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Max Parisi

DIETRO LE CHIACCHIERE DI RENZI, LO SCONTRO APERTO TRA ITALIA E UE SUL SALVATAGGIO DELLE BANCHE: CHI METTE 200 MILIARDI?

lunedì 28 dicembre 2015

Nessuna tregua natalizia tra Bruxelles e Roma sull'esplosivo dossier del salvataggio delle banche in difficolta': la Commissione europea non ha fatto alcun regalo al governo italiano in particolare sulla Banca Tercas.

Ed ha decretato che l'aiuto concesso nel luglio del 2014 dal Fondo di garanzia dei depositi costituisce un "aiuto di Stato incompatibile" con le regole europee:

Banca Tercas aveva allora ricevuto 265 milioni di euro in vista della sua acquisizione da parte della Banca Popolare di Bari, ed ora dovra' restituirli; il Tesoro italiano ha fatto sapere che la restituzione avverra' tramite un intervento su base volontaria dei membri del sistema bancario, e la soluzione e' stata giudicata "positiva" da Bruxelles.

Ma questo "accordo" cade in un clima di scontro tra Roma e Bruxelles dopo le polemiche scoppiate in Italia, e tra il governo italiano e gli esecrati "euroburocrati", sul salvataggio di quattro banche regionali: l'Italia infatti negli anni peggiori della crisi finanziaria non ha fatto alcun ricorso a fondi pubblici per sostenere i suoi istituti di credito, al contrario di quanto invece hanno fatto la Germania e la Spagna; ed ora denuncia i "due pesi e due misure" da parte della Commissione e mostra insofferenza per il prolungarsi delle discussioni con Bruxelles sull'istituzione di una "bad bank".

L'Italia quindi chiede che le regole siano applicate a tutti e soprattutto "in modo ragionevole", come ha detto il governatore della Banca d'Italia.

Tuttavia, nel caso della cosiddetta "bad bank" dentro la quale far finire tutti i crediti marci delle banche itaoiane, la vera questione è la sua mole. Per l'Italia, si tratterebbe di "garantire" in qualche modo da parte dello Stato qualcosa come 200 miliardi di euro, circa l'8% del debito pubblico, che si andrebbero ad aggiungere ai già mostruosi 2.200 miliardi di euro esistenti. Sarebbe una massa tale da distruggere, se non venisse rifinanziata ogni mese dai mercati, non solo l'Italia, ma l'intera eurozona.

Da qui, lo scontro con la Ue: chi copre la voragine di 200 miliardi di euro diventati di fatto perdite di tutte le banche italiane, non una esclusa? 

Intanto dopo Germania ed Italia e' il momento della Francia di applicare il principio europeo di "bail in", che dal 1 gennaio 2016 vieta di utilizzare fondi pubblici per il salvataggio delle banche in difficolta': il ministero dell'Economia francese nella serata di domenica 27 dicembre ha reso noto come intende modificare la gerarchia dei creditori di un istituto; la direttiva europea infatti lascia alla legislazione nazionale in materia di fallimento la prerogativa di regolamentare la questione.

L'idea avanzata dalla Francia e' in parte simile a quanto deciso dalla Germania: opera un distinguo tra i creditori senior di una banca in difficolta', i detentori di obbligazioni semplici ed i titolari di conti correnti, che sarebbero meglio protetti.

A differenza della Germania, pero', la soluzione proposta da Parigi riguardera' solo le nuove emissioni di debito da parte degli istituti di credito: da quanto si evince dall'articolo pubblicato oggi dal quotidiano economico "Les Echos", dunque, non e' chiaro come il governo francese intenda affrontare le criticita' che potrebbero emergere dallo stock gia' esistente di debiti a rischio. 

Redazione Milano.


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