore e il momento in cui viene reso pubblico rappresentano a detta di molti osservatori britannici un vero "punto di svolta": se Cameron non appoggerà il Brexit, il Partito Conservatore gli sfuggirà di mano e insieme alla vittoria degli euoscettici si celebrerà l'irrimediabile sconfitta dell'inquilino del 10 di Downing Street.

Redazione Milano.


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