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Max Parisi

INCHIESTA / SIAMO ANDATI A VEDERE A QUANTO AMMONTA IL BUCO IN CASSA DI REGIONI PROVINCE E COMUNI: BANCAROTTA DA SPAVENTO

venerdì 24 luglio 2015

Nelle fasi cruciali della vicenda greca, il premier non eletto italiano, al secolo il signor Renzi da Firenze, si è fatto vanto di “aver salvato l’euro”.

Sembrerebbe, dalle dichiarazioni trionfalistiche del diretto interessato, oltre che dei media di regime, di essere in presenza di un novello Alessandro Magno, o di un redivivo Napoleone, in grado di plasmare gli eventi e piegare politici e nazioni ai suoi voleri.

Peccato che poi si scopra che… la Grecia, anzi più di una "Grecia", ce l’abbiamo direttamente in Italia e che l’ex sindaco  al riguardo non sia in grado di cavare un ragno dal buco.

Già, perché non esiste solo il caso Sicilia: una regione, per giunta a statuto speciale e quindi con privilegi che le altre, Veneto e Lombardia in testa, si sognano col binocolo, sull’orlo del fallimento. Quello della trinacria è la punta di un iceberg immenso e terribile: sono ben 180 i comuni a rischio fallimento in quello che fu il bel paese. La sola Sicilia ha un buco in cassa di oltre 7 miliardi di euro.

Il dato, già di per sé agghiacciante, diventa semplicemente drammatico se si pensa che nel 2010, un anno prima dell’arrivo del “salvatore della patria” Mario Monti a palazzo Chigi, i comuni in dissesto economico erano solo 8, oggi 180 e nessuno ha neppure l'idea di un totale dei debiti in arretrato e non pagati. Potrebbero essere addirittura tra i 18 e 40 miliardi di euro.

Eh già, le amabili “cure” della troika europea, portate avanti dal sociopatico Monti (come ama definirlo il professor Bagnai), e dai suoi degni eredi dalla psiche instabile Letta e Renzi, hanno letteralmente distrutto il tessuto sociale del paese.

Ovviamente ci sono comuni di serie A e comuni di serie B.

Al riguardo lasciamo parlare il sindaco di Alessandria, Maria Rita Rossa: "È una questione di equità fra cittadini di città diverse non possiamo fare due pesi e due misure fra chi abita a Roma o a Napoli e chi sta ad Alessandria. I debiti del comune di Roma sono stati spostati in una bad company e Roma Capitale è potuta ripartire senza dissesto. Nel frattempo Alessandria, Caserta, Casal di Principe e decine di altri enti più piccoli sono stati costretti ad alzare le tariffe e le tasse comunali al massimo, consolidare i debiti delle società partecipate, mettere in cassa integrazione molti dipendenti, bloccare gli investimenti”.

Già, perché se ti chiami Ignazio Marino e governi Roma, puoi sempre contare sulla complicità del governo nel ripianare i debiti o nel metterli sotto il tappeto, mentre se sei un comune del nord devi ovviamente arrangiarti come puoi.

Oltre ai comuni, esistono anche province in profondo rosso e ad un passo dal disastro: secondo l’UPI sarebbero addirittura l’80% e anche qua, dati certificati sui debiti non ce ne sono, ma presumibilmente si tratta di una somma non inferiore ai 20 miliardi di euro. Che si vanno a sommare a quelli del dissesto siciliano e a quegli altri del dissesto dei 180 comuni di cui sopra. Una voragine che è incolmabile e che potrebbe arrivare a sfiorare i 100 miliardi di euro. Al minimo, più di 70. 

D’altra parte questa è la logica conseguenza della macelleria sociale messa in atto dagli ultimi 3 governi: per non assumersi le responsabilità in prima persona, cosa che i politici del palazzo odiano fare, hanno scaricato sugli enti locali il compito di mettere le mani nelle tasche degli italiani, tagliando selvaggiamente i trasferimenti e senza fornire alcun servizio in più ai cittadini.

Si tratta delle tanto amate ricette della troika ue-fmi-bci: massacrare di tasse il ceto medio e tagliare qualsiasi servizio sociale affinchè la popolazione sia portata allo stremo.

Non ci credete? Secondo uno studio del Centro Studio Einaudi, il ceto medio è sceso dal 57 al 38% della popolazione italiana, portando il bel paese a livelli da Sudamerica. D’altra parte questo è il sogno della sinistra al caviale di cui gli ultimi tre premier (nessuno scelto dai cittadini) italiani sono esponenti di spicco: una èlite (loro) ultraricca ed un massa alla soglia della povertà da governare a bacchetta, magari con la fattiva collaborazione dei flussi di immigrati che ogni giorni invade le nostre città.

Il premier non eletto Renzi, dopo i degni compari da ospedale psichiatrico Monti e Letta, ha sicuramente dato un notevole contributo alla distruzione del paese: i numeri sono lì ad inchiodarlo alle sue responsabilità, che non possono certo essere cancellate con un tweet.

Luca Campolongo

Fonti:

http://www.ternioggi.it/provincia-di-terni-verso-dissesto-finanziario-squilibrio-di-9-milioni-appello-al-governo-50378

http://www.forexinfo.it/Sono-180-i-comuni-italiani-che

Libero quotidiano del 22/07/2015, pagina 20

 


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