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Max Parisi

C'E' UNA COLOSSALE VORAGINE DI PERDITE CAUSATE DAI DERIVATI SUL DEBITO PUBBLICO ITALIANO: ABBASTANZA PER L'ITALEXIT

venerdì 24 aprile 2015

I derivati ​​pesano sul debito pubblico italiano più che in tutta l'area euro messa assieme, e questo è accaduto  a partire dal 2011, quando la crisi finanziaria del blocco della monetaunica europea ha colpito il paese, spingendo il primo ministro Silvio Berlusconi a dimettersi, o a essere "dimesso" con la violenza dei ricatti all'Italia, secondo alcune fonti autorevoli.

Ad ogni modo, nel periodo 2011-2014, le perdite e le passività nette relative ai derivati detenuti dall'Italia gravano suo debito pubblico per un totale di € 16.950.000.000 (18,3 miliardi dollari). Il calcolo è stato fatto da Bloomberg sulla base dei dati provenienti dall'Ufficio statistiche dell'Unione europea.

I governi in tutta la regione dell'euro hanno usato i derivati ​​per gestire le loro esigenze di finanziamento di offerte che sono a volte fallite. Infine, come nel caso dell'Italia negli ultimi 4 anni, gli swap possono avere avuto l'effetto di spingere il debito della nazione ancora più alto. Questo è l'opposto dello scopo originario delle offerte di derivati, che è quello di copertura contro sbalzi di prezzi e l'eccessiva volatilità dei tassi di cambio.

Così, il costo del debito-finanziamento in Italia in titoli di Stato è salito a record dopo le misure di stimolo della Banca centrale europea che hanno incrementato la domanda di beni ad alto rendimento. E le perdite e passività italiane relative ai derivati ​​sul debito dello scorso anno sono stati pari a circa € 5.460.000.000. I dati di Eurostat lo mostrano. E' una catastrofe.

Una portavoce del Tesoro italiano ha rifiutato di commentare i dati quando contattata da Bloomberg News. Lei ha chiesto di non essere nominata, in linea con la politica interna del Tesoro, basata sull'assoluta segretezza e silenzio.

Invece, chi ha parlato con Bloomberg è stato Nicola Benini, vice presidente di Assofinance, associazione dei consulenti finanziari indipendenti. Ha detto:"E 'molto probabile che anche nei prossimi anni le perdite e passività italiane relative ai derivati ​​supereranno il cosiddetto risparmio derivante da una riduzione dei costi del debito di finanziamento".

Perdite e passività del paese in swap nel periodo di quattro anni sono stati i più alti dell'eurozona, in cui alcune nazioni come l'Irlanda, la Francia e il Belgio hanno avuto un guadagno netto negli stessi quattro anni, secondo i dati diffusi dalla lussemburghese Eurostat.  Il debito pubblico in Italia, pari a 2.130.000.000.000 di euro alla fine dello scorso anno, rimane il secondo più alto in percentuale del prodotto interno lordo nella zona euro, dopo la Grecia.

E ora, passiamo ai Titoli di Stato.

L'Italia ha acceso contratti derivati ​​su circa € 159.600.000.000, pari a quasi il 9% dei titoli di Stato in circolazione alla fine del 2014, ha detto il capo del Tesoro dell'Agenzia del debito Maria Cannata ai parlamentari in riunione congiunta in audizione il 10 febbraio scorso. Ebbene, il 79% dei 42 miliardi di euro di negativo mark-to-market sui contratti esistenti viene da quello che il Tesoro chiama "Durata Interest Rate Swap"sui detti contratti.

Questo scambio però "non è definito nella letteratura finanziaria, ma sulla base di altre informazioni fornite dal Ministero del Tesoro può essere assimilato ad una scommessa sul futuro comportamento della struttura dei tassi a termine". Si tratta di un azzardo micidiale, secondo Marcello Minenna, che insegna finanza quantitativa presso l'Università Bocconi in Milano,e lo ha detto ai parlamentari italiani il 14 aprile scorso. Questo segnala che la dimensione del debito in Italia non è la ragione principale per le perdite su swap, ha precisato Minenna. Si tratta in tutta evidenza di contratti derivati sbagliati e pericolosissimi, per i quali va ricercata la responsabilità personale di chi li ha sottoscritti in nome e per conto dello Stato italiano. 

Per fare un confronto, la Germania, la più grande l'economia della zona euro e anche detentrice del più grande debito dell'eurozona in termini assoluti, pari a 2.170.000.000.000 di euro alla fine del 2014, ha registrato nei quattro anni in questione perdite e passività per un valore di swap correlati al periodo per soli 950 milioni di euro circa, dimostrano i dati di Eurostat. Addirittura la Francia è riuscita ad avere un beneficio relativo allo swap di oltre 271.000.000 di euro in quei quattro anni, sempre secondo i dati Eurostat.

Il 1° aprile scorso il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan ha detto al Parlamento italiano che il governo non può rivelare tutti i dettagli di tutti i contratti swap attualmente detenuti dall'Italia perchè la loro divulgazione "avrebbe effetti negativi su tutta la gestione del debito". Padoan stava rispondendo ad una richiesta da parte di parlamentari dell'opposizione per il pieno accesso ai dati swap sul debito della nazione. Il che dimostra, ce ne fosse bisogno, la gravità e la pericolosità della situazione dle debito pubblico italiano e dei derivati accesi su di esso. 

Redazione Milano.


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