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Max Parisi

WALL STREET JOURNAL SHOCK: ''SE OBAMA NON INTERVIENE IN SIRIA PER DISTRUGGERE L'ISIS CHE MINACCIA LA UE, FINISCE LA NATO''

lunedì 23 novembre 2015

NEW YORK - Per anni, scrive Robert Kagan della Brookings Institution sul "Wall Street Journal", il presidente statunitense Barack Obama ha condotto la sua politica estera mediorientale sulla base di alcuni presupposti: anzitutto, l'inammissibilita' di un ritorno in forze delle truppe di terra Usa nella regione; e secondo, che gli Stati Uniti non hanno nessun interesse nella regione tale da giustificare un impegno militare estensivo come quello del decennio seguito agli attentati dell'11 settembre 2001.

Questi assunti - scrive Kagan - sono parsi in qualche modo validi sin quando la Casa Bianca e' riuscita a coltivare l'illusione di poter mantenere il caos mediorientale limitato entro i confini geografici di quella regione.

Il collasso istituzionale libico, le violenze estese in Siria e l'instabilita' irachena, potevano essere accettate sintantoche' non avessero costituito una minaccia sistemica alla tenuta dell'ordine globale.

Purtroppo per Obama e per l'Occidente europeo in generale - scrive l'autore del lungo editoriale - la crisi dei profughi e dei migranti nella Ue e gli attentati di Parigi hanno dimostrato in maniera plateale che quegli assunti di Obama erano sbagliati e infatti sono crollati miseramente: lo Stato islamico, e piu' in generale il caos che l'Occidente ha ignorato, se non addirittura alimentato, non puo' essere "degradato", ne' tantomeno "contenuto".

Il primo soggetto investito dalla "rottura degli argini" del caos mediorientale e' l'Europa, che "non era in ottima forma gia' prima del flusso di migranti e degli attacchi terroristici".

La crisi prolungata dell'eurozona "ha minato la fiducia e la legittimita' delle sue istituzioni e dei partiti centristi che le amministrano a favore delle destre, e la crisi dell'euro ha minato al contempo le economie delle principali potenze europee" su cui poggia la tenuta dell'intero sistema.

La crisi mediorientale si e' insomma abbattuta su un soggetto gia' in fortissima difficoltà e "rischia di minare la coesione continentale e deteriorare i legami trans-Atlantici" con gli Stati Uniti, un legame che Kagan sostiene essere vittima anche dei legami politici ed economici dei partiti europei di orientamento conservatore e nazionalistico con la Russia di Vladimir Putin.

Detto in altro modo, il Wall Street Journal, per la prima volta dal lontano 4 aprile 1949 quando fu siglato il Patto Atlantico, lancia l'allarme sulla fine della Nato.

In questo quadro - scrive ancora il quotidiano finanziario americano -  gli Stati Uniti si inseriscono come un attore "percepito come una potenza in declino, magari non oggettivamente piu' debole di quanto fosse un tempo, ma il cui leader (Obama- ndr) ha enormemente ridotto la determinazione a ricorrere alla potenza militare e geopolitica americana per difendere gli interessi tanto degli Stati Uniti quanto dell'Occidente in generale".

Per Kagan, insomma, "quel che gli Stati Uniti faranno o non faranno in Siria dettera' il futuro della stabilita' europea e la tenuta dell'asse trans-Atlantico, cioè della Nato, e percio' in prospettiva la sopravvivenza dell'ordine liberale globale".

Per questa ragione, "anche se questa e' l'ultima cosa che Obama vuole sentire", secondo l'autore dell'editoriale (e degli editori) è necessaria immediatamente una "profonda revisione delle politiche sinora attuate dalla Casa Bianca in Siria e Iraq".

Dopo gli attentati di Parigi, la Francia ha gia' compiuto questa svolta, ma i francesi e l'Europa in generale non sono attrezzati per la guerra, tanto in termini di mezzi quanto, e soprattutto, di determinazione politica.

Per questa ragione, con la via militare praticamente preclusa sin dall'inizio, "e' probabile che gli europei ripieghino sulla costruzione di muri e barriere, sia all'interno del continente che alla periferia": cosi' facendo, sottolinea Kagan, il progetto europeo verrebbe privato di quella poca essenza rimastagli.

L'unica alternativa, scrive il Wall Street Journal, e' una massiccia mobilitazione militare Usa in Siria per distruggere l'isis, con la creazione di una zona di interdizione aerea a protezione dei rifugiati che richiederebbe tra i 10 e i 20 mila militari statunitensi sul campo. Obama lo fara? Il prezzo da pagare, el caso non lo facesse, sottolinea il giornale, è la fine dell'Alleanza Atlantica.

Redazione Milano.


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