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Max Parisi

''10 ANNI ALMENO PER ASSORBIRE L'ATTUALE MASSA DI DISOCCUPATI NEI PAESI DELL'EURO'' SCRIVE IL FRANCESE LES ECHOS

mercoledì 1 aprile 2015

La ripresa economica in Europa stenta decisamente a prender corpo: gli ultimi dati pubblicati da Eurostat sull'inflazione di marzo nella zona euro "non allontanano la minaccia di un periodo prolungato di deflazione" secondo l'economista di Capital Economics, Jonathan Loynes, citato dal quotidiano francese "Les Echos", il più autorevole di Francia.

Anche i dati sulla disoccupazione del mese di febbraio - gli ultimi disponibili - non ispirano grande entusiasmo tra gli economisti, e ancora meno tra la gente comune, dato che più dell11% degli abitanti della zona euro, come vedremo, è senza lavoro.

Inoltre,i prezzi a marzo sono rimasti negativi rispetto all'anno precedente (- 0,1 per cento), anche se hanno un po' recuperato rispetto a febbraio quando erano calati dello 0,3 per cento. Ma questo e' dipeso, spiegano a Capital Economics, dall'aumento dello 0,6 per cento di prezzi "volatili" come quelli per l'energia ed i prodotti alimentari, a loro volta influenzati dalla caduta dell'euro. Detto più semplicemente, la tendenza è e rimane deflattiva.

In Italia, infatti, continua la deflazione (- 0,1 per cento) che colpisce sia i prezzi delle merci sia il valore degli immobili. In Spagna la deflazione sebbene abbia un po' rallentato, dal -1,2 per cento di febbraio al -0,7 di marzo, rimane su valori impressionanti, se si pensa che viceversa dovrebbe segnare almeno +2%, perchè la dinamica dei prezzi sia sana e sostenibile. 

Solo la Germania e' tornata impercettibilmente in territorio positivo con un +0,1 per cento a marzo, ma questo dato per quanto possa apparire "positivo" in realtà indica che la locomotiva tedesca viaggia col freno a mano tirato e sulla media distanza di tre anni - se non dovessero cambiare le cose nell'eurozona - la Germania precipiterà nella medesima trappola nella quale è cadoto il Giappone: la stagnazione.

"L'assenza di inflazione dovrebbe continuare a preoccupare la Bce e giustifica largamente il suo aggressivo programma di allentamento monetario" afferma Christian Schulz della banca Berenberg, citato da "Les Echos". Tuttavia dopo il primo mese di QE, i dati macroeconomici non mostrano alcuna inversione di tendenza

Quanto alla disoccupazione, con una percentuale dell'11,3 per cento della popolazione attiva nella zona euro e' un po' calata rispetto al picco del 12,1 per cento del 2013: "Ma resta assai elevata per gli standard storici, segnalando la persistenza di un enorme margine di riserva nel mercato del lavoro" sottolineano a Capital Economics. Si noti l'espressione "margine di riserva" per non dire inaccettabile massa di disoccupati in povertà come mai era accaduto prima dell'arrivo dell'euro. 

"Oggi ci sono 5,8 milioni di persone in cerca di lavoro piu' del febbraio 2008, prima che scoppiasse la crisi" fanno notare dalla Banca Berenberg: "A questo ritmo ci vorranno dieci anni per assorbire la disoccupazione e tornare ai livelli pre-crisi" conclude sconsolato Christian Schulz.

Dieci anni, due generazioni perdute. Non era certo questo l'obbiettivo presentato ai popoli europei dai "padri dell'euro" che si spinsero ad affermare che avrebbe portato benessere e crescita come non si sono mai viste in Europa.

Redazione Milano. 


''10 ANNI ALMENO PER ASSORBIRE L'ATTUALE MASSA DI DISOCCUPATI NEI PAESI DELL'EURO'' SCRIVE IL FRANCESE LES ECHOS




 
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