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Max Parisi

IL WALL STREET JOURNAL METTE IN GUARDIA: ATTENZIONE, LA GRECIA E' IL DETONATORE CHE FARA' ESPLODERE L'EUROZONA A BREVE

mercoledì 22 aprile 2015

NEW YORK - Secondo l'autorevole opinonista e analista economico del "Wall Street Journal", Holman W Jenkins, le premesse con cui l'establishment e l'opinione pubblica europea guardano al confronto con la Grecia sono pericolosamente errate.

E' parere comune che il nuovo premier greco e i suoi ministri stiano agendo come sconsiderati nella partita sul debito con l'Unione Europea: il governo di Atene ha inanellato una provocazione dopo l'altra e nel frattempo non ha presentato alcuna alternativa credibile per la ripresa del paese perche' - questa l'argomentazione generalmente proposta anche dai media - i socialisti eletti in Grecia sono aprioristicamente contrari a molte delle misure che gioverebbero al paese nel lungo termine, come le privatizzazioni e la deregolamentazione.

Atene spera che i suoi creditori stiano bluffando e alla fine staccheranno un nuovo assegno in bianco, ma l'Unione Europea - assicura Bruxelles - non ha intenzione di cedere, perche' ormai la Grexit non causerebbe alcun contagio, ed anzi, l'uscita della Grecia dall'euro potrebbe fungere da ammonimento e accelerare le riforme negli altri paesi della moneta unica.

Secondo Jenkins, questa narrativa auto-somministrata dall'Europa rischia di rivelarsi del tutto illusoria: il contagio, spiega l'opinionista, "puo' assumere diverse forme".

La Banca centrale europea "puo' anche offrirsi come sostituta degli investitori privati che rifiutano di acquistare il debito pubblico dei governi europei, ma non puo' far nulla per ovviare al rifiuto degli investitori privati di assumere il rischio e accrescere l'attivita' economica" in un ambiente economico-monetario giudicato non ottimale e intrinsecamente debole.

La Bce "non puo' riciclarsi a surrogato della competizione tra capitali privati, ne' rimpiazzare l'ambiziosa gioventu' europea che fugge in massa a Londra, a New York o nella Silicon Valley".

Draghi "puo' stampare euro illimitatamente per tenere a galla i governi nel breve termine", ma "non risolvera' in questo modo gli annosi problemi della crescita asfittica, del debito pubblico sempre piu' vasto e della sfiducia crescente".

La Grexit - ed e' probabilmente questo il motivo per cui Bruxelles si e' affannata a rimandare il default di un paese dall'economia tutto sommato microscopica - spingerebbe il progetto della moneta unica in acque inesplorate: "Cosa accadrebbe se i mercati guardassero al possibile default della Grecia non come alla fine meritata di un partner recalcitrante, ma come al modello inesorabile della fine dell'euro?"

Prima dell'euro, alcuni teorici tedeschi pro-business speravano che la moneta unica sarebbe stata una leva per riformare i welfare state europei: "Le debolezze strutturali e competitive verranno fatalmente esposte", sostenevano. E cosi' e' stato. Senonche', denuncia l'opinionista, l'euro stesso e' divenuto "una cospirazione contro le riforme di cui ha palesato la necessita'": per facilitare l'ingresso di Germania, e poi di Francia, Italia e Grecia, "l'Europa ha derogato ai suoi stessi standard fiscali".

E per conseguire l'imperativo di convincere un'opinione pubblica scettica, "le banche sono state incoraggiate a trattare l'ultrasicuro debito pubblico tedesco alla stregua di quelli italiano o spagnolo, o addirittura di quello greco".

E' questo l'artificio che ha "direttamente alimentato la febbre dei consumi finanziati a debito degli anni Duemila, che ha accantonato le riforme di cui ora Bruxelles chiede a gran voce l'attuazione".

L'euro, insomma, non e' mai stato ne' sarebbe potuto essere una scorciatoia per ottenere il consenso dei popoli al cambiamento in senso sovranazionale. E il termine "riforma", conclude l'opinionista, "e' finito col coincidere - nell'immaginario collettivo europeo - con la resa alla linea tedesca e con l'opposto di quanto era stato promesso agli elettori del Continente". 

Poichè le cose stanno indiscutibilmente così, il Wall Street Journal mette in guardia gli investitori: state lontani dall'euro, finirà male.

Redazione Milano. 


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