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Max Parisi

MENTRE NON SI PARLA D'ALTRO CHE DI GRECIA, L'UCRAINA E' A UN MILLIMETRO DAL DEFAULT, CHE POTREBBE AVVENIRE IL 20 GIUGNO

venerdì 12 giugno 2015

KIEV - Un delicatissimo braccio di ferro tra creditori privati e governo ucraino fa balenare lo spettro di un imminente default, dalle conseguenze imprevedibili per l'ex Paese sovietico, in difficoltà da anni e ulteriormente devastato nella sua economia dal conflitto nel Sud-est contro i separatisti.

I principali detentori privati del debito dell'Ucraina lamentano l'estrema lentezza dei negoziati con l'esecutivo, che punta a ottenere uno "sconto" di 15,3 miliardi di dollari su quattro anni. In pratica, Kiev chiede una ristrutturazione del debito con una forte svalutazione del valore di rimborso di quanto dovuto ai grandi investitori privati in titoli ucraini.

Ma le trattative si sono prolungate, senza dare per ora frutti concreti e svariati investitori della cordata d guidata da Franklin Templeton chiedono di stringere, sostenendo che la Banca centrale Ucraina in realtà i fondi necessari ce li ha.

Oggi sulla vicenda è sceso in campo anche il Financial Times, chiedendo in un editoriale ai creditori privati di fare la loro parte per "condividere le sofferenze" dell'Ucraina, che "sta lottando per la sua sopravvivenza come Stato indipendente".

Il governo ucraino "non può permettersi di spendere circa il 5% del suo pil per pagare interessi sul debito", si allarma il Ft, esortando i colossi della finanza a cedere allo sconto: "hanno l'obbligo morale di farlo".

Un comitato che raggruppa i quattro principali creditori privati ha messo ieri nero su bianco la propria linea. "Il ministro Jaresko è da oltre un mese in possesso di una soluzione proposta dal Comitato per i Titoli e in ottemperanza con le richieste del Fondo Monetario", si legge nella nota, "siamo molto preoccupati dalla posizione che sta assumendo il ministro, che non è nell'interesse del Paese. Noi siamo disposti e pronti ad avviare trattative in qualsiasi momento".

Il ministro delle Finanze ucraino, Natalie Jaresko, da mesi batte sul tasto del debito, delle riserve valutarie troppo ridotte per discutere i finanziamenti internazionali necessari a evitare il default e della necessità di una ristrutturazione del debito sovrano, pena la sospensione dei rimborsi. Argomenti che non piacciono ai creditori, ma la Jaresko (americana naturalizzata ucraina) replica che senza la ristrutturazione rischierebbero perdite ben maggiori.

Parallelamente, c'è il capitolo russo del debito ucraino e Mosca ha già messo in chiaro di non avere nessuna intenzione di rivedere le condizioni di rimborso di tre miliardi di dollari, prestito che prevede il pagamento di interessi per 75 milioni di dollari entro il 20 giugno. In caso di mancato saldo, la Russia intende chiedere alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia di dichiarare l'Ucraina in default.

Jaresko e il premier Arseniy Yatsenyuk sono a Washington per colloqui sul pacchetto di aiuti da 17,8 miliardi di dollari assegnato lo scorso anno. Sul piatto, c'è una tranche da 1,7 miliardi di dollari attesa per luglio 2015, che in teoria dovrebbe essere emessa solo dopo un accordo con i creditori. Ma data la situazione, l'Fmi ha segnalato la possibilità di dividere i due dossier: "abbiamo una policy di prestito che ci permette di continuare a prestare a uno stato membro anche in caso di arretrati con i creditori privati", ha detto il primo vice direttore del Fondo David Lipton.

Ma l'Fmi evita accuratamente di dire he questa "policy" varrebbe per l'Ucraina ma assolutamente non può valere per la Grecia. Questo perchè - ovviamente - il salvataggio o meno di uno stato in difficoltà ha a che fare unicamente con la geopolitica dettata all'Fmi dalla Casa Bianca. E Obama ha deciso di distruggere la Grecia, amica della Russia, e di salvare l'Ucraina golpista, dato che il golpe l'ha organizzato la Cia su mandato della Casa Bianca. Per essere chiari.

Redazione Milano

 


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