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Max Parisi

L'IRAQ DECIDE DI ALLEARSI CON PUTIN CONTRO L'ISIS: APRE A BAGHDAD CENTRO STRATEGICO DI COORDINAMENTO (OBAMA SCONFITTO)

lunedì 28 settembre 2015

Il primato strategico statunitense in Medio Oriente ha subito ieri un colpo durissimo: il governo iracheno ha annunciato che entro poche settimane sorgera' a Baghdad un centro strategico con l'obiettivo di coordinare la guerra allo Stato islamico con Iran e Russia. Il nuovo centro strategico "aprira' nell'arco di settimane, forse meno", ha dichiarato il portavoce del ministero della Difesa iracheno, Nasir Nouri Mohammed, nel corso di una conferenza stampa che ha introdotto un piano di cooperazione d'intelligence e per la sicurezza tra i tre paesi.

La notizia "rischia di marginalizzare ulteriormente gli Stati Uniti nella lotta contro il gruppo estremista islamico", ammette la "Washington Post", mentre per il "Wall Street Journal" Mosca sta "rivaleggiando con gli Stati Uniti per l'influenza in Medio Oriente". Il "New York Times" sottolinea come ufficialmente, l'accordo sia stato giustificato da Baghdad con l'esigenza di arginare il flusso di volontari che si uniscono ai ranghi dell'Isis dalle regioni caucasiche, ma lo smacco per Obama è evidentissimo.

Il segretario di Stato Usa, John Kerry, imbarazzato, ha commentato la notizia con circospezione: "Credo che il fattore fondamentale (nella lotta allo Stato islamico) sia la coordinazione", ha dichiarato il segretario prima di incontrare a New York il suo omologo russo, Sergeij Lavrov.

La stampa russa e' concorde pero' nel sottolineare come Mosca stia gradualmente assemblando una coalizione anti-Isis alternativa, se non rivale, a quella guidata dagli Stati Uniti, che conta tra i suoi membri l'Iran e le forze regolari siriane, oltre a Hezbollah e, a giudicare dagli ultimi sviluppi, forse anche il governo iracheno, senza scordare l'avallo ottenuto dalla potente cancelliera tedesca Angela Msrkel, l'aiuto d'intelligence da Israele e perfino l'appoggio inaspettato del presidnete turco Erdogan.

La strategia russa, che Putin dovrebbe rivendicare oggi nel suo intervento di fronte all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, lo pone non soltanto nelle condizioni di sostenere il suo principale alleato nella regione, il presidente siriano Bashar al Assd, ma anche di espandere significativamente l'influenza politica e militare russa nell'area.

In Iraq il quadro e' complesso: Baghdad ospita sul suo territorio 3.500 militari statunitensi in ruoli di addestramento e coordinamento delle operazioni; il premier iracheno Haider al Abadi si e' imposto quale figura di primo piano nella coalizione a guida statunitense contro il sedicente califfato, ma ultimamente ha tacitamente avvallato l'assembramento militare russo in territorio siriano, concedendo a Mosca il sorvolo del suo spazio aereo.

Ora, con l'apertura a Baghdad del Centro di coordinamento strategico per la guerra all'isis con Russia e Iran, o la Casa Bianca decide di schierarsi con Putin per distruggere definitivamente l'isis, oppure nella capitale irachena inizierà un confronto militare Russia-Usa dagli esiti imprevedibili.

Redazione Milano


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