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Max Parisi

TRA POCO IN SVIZZERA IL PROCESSO A FALCIANI, ''COLPEVOLE'' D'AVERE SVELATO COLOSSALI RICICLAGGI DI 100.000 ''CLIENTI'' HSBC

martedì 6 ottobre 2015

BELLINZONA - SVIZZERA - La Svizzera non "perdona" chi ha scoperchiato uno dei più grossi verminai della finanza "segreta" elvetica fatta di riciclaggio, fondi neri, attività criminali di traffici d'armi e droga mai venuti alla luce.

L'atteso processo a Hervé Falciani, "colpevole" di quanto sopra detto, dovrebbe cominciare lunedì prossimo davanti al Tribunale penale federale di Bellinzona. L'ex informatico della banca HSBC a Ginevra, accusato di aver sottratto all'istituto un gran numero di dati di clienti e di averli poi divulgati, ha già annunciato che non ci sarà, per cui è probabile un aggiornamento. Il franco-italiano Falciani, nato il 9 gennaio 1972 nel Principato di Monaco, è accusato dalla giustizia elvetica di acquisizione illecita di dati (art. 143 CP), spionaggio economico (art. 273 CP), violazione del segreto commerciale (art. 162 CP) e violazione del segreto bancario (art. 47 LBCR).

Concretamente: "di avere copiato, dal 2006 al 2008, dati bancari del suo datore di lavoro e di averli in seguito, dal 2008 al 2014, resi accessibili a diverse ditte private e agli organismi pubblici di più Paesi". Secondo il sito web del Tribunale Penale Federale, il processo dovrebbe continuare tutta la settimana e concludersi il 20 ottobre.

Il collegio di tre giudici della Corte penale dovrà decidere lunedì se aggiornarlo o proseguire con i dibattimenti nonostante l'assenza dell'imputato. Secondo le norme legali, il TPF dovrebbe normalmente disporre un rinvio e riconvocare Falciani in altra data, per poi eventualmente constatare una nuova assenza e giudicarlo in contumacia. 

Falciani era fuggito da Ginevra nel dicembre 2008 dopo un primo interrogatorio di polizia. Arrestato nel 2012 a Barcellona, si era opposto con successo all'estradizione dalla Spagna, arrivando poi a collaborare attivamente con la polizia spagnola per colpire il crimine organizzato in ambito finanziario.

Nei giorni scorsi ha inviato una e-mail al suo avvocato ginevrino Marc Henzelin in cui annunciava chiaramente "che non si presenterà al processo poiché non si fida del sistema giudiziario svizzero in questo caso particolare". E certamente non ha torto, a pensarlo.

Nel suo atto d'accusa, la procuratrice federale Laurence Boillat indica che nel febbraio 2008, durante un viaggio in Libano e nascondendosi dietro lo pseudonimo di Ruben al-Chidyak, aveva proposto a diverse banche del Paese mediorientale i dati in suo possesso.

Poi aveva avvicinato in la Direction nationale d'enquêtes fiscales (DNEF) francese, come pure altri organismi statali di Germania, Gran Bretagna, Spagna e Italia. Sempre secondo l'atto d'accusa, Falciani avrebbe divulgato almeno 13.619 "files" per un totale di 67 gigabytes, relativi al 75% di tutti conti aperti presso la filiale ginevrina della britannica HSBC Private Bank a fine 2006.

Lo straordinario valore sul piano penale di questi dati e l'implicazione di numerosi servizi statali stranieri "hanno comportato per la Svizzera difficoltà diplomatiche e pressioni da parte di Stati esteri sul segreto bancario", rileva la procuratrice federale, malcelando la stizza.

La vicenda Falciani ha avuto un impatto senza precedenti. I dati resi pubblici da Falciani hanno permesso lo scorso 9 febbraio a un consorzio di media di oltre 40 Paesi tra cui la Svizzera, in una operazione battezzata "SwissLeaks", di rivelare che non solo evasori fiscali, ma anche trafficanti di droga e finanziatori del terrorismo islamico figuravano fra i clienti della HSBC.

Secondo i dati ottenuti dl quotidiano francese "Le Monde" e poi condivisi con la rete del Consorzio internazionale dei giornalisti d'inchiesta, 180,6 miliardi di euro sarebbero transitati, a Ginevra, sui conti HSBC di oltre 100.000 persone di circa 200 Paesi e di 20.000 società offshore, fra il 9 novembre 2006 e il 31 marzo 2007.

Un periodo corrispondente a quello della cosiddetta "lista Falciani" fornita al fisco francese e poi circolata tra i servizi omologhi di mezzo mondo.

Lo scorso giugno, la HSBC ha versato 40 milioni di franchi alle autorità ginevrine, mettendo così fine a un procedimento per riciclaggio di denaro aggravato aperto contro la banca in febbraio.

Secondo la difesa di Falciani, l'imputato ha sempre affermato di non aver agito per interesse proprio, ed infatti non ha ottenuto nè mai chiesto denaro in cambio dei dati bancari che aveva trafugato.

La difesa di Falciani inoltre deplora l'assenza di una legislazione che protegga gli informatori e i cosiddetti "whistleblower", le "gole profonde" che denunciano attività illecite all'interno di governi, aziende o organizzazioni.

Ma l'aspetto più grave di questa grottesca vicenda giudiziaria è che nonostante i dati resi pubblici da Falciani abbiano provato al di là di ogni dubbio che venivano commessi reati gravissimi, secondo la giustizia svizzera - evidentemente - Falciani avrebbe dovuto disinteressarsene, rimanendo in silenzio. 

E complice di questi criminali.

Redazione Milano.


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