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Max Parisi

ANALISI DEL VOTO / LA LEGA HA OTTENUTO OLTRE IL DOPPIO DEI VOTI DELLE POLITICHE (+109,4%) MENTRE IL PD HA PERSO IL 50,2%

lunedì 1 giugno 2015

Il Partito democratico ha perso oltre due milioni di voti rispetto al 2014, ossia alle elezioni più vicine nel tempo (-2.143.003), ma la riduzione è significativa anche rispetto al 2013 (-1.083.557).

Questa diminuzione è anche attribuibile al calo generale del livello di partecipazione, ma principalmente alla fuga degli elettori dal Pd. I dati del 2015 vanno considerati in virtù di un livello di partecipazione che si è notevolmente contratto rispetto alle consultazioni precedenti. In termini percentuali questo spostamento in valori assoluti si traduce in una contrazione del 50,2% rispetto alle scorse elezioni europee del maggio 2014 e del 33,8% rispetto alle consultazioni politiche del 2013.

Dal punto di vista territoriale la riduzione del partito guidato da Matteo Renzi è stata significativa in tutto il territorio nazionale, ma accentuata soprattutto in Veneto (-65,8%), e in Liguria (-57,3%) e comparativamente meno sostenuta in Toscana (-42,6%) rispetto alle europee del 2014.

È quanto emerge dalle analisi dell'Istituto Carlo Cattaneo di Bologna, che ha effettuato alcune elaborazioni dei risultati, nelle 7 regioni chiamate alle urne, del voto appena conclusosi per determinare in che misura il Partito democratico (Pd), il Movimento 5 stelle (M5S), Forza Italia (FI) e la Lega Nord (LN) abbiano riscosso maggiori o minori consensi rispetto alle precedenti elezioni europee (2014) e politiche (2013, Camera dei deputati).

In particolare, questa analisi si concentra sul numero assoluto di voti ricevuti dai maggiori partiti. Questo risultato negativo del Pd può essere attribuito solo in parte al fenomeno delle cosiddette "liste del presidente", che, anche dove presenti, ottengono consensi molto disomogenei.

Il caso più rilevante è la Puglia, dove il Pd sconta probabilmente la forte affermazione della lista "Emiliano Sindaco di Puglia" (154.028 voti, pari al 9,2%), mentre in Veneto la prestazione della lista a sostegno del candidato Alessandra Moretti è poco significativa (3,8%).

Le liste del presidente sono del tutto assenti poi in Toscana, Umbria e Liguria, dove pure i democratici ottengono risultati deludenti rispetto al passato.

Il Movimento 5 stelle (M5s) ha ridotto i propri consensi di circa il 60% rispetto all'exploit delle politiche del 2013, ma anche rispetto alle europee del 2014 (-40,4%), quando già avevano fatto registrare un cospicuo arretramento.

In valore assoluto questa variazione si traduce in una contrazione di voti pari a (-1.956.613) rispetto alle politiche e -893.541 rispetto alle europee. Da un lato il partito di Grillo non riesce a capitalizzare le difficoltà degli avversari in alcuni contesti apparentemente favorevoli, ad esempio in Campania, dove il caso dei candidati "impresentabili" segnalati dalla Commissione Antimafia lasciava forse presagire un risultato più brillante.

Anche in Veneto, dove il Movimento ha perso il 75% dei voti del 2013, molti elettori del centro-destra sembrano essere stati riassorbiti dal partito di Salvini. Ciò detto, non deve essere sottovalutata la capacità del Movimento di consolidare la propria presenza nell'arena elettorale difficile delle regionali, in cui la presenza del leader Beppe Grillo è meno visibile.

Il risultato di Forza Italia alle regionali del 2015 invece segnala che la compagine guidata da Silvio Berlusconi ha complessivamente perso il 46,9% rispetto alle europee del 2014 e oltre i due terzi dei consensi avuti alle politiche del 2013 (-67,0%).

In termini assoluti si tratta di valori eccezionali, posto che Forza Italia ha perso quasi 2 milioni di voti sul 2013 (-1.929.827) e quasi 1 milione rispetto al 2014 (-840.148).

In questo quadro di generalizzata forte riduzione dei consensi, il partito di Berlusconi riesce a limitare le perdite soltanto in due contesti, la Campania e la Liguria. Come noto, nel primo caso il candidato era il presidente della Giunta uscente, nel secondo caso si trattava di un esponente azzurro di rilievo nazionale, a conferma che Forza Italia soffre l'assenza/debolezza di una leadership che ne è stata storicamente la guida.

La Lega Nord è l'unico grande partito che aumenta i propri consensi.

Il partito guidato da Matteo Salvini ha ricevuto un numero di consensi pari a oltre il doppio di quelli delle elezioni politiche del 2013 (+109,4%) (+402.584).

Similmente, se compariamo il dato del 2015 con quello delle europee del 2014 si evince una crescita in valori assoluti di quasi la metà (+50%) pari a oltre duecentomila unità (+256.803).

Ovviamente, trattandosi di un partito a forte connotazione geo-territoriale emergono variazioni tra le regioni considerate. La crescita maggiore si è avuta nelle regioni centrali ("rosse"), ossia le aree in cui in precedenza il partito era meno forte, al punto che in questa zona la LN nel 2015 ha raddoppiato (triplicato in Toscana e Umbria) i consensi delle europee.

Nel Veneto si registra l'unica contrazione rispetto al 2014 (-9,7%), plausibilmente spiegabile con il risultato eclatante della lista "del presidente" collegata al candidato Luca Zaia.

È da sottolineare il mutato rapporto di forze fra i due maggiori attori politici del centrodestra.

La Lega Nord è diventato il primo partito di quest'area politica (e della potenziale coalizione) in tutte le regioni in cui ha presentato una propria lista.

La crescita in voti assoluti ha consentito al Carroccio di superare Forza Italia: nel 2015 il peso delle camicie verdi è doppio rispetto a quello delle camicie azzurre (67% vs 33%). Un dato molto significativo se si considera che ancora un anno fa i rapporti di forza erano praticamente invertiti.

Redazione Milano


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