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Max Parisi

NEW YORK TIMES E WALL STREET JOURNAL SCAGLIANO - PER LA PRIMA VOLTA INSIEME - MISSILI SULLA GERMANIA: GUAI AL GREXIT!

martedì 7 luglio 2015

NEW YORK  - All'indomani del referendum con cui i cittadini greci hanno respinto le richieste dei creditori internazionali, la stampa statunitense si fa portavoce della posizione di Washington, che nell'eventualita' di un'uscita della Grecia dall'euro vede un gravissimo rischio geopolitico globale, quindi inaccettabile.

Un editoriale non firmato del "New York Times" - che per conseguenza è della direzione - avvisa che "per il bene dell'Europa, la Grecia deve rimanere nell'eurozona".

L'editoriale appare, per toni e contenuti, un avvertimento diretto alla cancelleria di Berlino: "Sono la Germania - scrive la direzione del quotidiano - ha il potere di decidere cosa accadra' ora, se cacciare la Grecia dall'eurozona o offrire un cammino alternativo per l'economia greca, a cominciare dalla remissione del suo enorme e impagabile debito pubblico".

Il messaggio e' chiaro, il vero mittente pure ed è ovviamente la Casa Bianca, e il destinatario e' l'unico attore statuale europeo a esercitare un vero ruolo decisionale nell'ambito della crisi: la Germania.

Sul piano economico, scrive il "New York Times", "quel che i leader europei devono fare e' ovvio. Devono ristrutturare il debito greco di 317 miliardi di euro - circa il 177 per cento del suo pil - e mantenere il paese, un membro dell'Unione Europea e della Nato, all'interno dell'eurozona".

Col suo editoriale, il "New York Times" dimostra come l'intransigenza in sede negoziale del governo greco di Alexis Tsipras non sia mai stata un azzardo: la Grecia ha rifiutato e continua a rifiutare le condizioni poste dai suoi creditori, consapevole che questi ultimi non dispongono della determinazione ne' della forza politica necessarie a cacciare Atene dall'eurozona.

E rimanendo nella grande stampa americana, anche  "Wall Street Journal" ribadisce in un paio di editoriali gli stessi concetti espressi oggi dal "New York Times": l'uscita della Grecia dall'euro costituirebbe un danno gravissimo alla credibilita' dell'euro e del progetto europeo. Lo stesso quotidiano economico che sino a un paio di settimane fa sminuiva i rischi di contagio, quando ancora regnava l'ottimismo circa un possibile accordo tra la Grecia e i suoi creditori, ora sostiene che nel caso di una Grexit "i rischi di un vasto contagio politico sono pericolosamente elevati".

In un secondo articolo, il quotidiano sottolinea quanto la Germania avrebbe da perdere nell'ipotesi di un'uscita della Grecia dall'euro: l'esposizione complessiva della prima economia europea al debito ellenico e' di 90 miliardi, che pero' - sottolinea il quotidiano - i contribuenti tedeschi perderebbero comunque nel caso si concretizzasse la ristrutturazione del debito auspicata dagli Stati Uniti. Senza contare, come reso noto pochi giorni fa dal Fondo monetario internazionale (Fmi), che giunti a questo punto mantenere la Grecia nell'euro costerebbe ai suoi creditori - e dunque ai contribuenti europei - non meno di altri 50 miliardi di euro. 

Resta il fatto che l'America teme il Grexit non tanto e solo per le violentissime ripercussioni finanziarie che certamente ci sarebbero, ben di più per l'aiuto che la Russia di Putin altrettanto certamente offrirebbe ad Atene avendo in cambio finalmente una posizione strategica nel cuore del Mediterraneo e non solo. La feroce cacciata della Grecia dall'eurozona che potrebbe attuare la Germania, potrebbe produrre, per motivata reazione, l'uscita di Atene dalla Nato.

E' questo, lo scenario che assolutamente Obama non vuole si realizzi. E così i due più autorevoli quotidiani americani oggi scagliano fulmini e saette sul governo Merkel. 

La situazione greca si fa sempre più intricata ed esplosiva.

Redazione Milano


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