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Max Parisi

PORTOGALLO: IL NUOVO GOVERNO ''NO EURO - NO UE'' SE NE FREGA DEL ''BAIL IN'' E SALVA UNA BANCA (SALVATI C/C E RISPARMIATORI)

lunedì 21 dicembre 2015

LISBONA - Il Portogallo se ne frega dei divieti della Ue circa il salvataggio di banche con i soldi pubblici, e infatti il nuovo governo "no euro - no Ue" salito al potere dopo le recenti elezioni nelle quali i conservatori filo-Ue non sono riusciti a mettere assieme una maggioranza, proprio oggi ne ha salvata una, spendendo oltre due miliardi di euro di pubblico denaro per evitarne il fallimento e drammatiche perdite di denaro da parte degli incolpevoli correntisti, azionisti, risparmiatori, come lo sciagurato "bail in" Ue pretende accada.

Il nuovo governo portoghese pone rimedio - quindi - allo stato comatoso del banca Banif con un'iniezione di quasi 2,3 miliardi di euro di fondi pubblici nelle casde di questo istituto di credito molto importante localmente, che viene venduto al Santander dopo essere stato ripulito degli asset piu' problematici.

Un comunicato diffuso ieri, poco prima della mezzanotte, ha annunciato che "le autorita' nazionali, il Governo e il Banco de Portugal hanno deciso la vendita dell'attivita' del Banif (il cui capitale era detenuto per il 60,5% dallo Stato) e della maggior parte del suo attivo e passivo al Banco Santander Totta per 150 milioni di euro. I vincoli posti dalle istituzioni europee e l'impossibilita' di una vendita volontaria del Banif hanno fatto si' che l'alienazione avvenga nel contesto di uno strumento di risoluzione".

La Banca centrale del Portogallo ritiene che "a fronte delle circostanze e delle restrizioni la vendita delle attivita' del Banif, questa e' la soluzione che salvaguarda la stabilita' del sistema finanziario nazionale e protegge i risparmi delle famiglie e delle imprese, cosi' come il finanziamento dell'economia". L'operazione "comporta un sostegno pubblico stimato a 2,25 miliardi di euro che mirano a coprire le contingenze future" e che per 489 milioni derivano dal Fondo di Risoluzione alimentato dalle banche che operano in Portogallo e per 1,76 miliardi direttamente dallo Stato.

Gli asset problematici della banca saranno trasferiti a un veicolo di gestione di asset. Nel 'vecchio' Banif, cioe' a carico dei suoi vecchi azionisti - quindi principalmente lo Stato - resteranno "un insieme molto ristretto di attivi che saranno oggetto di una futura liquidazione".

La vendita del Banif "ha un alto costo per i contribuenti" - ha riconosciuto il primo ministro socialista Antonio Costa, parlando alla televisione portoghese - "ma, nel contesto attuale e' la soluzione che difende meglio l'interesse nazionale". La Commissione Ue - a denti stretti - ha indicato di "avere approvato il piano portoghese", precisando che gli aiuti potranno andare fino a 3 miliardi, tenendo conto del costo del trasferimento a un veicolo degli asset problematici, stimati a 422 milioni e di un margine di sicurezza.

L'iniezione di denaro pubblico nel Banif d'altro canto compromette l'obiettivo di discesa del deficit sotto il 3% del Pil. Per questo e' prevista una riunione straordinaria del consiglio del ministri per approvare un bilancio di rettifica. 

Lamentando "la negligenza" del precedente governo di destra di Pedro Passos Coelho, a cui i socialisti si sono sostituiti lo scorso 10 novembre grazie a un'inedita alleanza della sinistra, il capo dei deputati socialisti ha annunciato l'apertura di un'indagine parlamentare.

La Banif e' la settima banca portoghese, con asset per 12,8 miliardi di euro, pari al 7% del Pil e con 6,3 miliardi di depositi. Nelle Azzorre e Madera e' leader di mercato, con quote del 37% dei depositi e del 31% degli impieghi nelle prime e del 36% e del 23% nella seconda. La decisione della vendita e' stata presa da Lisbona a fronte delle crescenti difficolta' della banca e dei riflettori accesi dalla Commissione Ue sulla ricapitalizzazione per 1,1 miliardi di euro da parte dello Stato portoghese intervenuta nel gennaio 2013, rimborsati per 275 milioni.

La ricapitalizzazione e' stata "temporaneamente approvata" dalla Ue, in attesa del piano finale di riassetto del Banif. I piani sottoposti a Bruxelles tra l'aprile 2013 e l'ottobre 2014 tuttavia non hanno avuto il via libera europeo e il 24 luglio scorso Bruxelles ha aperto una procedura di indagine approfondita su eventuali aiuti di Stato. Tale procedura avrebbe potuto portare all'ingiunzione di rimborsare allo Stato gli 825 milioni ancora da restituire. Una prospettiva che avrebbe potuto essere il colpo di grazia per la banca, sempre piu' in difficolta', anche a causa dell'andamento economico.

Nelle ultime due settimane la Borsa ha duramente penalizzato il titolo del Banif, la cui quotazione ha perso due terzi del suo valore, scendendo molto vicina allo zero. Il 18 dicembre il Banif ha annunciato di avere ricevuto sei offerte d'acquisto per il 60,5% detenuto dallo Stato. Tra i candidati, stando alle indiscrezioni, oltre al Santander, c'erano anche il Banco Popular spagnolo e un gruppo cinese di Hong Kong.

Il 19 dicembre il ministero delle Finanze ha pero' comunicato che una vendita volontaria non sarebbe stata possibile ed era necessario fare ricorso al meccanismo di risoluzione. Per il Portogallo e' il secondo costoso salvataggio bancario in poco piu' di un anno. Nell'agosto 2014, Lisbona ha annunciato un'iniezione di 4,9 miliardi di euro, 3,9 dei quali direttamente dalle casse statali, per salvare il Banco Espirito Santo, con la costituzione di una nuova struttura con asset sani, il Novo Banco destinata alla vendita ma finora ancora senza acquirenti. 

C'è da osservare,quindi, se se si vuole, si possono salvare le banche senza depredare i correntisti e i risparmiatori, come ha fatto il governo Renzi col famigerato decreto "salvabanche" che ha letteralmente confiscato i risparmi di oltre 100.000 famiglie disgraziatamente - per loro - correntiste di questi quattro istituti di credito a un passo dal fallimento non certo per colpa di queste vittime, punite da innocenti dal governo Renzi. E difre che sia il Portogallo sia l'Italia - in teoria - oggi sono governate da governi di sinistra...

Redazione Milano. 


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