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Max Parisi

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / BREVE STORIA DELLE TASSE SULLA CASA, CHI LE HA TOLTE PER DAVVERO E CHI LE HA RIMESSE...

giovedì 1 ottobre 2015

Correva l’anno 2008 e la sinistra italiana incassava l’ennesima vittoriosa sconfitta (nel senso che hanno sempre, sistematicamente, perso tutte le elezioni cui hanno partecipato, avendo vinto solo quando hanno candidato… democristiani) per mano di Silvio Berlusconi, il quale aveva fatto dell’abolizione dell’ICI il suo cavallo di battaglia.

L’ICI, una delle imposte più odiose mai partorite dalla mente dei burocrati italiani, colpiva la proprietà delle abitazioni, comprese le prime, quelle fatte con fiori di sacrifici dagli italiani.

La sinistra aveva urlato, strepitato, manifestato contro l’abolizione dell’ICI in quanto la considerava un “regalo ai ricchi”, come se possedere la casa in cui si abita fosse un crimine contro l’umanità, crimine per altro commesso... da oltre il 62% degli italiani!.

Incredibilmente, per la politica italiana, Berlusconi mantenne la promessa ed abolì l’ICI sulla prima casa.

Sappiamo poi come andarono le cose: la congiura di palazzo ordita dall’allora presidente della repubblica Napolitano su imbeccata della cancelliera tedesca Merkel che vedeva come il fumo negli occhi il governo Berlusconi reo di non piegare la schiena ai diktat di Berlino, porta alla nascita del governo Monti, acclamato dalla sinistra come salvatore della patria, non foss’altro per il motivo che le aveva consentito di conquistare il potere senza passare dalle elezioni.

Il governo non eletto Monti rimise subito le mani in tasca agli italiani massacrandoli di tasse e ripristinando immediatamente l’ICI, ribattezzata IMU e aumentata in modo esponenziale rispetto a prima. Il gettito passò infatti da 9,2 miliardi nel 2011 (ICI seconda casa) a 23,7 nel 2012, regnante Monti. Quasi tre volte il precedente. Non c’è che dire quanto a macelleria sociale attuata dal governo voluto ed imposto da Giorgio Napolitano.

E mentre Monti parlava di “luce in fondo al tunnel” in Italia, sui media stranieri, dichiarava apertamente che stava distruggendo la domanda interna per tutelare i creditori esteri.

La sinistra, che dovrebbe essere paladina dei ceti deboli, non ebbe nulla da ridire sulla reintroduzione della tassa sulla prima casa, che colpiva il ceto medio basso, non certo i grossi possidenti, che già pagavano anche ai tempi di Berlusconi.

Tramontato il cavaliere nero Monti fu il turno della stella filante Letta, durata dalla sera alla mattina e falciata da un’altra congiura di palazzo, questa volta interna al PD. Ovviamente, anche in questo caso il PD non ha avuto nulla da eccepire sul mantenimento della tassa sulla prima casa, coerente, nella sua visione distorta della società. Sotto Letta il gettito si è mantenuto costante, ma giunto al potere Renzi, la cui unica vittoria annoverabile nel suo curriculum è quella delle elezioni condominiali, ovvero le primarie di partito, il gettito è ulteriormente lievitato a 27 miliardi.

Tre primi ministri in quota PD e tre salassi a carico dei proprietari di casa, che, lo ricordiamo, non sono certo i grandi immobiliaristi plutocratici che la propaganda sinistrina tende a dipingere, a meno che non venga considerato tale il proprietario di un monolocale di periferia.

Poi, qualche giorno fa, all’improvviso, il premier non eletto Renzi, dichiara che abolirà l’IMU. Orpo: non è una dichiarazione di Berlusconi, l’ha detto proprio Renzi!. Ora, ci si sarebbe aspettati che il suo partito gli urlasse di tornare in sé e di ritirare la dichiarazione, perché non si può togliere una tassa che è stata il cavallo di battaglia del PD in nome del suo strano concetto di “equità”.

Ed invece, come nelle migliori vignette di Guareschi, il “contrordine compagni” detto dal Capo, è stato immediatamente recepito dal partitone, che si è schierano prono e cieco ai suoi piedi, lodando quanto sia bello ed importante l’abolizione dell’IMU. Il tutto senza temere di cadere nel ridicolo e senza tener conto delle indicazioni della UE che, al contrario, predica un inasprimento delle tasse sulla casa per tagliare quelle sul lavoro (leggasi benefit alle aziende, meglio se multinazionali).

Naturalmente, c’è un risvolto della medaglia: 208 esami diagnostici che diverranno a pagamento nei prossimi anni. Il premier non eletto dà con una mano e prende con l’altra, oltretutto nel modo più odioso, ovvero giocando sulla salute degli italiani.

Sarà poi interessante capire come il PD riuscirà a conciliare la “ferma ed irrevocabile” dichiarazione di Renzi di abolire l’IMU, con i diktat della UE che ne vuole il mantenimento. Foss’altro perché il PD si è sempre dimostrato ultra ortodosso nel rispettare gli ordini che giungono dagli oligarchi di Bruxelles.

Il nostro timore è che alla fine gli italiani si ritroveranno con i tagli alla sanità ed il mantenimento dell’IMU.

Si accettano scommesse.

Luca Campolongo

Fonti

http://www.repubblica.it/economia/2013/11/26/news/scheda_dall_ici_all_imu-tasi_il_gettito_passa_da_9_a_27_miliardi-72013390/

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/07/18/ici-imu-e-tasi-10-anni-di-tormentone-su-prima-casa_13738aa0-3c99-480b-b2bc-6e92c36268a0.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/28/fisco-commissione-ue-italia-tagli-tasse-sul-lavoro-e-le-alzi-su-consumi-e-immobili/2074463/

 

 


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