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Max Parisi

LA NATO SI ACCORGE FINALMENTE CHE NON E' LA RUSSIA, LA MINACCIA AI PAESI DELL'ALLEANZA ATLANTICA, MA I TAGLIAGOLE ISIS

giovedì 5 novembre 2015

Dopo aver dedicato per oltre un anno tutta la sua attenzione e le sue energie alla inesistente "minaccia russa" in risposta alla crisi ucraina, la Nato ammette oggi di non poter piu' ignorare le vere minacce provenienti dall'area del Mediterraneo.

"L'instabilita' e i rischi del fronte meridionale sono gia' molto vicini ai confini della Nato", ha riconosciuto ieri a Saragozza il suo segretario generale, il norvegese Jens Stoltenberg, ma la notizia pur rilevante non ha interessato i mezzi di informazione italiani. Tant'è che non è stata data.

In ogni caso, rimanendo alla Nato, l'Alleanza Atlantica conclude proprio oggi in Spagna, Italia e Portogallo la sua piu' grande esercitazione militare in un decennio, e se da un lato accelera i suoi piani per la sorveglianza aerea nel Mediterraneo, dall'altro il conflitto siriano e il caos libico costituiscono un fattore di preoccupazione sempre piu' importante nei piani dell'Alleanza. C'è da aggiungere: finalmente.

Le esercitazioni Trident Juncture 2015 sono iniziate lo scorso 3 ottobre. Con 36 mila soldati provenienti da 30 paesi, 140 aerei e 60 navi, quella che si conclude oggi e' stata la piu' grande manovra di addestramento condotta dalla Nato negli ultimi dieci anni.

L'instabilita' diffusa in Nordafrica e il Medio Oriente - dopo la primavera araba, la guerra civile in Siria, il radicamento di Al Qaeda in Mali e la comparsa dello Stato islamico (Isis) in Libia - dimostra che i rischi al sud sono molto gravi e certamente meno prevedibili di quelli che interessano il versante orientale, dove per altro la guerra civile in Ucraina sembra terminata dopo gli accordi di Minsk.

Per questo la vigilanza ai confini sud dell'area Nato sara' rafforzata tramite il programma Ags (Alliance Ground Surveillance), un progetto che sconta due anni di ritardo a causa non tanto del suo costo elevato, ma per evidenti ragioni politiche.

Comunque, la Nato ora si è "svegliata" e vuole dare una spinta definitiva con il dispiegamento di cinque droni Global Hawk nella base italiana di Sigonella. Il programma sara', secondo le parole di Stoltenberg, "un elemento chiave per proteggere il sud" da potenziali minacce terroristiche dal Medio Oriente e dal Nord Africa.

Trident Juncture ha messo alla prova la capacita' dei paesi Nato di adattarsi a uno scenario mutevole e ad una vasta gamma di minacce. Lo scenario delineato dalle manovre condotte nei giorni scorsi, ha spiegato Stoltenberg, "non e' del tutto reale, ma i benefici offerti sotto forma di esperienze e preparazione sono molto importanti". Importante e' anche il messaggio che l'organizzazione vuole inviare ai potenziali nemici, siano essi Mosca o l'Isis: "La Nato e' pronta a difendere qualsiasi alleato da qualsiasi minaccia", ha affermato il segretario generale.

Che nel linguaggio di Stoltenberg sta a significare che l'Isis è entrato nel mirino.

Redazione Milano


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