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Max Parisi

BILANCIO DI META' ANNO: OCCUPATI IN CALO FALLIMENTI SOFFERENZE BANCARIE E DEBITO PUBBLICO ALLE STELLE (L'ITALIA DEL PD)

giovedì 16 luglio 2015

La politica si appresta ad andare in vacanza, con il premier non eletto che si è autocelebrato “salvatore dell’euro”, dopo non essere stato invitato al vertice tra Merkel ed Hollande.

L’ex sindaco di Firenze, spalleggiato dal ministro dell’economia Padoan (quello del disastro dell’Argentina) si sono poi lasciati andare ad annunci su un paese in piena crescita e pieno rilancio. Un quadro idilliaco di disoccupazione in calo, ricchezza che aumenta, cittadini felici e debito pubblico in forte calo.

Sarà vero o siamo in presenza dell’ennesima serie di annunci privi di senso?

Partiamo dagli occupati, attingendo ai dati Istat, giusto per non correre il rischio di venir tacciati di diffondere notizie false e tendenziose, di essere disfattisti. Insomma, per non essere definiti “gufi” dai renzisti di turno. Bene, gli occupati a maggio son calati a 22.330.000 unità rispetto ai 22.392.000 di aprile. Ma come, il premier non eletto non aveva parlato di oltre centomila nuovi posti di lavoro grazie al jobs act? Dove sono, se gli occupati totali sono calati?

Probabilmente saremo diventati più ricchi grazie ad un aumento delle retribuzioni: meno occupati ma con un tenore di vita più alto non è sicuramente il massimo, ma potrebbe indurre in una speranza di crescita futura.

No, non andiamo bene nemmeno su quel fronte: la tendenza è ad un rallentamento dell’aumento percentuale, passato dall’1,2 all’1,1,% tra aprile e maggio con un calo dell’8%.

Dati sconfortanti, come quelli dei prezzi alla produzione, franati di un ulteriore 1,9% nel mese di maggio. Se i prezzi alla produzione calano, significa che le aziende stanno limando all’osso i margini di vendita pur di riuscire a vendere qualcosa, alla faccia della ripresa!

Difatti, e chiaramente non è una casualità, i consumi al dettaglio sono inchiodati, con una crescita dello 0%, mentre le sofferenze bancarie ed i fallimenti stanno toccando nuovi record: 184 miliardi le prime (ultimo dato certificato, dicembre 2014) e 3.800 i secondi nei primi tre mesi del 2015. 

Quindi, segnali di ripresa dei consumi interni, che sono la vera ricchezza di un paese, molto più delle esportazioni, che sono legate a fattori esogeni e non controllabili, non se ne vedono da nessuna parte. Semmai persiste la distruzione di aziende ed attività commerciali. Una desertificazione del tessuto economico come non si è mai visto dalla fine della seconda guerra mondiale.

Se questi sono i prodigiosi risultati del governo renzista, c’è da mettersi le mani nei capelli.

Vediamo se l’ex sindaco di Firenze è stato più abile sul fronte del debito pubblico: secondo i dati di Bankitalia, è cresciuto di 23,4 miliardi nel mese di maggio e di ben 83,3 da inizio anno, che percentualmente corrisponde al 3,9% del PIL.

E meno male che secondo Padoan il nostro debito stava scendendo perché abbiamo fatto le riforme a differenza dei “cattivoni” greci. I casi sono due: o hanno invertito il significato dei segni “+” e “-“, oppure gli annunci delle veline di regime sono ben altra cosa rispetto alla realtà fattuale.

Qualcuno potrebbe pensare che chi scrive sia una persona in malafede, che “spulcia” i dati con il solo intento di trovare i difetti di un governo “forte e capace, che sta rivoluzionando il paese”.

Per fugare ogni dubbio, siamo andati a cercare i dati del World Economic Forum sull’efficienza dell’azione di governo. Si tratta di un report internazionale che prende in considerazione l’efficienza dei diversi governi. Il parametro di valutazione è estremamente semplice: rapporto tra risorse impiegate e risultati ottenuti.

Si tratta di un parametro neutro, nel senso che può essere applicato a qualsiasi stato e forma di governo, grande o piccolo. 

Il risultato è eccezionale: il governo italiano è al secondo posto! Sì, ma solo se leggiamo la classifica partendo dal basso.

Al di là dell’ironia, come efficienza di governo, quello renzista si mette dietro - a livello mondiale! - solo il Venezuela, non propriamente un risultato di cui esserne orgogliosi e di cui i media nazionali han preferito parlare sottovoce. Anzi, tacere.

Se questo è il bilancio di metà anno (i dati ufficiali sono aggiornati a giugno), non possiamo attenderci nulla di buono per settembre, anche perché l’unica cosa sensata che potrebbe fare questo governo, ovvero dimettersi e lasciarsi giudicare dai cittadini, non è certo nell’agenda del premier non eletto.

Luca Campolongo

Fonti:

www.istat.it

http://www.lavocesociale.it/bankitalia-debito-pubblico-da-record-mese-cresciuto-di-234-miliardi/

http://www.ilgiornale.it/news/politica/schiaffo-world-economic-forum-renzi-italia-penultima-efficie-1151999.html

www.abi.it

 


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