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Max Parisi

IL SETTIMANALE TEDESCO DIE ZEIT FA A PEZZI L'EURO: ''HA CAUSATO MILIONI I POVERI IN GRECIA, SPAGNA, ITALIA. BASTA!''

mercoledì 8 aprile 2015

BERLINO - Le conseguenze di cinque anni di crisi sulla Grecia sono incalcolabili, scrive il settimanale tedesco "Die Zeit": i negozi sono vuoti, le mense dei poveri piene e il numero dei senza tetto e' raddoppiato. "Non solo in Grecia, ma in molti Stati dell'eurozona c'e' una poverta' dilagante", scrive l'economista Zsolt Darvas in uno studio condotto lo scorso autunno per conto del think tank di Bruxelles Bruegel.

Secondo lo studio, circa il 9 per cento della popolazione europea vive sotto la soglia di poverta': la poverta' e' cresciuta soprattutto nei paesi che dopo il 2008 sono stati colpiti dalla crisi dei debiti o che hanno ricevuto aiuti finanziari da parte dei loro partner comunitari.

In Spagna attualmente sono 2,8 milioni le persone che vivono sotto la soglia di poverta', 1 milione in piu' rispetto al 2008.

In Italia il numero dei poveri e' salito addirittura di tre milioni e in Grecia, durante i sette anni di crisi, e' quasi raddoppiato: piu' del 20 per cento dei greci vive attualmente in stato di poverta'.

Completamente diversa, invece, la situazione negli Stati del Nord Europa come Germania o Finlandia, dove negli ultimi anni il reddito medio e' rimasto costante o e' cresciuto e il numero dei poveri e' diminuito.

"Sussiste il pericolo reale che in Europa si crei un divario permanente tra un Nord ricco e un Sud povero", scrive Darvas. Ma le differenze negli standard di vita esistevano all'interno dell'Unione Europea gia' prima della crisi dell'euro.

Nel 2006 il Pil pro capite in Grecia era di 19600 euro, in Portogallo di 15800 euro e in Germania di 29 mila euro. A quel tempo tuttavia, sembrava che le differenze andassero via via diminuendo. "C'era un costante processo di adeguamento perche' le economie nazionali in molti paesi del Sud Europa crescevano piu' velocemente che al Nord", spiega Fabian Lindner, economista dell'Istituto di macroeconomica e ricerca congiunturale (Imk) della Fondazione Hans-Boeckler, "la crisi a cui l'euro non era preparato ha fermato questo processo e favorito un'inversione di rotta: le disparita' sono sempre piu' grandi e sempre più insostenibili". 

Di fatto, l'euro ha prodotto povertà diffusa e divaricazione netta tra il nord e il sud dell'eurozona. Sono effetti perversi ed esattamente all'opposto degli obbiettivi che si erano dati i paesi che avevano deciso di aderire alla valuta unica auropea. Ora, fa notare il settimanale tedesco, come sarà possibile uscire dalla trappola in cui è caduta l'Europa?

Die Zeit non lo dice esplicitamente, ma l'unica soluzione sensata è porre fine all'euro in modo ordinato, prima che l'euro distrugga ciò che ancora resta dell'economia europea.

Redazione Milano


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