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PRESIDENZIALI IN POLONIA: VINCE IL PRIMO TURNO ANDRZEJ DUDA, NAZIONALISTA ANTI UE E ANTI EURO APPOGGIATO DALLA CHIESA

lunedì 11 maggio 2015

VARSAVIA - Enorme svolta a destra della Polonia, che secondo le oligarchie Ue è "il più occidentale e insieme il più importante per popolazione, forza economica, peso politico e militare tra i Paesi del centro-est europeo" membri di Ue e Nato.

Ieri, si sono tenute le elezioni nazionali per il rinnovo dell'importantissima carica di Presidente della Repubblica, che in Polonia viene eletto direttamente dal popolo, e sulla base degli exit poll resi pubblici immediatamente dopo la chiusura delle urne dai maggiori media polacchi, lo sfidante nazionalista anti euro e anti Ue Andrzej Duda ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali.

Con il 34,8 per cento dei consensi avrebbe sorpassato il capo dello Stato in carica, il liberal Bronislaw Komorowski, membro di spicco del partito centrista ed europeista Piattaforma dei cittadini (PO) al governo dal 2007, prima con Donald Tusk e ora con Ewa Kopacz.

Al primo turno, sempre secondo gli exit poll, Komorowski ha ottenuto soltanto il 32,3 per cento dei voti, molto meno del 40 per cento e passa che gli attribuivano gli ultimi sondaggi. Altra indicazione molto preoccupante per le oligarchie Ue ma traordinaria notizia per chi ama la libertà e la democrazia, il terzo posto negli exit polls del cantante rock nazionalista Pawel Kukiz con il 20,3 per cento.

Partecipazione al voto è stata relativamente alta: 49,4 per cento. Tutto sarà quindi deciso al ballottaggio che si terrà tra due settimane, domenica 24 maggio.

Ma se il trend indicato dagli exit poll verrà confermato, i voti della nuova destra andati a Kukiz potrebbero confluire su Duda, che dunque avrebbe la chance di spodestare l'attuale presidente liberal. E la svolta sarebbe un anticipo delle elezioni parlamentari che si terranno entro fine anno.

La fine dell'era liberal turbo-capitalistica che dal 2007 con lo sconsiderato europeista Tusk accelerò il fragilissimo boom economico polacco e l'integrazione di Varsavia nella Ue guidata da Angela Merkel e nella Nato appare già oggi come possibile, anzi certa.

E il processo che sembra avviato col primo turno delle presidenziali polacche avrà pesantissime conseguenze per l'Unione europea, per l'Alleanza atlantica, e in generale per l'Occidente nel suo difficile confronto con la Russia di Vladimir Putin.

Merkel, Renzi, la Commissione europea  di Juncker e la Bce di Draghi possono perdere in caso di caduta dei servi-euristi a Varsavia un alleato e partner chiave, un interlocutore per scelte strategiche in un Paese che ormai pesa più della Spagna.

Duda infatti è il candidato del partito nazionalista euroscettico e clericale PiS (Diritto e Giustizia) guidato da Jaroslaw Kaczynski, il gemello superstite. La linea del PiS, appoggiato apertamente dall'episcopato polacco in rotta col vento riformatore di papa Francesco, è durissima. "Porteremo Budapest a Varsavia", promettono, intendendo dire che la forma di governo ideale per loro è quella del premier ungherese Viktor Orbàn, il quale ha ridato libertà e autonomia, cioè democrazia innanzitutto alla Banca centrale ungherese, cacciando in malo modo fuori dai confini nazionali sia la Bceche l'Fmi.

L'unico ostacolo - per altro certamente aggirabile - a un asse Kaczynski-Orbàn che sarebbe letale per l'Unione europea consiste nel disaccordo, più a parole che nei fatti, sulla Russia: il PiS è russofobo, Orbàn ammira Putin e chiede un disgelo senza condizioni tra Occidente e Cremlino.

In ogni caso, lo scontro al ballottaggio si annuncia durissimo per Komorowski, l'attuale presidente uscente. Perché è facile immaginare che molti elettori i quali hanno votato per Kukiz e per altri candidati minori di destra al primo turno faranno convergere al ballottaggio i loro consensi su Duda.

Ma anche perché la Chiesa polacca sempre più lontana dallo spirito moderno che fu di papa Wojtyla e apertamente ostile alle svolte di sinistra pescate dalla "teologia della liberazione" di papa Francesco a questo punto si sentirà incoraggiata, insieme agli integralisti di Radio Maryja, a lanciare un attacco decisivo contro la Polonia eurista e schiava delle attuali oligarchie di Bruxelles. E certo incoraggerà i fedeli, nelle campagne della "Polonia profonda" ma non solo, a votare contro Komorowski.

La Polonia di oggi, serva della Ue e schiava della Germania perchè l'attuale classe politica al potere - che ora col voto alle presidenziali sta per essere spazzata via - l'ha letteralmente svenduta alle oligarchie finanziarie che dominano attualmente l'Europa, è afflitta dalla disoccupazione, con la povertà in aumento e con tentativi di spoliazione delle ricchezze nazionali da parte di multinazionali straniere.

E' contro tutto questo, che il poplo polacco si è ribellato.

Redazione Milano


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