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Max Parisi

WALL STREET JOURNAL: ''FUTURO NERO PER UE E EUROZONA: NON INVESTITE QUI E SE L'AVETE FATTO, VENDETE E FUGGITE'' (GONG!)

giovedì 14 maggio 2015

NEW YORK - L'economia europea ha consolidato una modestissima crescita nel primo trimestre dell'anno, ma nel medio termine - avverte il "Wall Street Journal" - le prospettive "sono tutt'altro che rosee".

Il quotidiano economico statunitense cita cinque fattori che impediscono all'Europa di aspirare a una crescita economica sostenuta, che sarebbe necessaria, specie nei paesi piu' in difficolta', a compensare il continuo aumento dell'indebitamento e a tornare ai livelli di benessere pre-crisi.

Proprio l'elevato indebitamento e' il primo ostacolo citato dal quotidiano: "Nonostante mezzo decennio di austerita' - che evidentemente non ha riguardato la 'macchina' pubblica, se non in misura marginale - il debito pubblico ha raggiunto valori record e continua ad aumentare. Il settore privato ha problemi simili a ridurre la sua dipendenza dai prestiti, e sei dei paesi piu' indebitati al mondo si trovano nell'eurozona".

Un secondo freno alla vera ripresa economica del Continente e' l'elevato tasso di disoccupazione: e' la stessa Commissione europea, nelle sue stime di crescita primaverili, ad ammettere che "la disoccupazione rimarra' intollerabilmente elevata per un lungo periodo". La ripresa stentata porta alla creazione di qualche nuovo posto di lavoro, ma "le riforme concepite per flessibilizzare il mercato del lavoro, che arrecano benefici occupazionali nel lungo termine, nell'immediato portano a un aumento dei licenziamenti, come dimostrato dall'Italia".

Anni di contrazione degli investimenti da parte di imprese e governi - aggiunge il "Wall Street Journal" - hanno aggravato lo stato di usura di macchinari e infrastrutture ed eroso la capacita' produttiva delle economie europee. La risposta comunitaria - il cosiddetto Piano Juncker - e' a malapena un pannicello caldo, e "anche ammettendo possa funzionare, ci vorrebbe molto tempo per aumentare il limite massimo di velocita' dell'economia europea".

Un altro fattore che ostacola le prospettive di crescita del Continente - forse il piu' preoccupante nel medio e lungo termine - e' l'invecchiamento della forza lavoro e il declino demografico europeo.

Infine, il quotidiano cita i fattori di criticita' contingenti, primo tra tutti il muro contro muro sul debito greco, le cui conseguenze sono imprevedibili: magari un default, o addirittura l'uscita di Atene dalla zona euro; ma non solo: la crisi ucraina ha gravemente danneggiato i rapporti commerciali dell'Europa con la Russia, e gli sviluppi in Africa e Medio Oriente "sono tutt'altro che favorevoli", e stimare gli effetti economici di fenomeni come il massiccio flusso migratorio verso l'Europa e' del tutto impossibile.

La conclusione di questa impietosa analisi del più importante quotidiano finanziario mondiale sull'Unione europea e nello specifico sull'eurozona non lascia dubbi: se avete capitali da investire, non fatelo nella Ue, anzi, andatevene prima di subire perdite irreparabili. 

Questa è anche la ragione profonda della massiccia fuga di capitali dalla Germania, con la vendita in blocco si gigantesche quantità di bund tedeschi, tanto che l'interesse su questi titoli è cresciuto - nello spazio di 10 giorni di oltre il mille pe cento. Sì, mille per cento.

Redazione Milano


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