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Max Parisi

SPECIALE UE / ALTRO CHE ''IDEALI EUROPEI'', IL BREXIT COSTERA' CARISSIMO ALLA UE PERCHE' PERDERA' 14,5 MILIARDI L'ANNO

giovedì 17 dicembre 2015

BRUXELLES - E' in evidenza sul Financial Times di questa mattina il vertice europeo che inizia oggi a Bruxelles, nel quale si discuterà del "nuovo assetto" per il Regno Unito nell'Unione Europea chiesto dal primo ministro britannico, David Cameron.

Tutti i leader saranno incoraggiati a parlare, anche se non ci sono testi scritti su cui dibattere e probabilmente non si arrivera' a nessuna conclusione prima di febbraio. Fatto, questo, che già da solo spiega quanto siano distanti le posizioni.

Dopo oltre cento riunioni - 100 riunioni - con i partner negli ultimi sei mesi, è comunque un banco di prova importante per il governo di Londra, che ha promesso un referendum sull'appartenenza all'Ue entro il 2017, ma che con ogni probabilità si terrà entro la metà del 2016.

Il principale interlocutore, manco a dirlo, di Cameron sarà la cancelliera Merkel, che pur dichiarandosi "fiduciosa" nella possibilità di raggiungere un accordo nelle prossime settimane, ha avvertito che "non sosterrà la permanenza della Gran Bretagna a qualunque costo" appoggiando proposte che violino il principio della libertà di circolazione delle persone e quello di non discriminazione tra i cittadini europei.

Curiosa, la presa di posizione della Merkel, se si tiene conto che da oltre un mese e fino a quando non si sa, la Germania ha ripristinato i controlli dei documenti per tutti a tutte le frontiere e così hanno fatto tutti gli altri Stati Ue.

Un avvertimento a Cameron è arrivato anche dall'ex premier John Major, secondo il quale non è ancora il momento di una svolta e "flirtare" con la Brexit può portare all'isolamento. Ma Major per i conservatori è diventato una specie di caricatura: "E' interessante quel che dice, basta fare sempre il contrario" ha commentato un esponente di primo piano dei Tory.

Il leader di Downing Street in ogni caso ribadirà a Bruxelles la sua richiesta di rapide modifiche ai trattati per consentire al Regno Unito di limitare i benefit sociali per i lavoratori comunitari introducendo un requisito di residenza di quattro anni, ed è praticamenre certo che andrà incontro a un fallimento.

La seconda e ultima possibilità che rimarrà a Cameron di trattare sarà nella cena di lavoro di stasera, dove cercherà - non si capisce come - di convincere i suoi interlocutori a dare risposte alle preoccupazioni dei cittadini di Sua Maestà sull'immigrazione. Ma la posta in gioco non è solo politica, è anche finanziaria: se il Regno Unito uscirà dalla Ue, la Ue perderà 14,5 miliardi di euro l'anno che la Gran Bretagna paga in contanti per contribuire al bilancio Ue. 

Dovesse mancare questa colossale somma, l'Unione europea avrebbe non seri, serissimi problemi finanziari, e dovrebbe rivedere completamente sia il piano spese - e fin qui tutto bene - sia in modo radicale l'insieme dei contributi, finanziamenti, progetti rivolti ai singoli stati, tra i quali spicca l'Italia, ma anche la Polonia. 

Tutto questo la principale azionista della Ue, la Germania, lo sa molto bene, ma Angela Merkel non ha più la forza politica che aveva prima del Congresso della Cdu. E' vero che la Merkel ha incassato il sostegno del suo partito, ma dovuto subire due sconfitte: la prima al momento della votazione sull'aumento da cinque a otto euro del contributo minimo per le casse mutue, il primo da 19 anni.

La seconda, scrive l'opinionista Guenter Bannas sul quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung", alla successiva votazione in cui Angela Merkel chiedeva il sostegno per l'aumento a sette euro. Nulla da fare: Merkel ha votato a favore, la maggioranza dei delegati si e' detta contraria.

Un avvenimento da leggere come un segnale forte: la Cdu si pieghera' alla linea politica di Angela Merkel solo fino a quando lei stessa riuscira' a mantenere la sua promessa fondamentale o perlomeno sembrera' in grado di farlo: assicurare il suo incarico al cancellierato, tenendo fede alla promessa di limitare l'afflusso di profughi nel paese. Quando questa sicurezza iniziera' a traballare o sembrera' farlo, anche la base della Cdu iniziera' a dubitare dell'autorita' di Merkel. Figuriamoci se poi la Gran Bretagna uscisse dalla Ue e la Ue subisse per questo un tracollo finanziario che - è evidente - sarebbe principalmente la Germania a dover ripianare.

Più degli ideali, oggi, contano i soldi. E ce ne sono tanti, troppi, in ballo per il Brexit. 

Redazione Milano


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