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Max Parisi

FINANCIAL TIMES ''AVVISA LA UE'': 23 ANNI FA SONDAGGI ERRATI E VINSE MAJOR E VIA DALLO SME. OGGI UGUALE, E VIA DALLA UE...

lunedì 11 maggio 2015

LONDRA - L'ultima volta in cui i sondaggi sbagliarono cosi' clamorosamente, ricorda l'autorevole e conosciutissimo commentatore del "Financial Times" Wolfgang Munchau a proposito delle elezioni britanniche, fu nel 1992.

Allora la vittoria di John Major fu il preludio a un disastro della "allegra finanza speculativa europea": pochi mesi dopo infatti il Regno Unito lasciò il Sistema monetario europeo, il meccanismo di cambi, che era in tutta evidenza profondamente errato tanto quanto lo è oggi l'euro: obbligava a cambi fissi tra valute bloccandole tra di loro, un po' come avviene oggi con l'euro che per alcuni stati come la Germania non è abbastanza "forte" e per altri come l'Italia è "troppo forte". Ma questa dell'uscita della Grn Bretagna dallo SME è storia.

Ora invece, a 23 anni di distanza, un altro shock elettorale puo' essere il presagio di una nuova crisi: l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue.

Da un punto di vista "europeo" l'editorialista prevede diverse conseguenze dopo la vittoria di David Cameron, che ha promesso un referendum sull'appartenenza all'Unione nel 2017.

La prima e' una prolungata incertezza fino al voto referendario.

Gli europeisti si consolano coi sondaggi di oggi debolmente a loro favore, ma non possono stare tranquilli: nessuno puo' prevedere con certezza l'esito cosi' in anticipo, considerando l'inaffidabilita' dei rilevamenti, il nazionalismo scozzese e la possibile reazione inglese.

Cameron, inoltre, non deve piu' allineare la sua posizione con un partner di coalizione, oggi ha una maggioranza stabile.

In secondo luogo, i negoziati tra Regno Unito e Ue per far in modo che il referendum non si tenga, non saranno facili; potrebbero essere piu' complessi di quelli attualmente in corso con la Grecia.

Il premier ha avanzato sette proposte - tra cui quelle sul controllo dell'immigrazione comunitaria, sul freno al "turismo dei benefit" e sul rimpatrio di alcuni poteri ai parlamenti nazionali - che in parte richiedono modifiche ai trattati.

Potrebbe ottenere un risultato sui benefit, un tema ragionevole, senza intaccare il principio della liberta' di circolazione, ma difficilmente sugli altri punti.

I tempi delle modifiche ai trattati sono lunghi; Cameron non solo dovrebbe convincere il popolo britannico che e' meglio restare nell'Ue, ma il resto dell'Ue che un accordo e' anche nel suo interesse; dovrebbe impegnarsi in uno sforzo diplomatico senza precedenti per lui, sforzo che oltre tutto non vuole fare, tenendo presente che dall'altra parte a negoziare c'è l'orrido Juncker che Cameron in tutti i modi ha detto e fatto sapere di non volere a capo della Commissione Ue.  Ma ha vinto la Germania che lo ha imposto, complice la servile Italia renziana, tronfia fiera d'aver avuto "in cambio" l'inutile e risibile Mogherini. 

Tutto cio' avviene in un momento di debolezza geopolitica per l'Europa, alle prese con la crisi russo-ucraina. E Cameron ha già abbandonato la Ue al suo destino, nei fatti, lasciando la guida alla Germania e alla Francia e non c'e' da aspettarsi un cambiamento su questo fronte. La sostanza è che con la rielezione di Cameron Londra è sempre più lontana da Bruxelles. L'Ue, infine, non puo' permettersi Grexit e Brexit simultaneamente; la Grecia, pertanto, sara' al sicuro fino al referendum britannico? Oppure al Grexit seguirà l'immediata decisione di Cameron di indire il referendum anti Ue?

Di sicuro c'è solo che il premier britannico ha detto che verrà fatto "entro il 2017". Ma anche domani mattina, è entro quell'anno...

Redazione Milano. 


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