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Max Parisi

PER LA PRIMA VOLTA, GRANDI AZIENDE BRITANNICHE SI SCHIERANO APERTAMENTE PER L'USCITA DELLA GRAN BRETAGNA DALLA UE

martedì 19 maggio 2015

LONDRA - Jcb ha scosso la comunita' imprenditoriale britannica, esprimendosi a favore dell'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea in caso di mancato accordo sulle riforme. Il colosso delle attrezzature per l'edilizia, riferisce il "Financial Times", e' il primo grande gruppo manifatturiero ad appoggiare l'ipotesi della "Brexit", rompendo i ranghi del settore, generalmente preoccupato per l'impatto dell'eventuale uscita dal mercato unico.

Secondo l'amministratore delegato, Graeme MacDonald, nel commercio con l'Europa non cambierebbe molto; a suo parere "c'e' stato fin troppo allarmismo su questioni come l'occupazione. Penso - ha spiegato il manager - che non sia nell'interesse di nessuno fermare gli scambi. Non penso che noi o Bruxelles innalzeremmo barriere commerciali".

Il presidente della compagnia, Lord Bamford, tra i donatori del Partito conservatore, ha aggiunto che il paese potrebbe negoziare i suoi accordi commerciali in autonomia. Matthew Elliot, responsabile della campagna "Business for Britain", osserva che i capitani d'impresa "non sono schiavi del progetto europeo".

La posizione di Jcb, per quanto rilevantissima e paragonabile, in Italia, alla presa di posizione del Gruppo FCA, non e' rappresentativa dell'intera industria nazionale: l'Eef, l'associazione del comparto manifatturiero, ha sempre auspicato la permanenza nell'Ue e il suo ad, Terry Scuoler, si e' detto perplesso e sorpreso per le dichiarazioni di Jcb, sottolineando che le argomentazioni economiche non sono state tenute in adeguata considerazione: "Un mercato aperto di 500 milioni di persone, l'incredibile opportunita' di intese commerciali, mi domando se siano consapevoli del successo di alcuni di questi accordi".

L'Eef stima nel 75 per cento la percentuale degli associati che vogliono rimanere nell'Ue. Alcune importanti aziende, come Bae Systems e Weir, hanno espresso la loro posizione e sostenuto l'opportunita' della partecipazione degli imprenditori al dibattito. 

Resta il fatto che di fronte al deciso tracollo del gradimento dell'Unione europea in Gran Bretagna, adesso anche il grande ceto imprenditoriale prende posizione. E' evidente che si tratta di segnali molto forti del desiderio degli inglesi di lasciare la Ue al suo (infausto) destino.

Redazione Milano


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