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Max Parisi

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / RIPRESA IN ITALIA? ALL'ORIZZONTE DELL'ESTATE C'E' L'AUMENTO DELL'IVA, NON DEL LAVORO.

giovedì 4 giugno 2015

La stampa di regime ha trionfalmente annunciato l'uscita dalla recessione grazie al +0.3% messo a segno dal PIL nel primo trimestre del 2015, mettendo termine alla più lunga serie negativa della storia sul prodotto interno lordo.

Con ancor più enfasi, gli stessi media, si sono lanciati nell'esaltazione della probabile crescita anche per il secondo trimestre 2015. Peccato che:

1) L'Istat abbia parlato di una forchetta che va da 0 allo 0,4% (quindi da stasi a crescita da brodino tiepido)

2) Il medesimo istituto di statistica ritenga probabile che il pil crescerà al massimo dello 0,2%

Cosa ci dicono questi numeri?

1) Il pil del secondo trimestre è in rallentamento, nonostante permangano condizioni esterne nettamente favorevoli, come il cambio euro-dollaro a 1,09 e il costo del petrolio intorno ai 60 dollari il barile

2) la crescita italiana rimane al di sotto della media europea, che usufruisce dei medesimi "aiutini", ovvero rapporto euro dollaro debole e petrolio a prezzi da saldo.

3) con questo andamento di crescita, ammesso che la crescita continui, visto che per il secondo trimestre è già previsto un rallentamento del 33% (!), ben difficilmente saranno centrati gli obiettivi di crescita annua

Quali conseguenze ci attendono?

Ovviamente i conti pubblici, che sono stati tarati su una crescita maggiore, andranno nuovamente fuori controllo e, in caso di rapporto deficit/pil non corretto, il governo del premier non eletto sarà costretto a mettere nuovamente le mani nelle tasche dei cittadini, magari facendo scattare la clausola di salvaguardia che prevede l'aumento dell'iva.

D'altra parte, aumentare l'imposta sul valore aggiunto in un momento in cui i consumi interni, in particolare quelli delle famiglie, è ancora in calo, sarebbe una genialata degna di questo governo, che è riuscito a rendere retroattivi anche gli aumenti delle imposte sui fondi pensione.

Ovvio che far scattare una qualsiasi clausola di salvaguardia, sia essa l'aumento dell'iva piuttosto che delle tasse sui carburanti, avrebbe come unico effetto quello di deprimere ulteriormente i consumi e quindi le entrate fiscali, in una spirale ben conosciuta e sperimentata nell'italico stivale.

Certo, gli economisti à la carte, quelli che criticavano l'eventuale svalutazione della lira in caso di suo ritorno, ma che elogiano quella dell'euro (che aiuta solo la Germania), sapranno trovare una giustificazione teorica sia all'aumento delle tasse, che alla mancata crescita del pil (tutta colpa degli sfaticati italiani che non accettano di lavorare a 500 euro al mese e pretendono pure di avere l'assistenza sanitaria?), ma la verità rimane una sola: nemmeno con condizioni esterne estremamente favorevoli come quelle attuali, l'italico stivale è in grado di mettere a segno una crescita dignitosa.

Questo significa che 4 anni di "amorevoli cure" imposte da premier non eletti e dettate direttamente da Berlino e Bruxelles, hanno devastato in modo quasi irreparabile il tessuto produttivo e sociale italiano e la mazzata finale potrebbe proprio essere l'aumento dell'iva in caso di mancato rispetto delle previsioni di crescita.

Gli elementi perché questo accada ci sono tutti, non ultimo un premier che si esalta per una "vittoria" alle regionali che gli ha eroso quasi la metà dei consensi conquistati appena un anno prima alle europee. Un po' come se un'azienda fosse contenta di aver perso la metà dei suoi consumatori.

Ecco, l'italico stivale, al momento, è governato da una simile persona. A voi ogni commento ed ipotesi sulle prospettive future del paese.

Luca Campolongo

 


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