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Max Parisi

PARLA IL BOSS ODEVAINE, GIA' BRACCIO DESTRO DI VELTRONI E SCATTANO ALTRI 44 ARRESTI PER MAFIA CAPITALE.

giovedì 4 giugno 2015

ROMA - E' stato indicato come uno spettro che agitava il sonno di molte persone. A sei mesi dai primi arresti per l'inchiesta "Mondo di mezzo", nota anche come "Mafia Capitale", oggi si ricomincia: su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma il gip del tribunale di Roma ha autorizzato nuovi arresti in carcere e ai domiciliari per 44 persone che sono accusati a vario titolo, per associazione di tipo mafioso, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni e trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante delle modalita' mafiose (art. 7 L. 203/1991).

Altre 21 persone sono indagate per i medesimi reati e sono sottoposte a perquisizione. Gli interventi sono tuttora in corso nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L'Aquila, Catania e Enna. Sotto la lente della procura di Roma e' finita la ramificazione dell'inchiesta legata all'emergenza immigrati. 

Nome di spicco finito in manette e' quello del consigliere regionale del Lazio Luca Gramazio, che nella scorsa consiliatura ha ricoperto il ruolo di capogruppo del Pdl in Campidoglio. Dalla stessa carica in Regione si era dimesso lo scorso dicembre dopo la diffusione della notizia del suo coinvolgimento come indagato nel primo filone dell'inchiesta di Mafia Capitale.

Le indagini avrebbero evidenziato come Luca Gramazio avrebbe partecipato all'associazione mafiosa "in qualita' di esponente della parte politica che interagiva, secondo uno schema tripartito, con la componente imprenditoriale e quella propriamente criminale. Il predetto (...) sfruttando la propria appartenenza ai suddetti organi amministrativi e la conseguente capacita' di influenza nell'ambiente istituzionale, poneva in essere condotte strumentali al conseguimento degli scopi del sodalizio". Sarebbe quindi emersa la capacita' del gruppo guidato da Massimo Carminati, "la diffusa attivita' di condizionamento" determinata "dalla rete di rapporti e dal ramificato sistema tangentizio intessuti dal gruppo mafioso e coinvolgenti pubblici amministratori e pubblici ufficiali". 

Chiave di volta e' il ruolo di Luca Odevaine, prima vice capo della segreteria di Walter Veltroni, poi a capo della Polizia Provinciale. In seguito sedeva al "Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell'Interno - Dipartimento per le liberta' civili e l'immigrazione". Dei rapporti di Odevaine con Salavatore Buzzi, a capo della Cooperativa "29 giugno", si parlava gia' nel primo filone dell'inchiesta: con oggi si conferma quindi che lo stesso Odevaine "fosse in grado di garantire consistenti benefici economici ad un 'cartello d'imprese' interessate alla gestione dei centri di accoglienza, determinando l'esclusione di imprese concorrenti dall'aggiudicazione dei relativi appalti".

Secondo gli inquirenti, gli accertamenti successivi alla tranche di arresti di dicembre hanno confermato "l'esistenza di una struttura mafiosa operante nella Capitale, cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditoriali locali". Le indagini avrebbero confermato l'esistenza di un "ramificato sistema corruttivo finalizzato a favorire un cartello d'imprese, non solo riconducibili al sodalizio, interessato alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori". Nelle prossime ore si sapranno i nomi dei nuovi indagati che potrebbero essere nomi eccellenti della politica e dell'imprenditorialita' romana e laziale. 

Luca Odevaine "riceveva da Cammisa, Ferrara, Menolascina e Parabita la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l'aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014", per favorire il gruppo La Cascina nella gestione dell'emergenza profughi. E' quanto si legge nell'ordinanza firmata dal gip di Roma Flavia Costantini nei confronti di Odevaine, indagato nell'ambito della fase due dell'inchiesta Mafia capitale.

In particolare, a quanto si legge nell'ordinanza, a Odevaine viene contestata "la vendita della sua funzione e per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio in violazione dei doveri d'imparzialità della pubblica amministrazione, consistenti, tra l'altro nell'orientare le scelte del Tavolo di Coordinamento Nazionale sull'accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, al fine di creare le condizioni per l'assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dal gruppo La Cascina; nel comunicare i contenuti delle riunioni e le posizioni espresse dai rappresentanti delle istituzioni nel tavolo di coordinamento nazionale; nell'effettuare pressioni finalizzate all'apertura di centri in luoghi graditi al gruppo La Cascina; nel predisporre i bandi delle gare suindicate in modo da garantire l'attribuzione al raggruppamento di imprese del quale faceva parte il gruppo La Cascina di un punteggio elevato; nel concordare con gli esponenti del gruppo La Cascina il contenuto dei bandi di gara; nel favorire l'aggiudicazione delle gare suindicate al raggruppamento di imprese del quale faceva parte il gruppo La Cascina".

Secondo l'ordinanza avrebbe ricevuto tali somme "in parte, direttamente ovvero per il tramite di Bravo Stefano e di Bruera Marco, i quali unitamente a Addeo Gerardo e ad Addeo Tommaso curavano la predisposizione della documentazione fittizia finalizzata a giustificare l'ingresso delle somme nelle casse delle fondazioni e delle società riferibili a Odevaine". 

Redazione Milano


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