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Max Parisi

L'EURO SI E' SVALUTATO DEL 40% IN 10 MESI: E' LA STESSA PERDITA DI VALORE CHE AVREBBE AVUTO LA LIRA. ALLORA, TORNIAMOCI

mercoledì 11 marzo 2015

Il quantitative easing, il famoso “cannone” di Draghi è partito da un paio di giorni, l’euro è già calato a 1,05 sul dollaro (a proposito, dove sono gli economisti che si stracciavano le vesti sull’ipotesi di un ritorno alla lira e relativa svalutazione? In 10 mesi l'euro ha perso il 40% dle suo valore di cambio, fosse poco) e dalla Germania sono partite pesanti bordate sull’operazione, definita, nella migliore delle ipotesi, come dannosa.

A questo aggiungiamo la bocciatura da parte della troika del piano presentato dal premier Tsipras riguardo il futuro percorso di risanamento della Grecia, con annesso scambio di minacce nemmeno tanto velate tra ministri europei e la miscela per la tempesta perfetta è servita.

Perchè la Germania si scaglia contro il QE di Draghi? Semplice, perchè una svalutazione dell’euro a questi livelli ridona un po’ di fiato alle economie degli altri paesi dell’eurozona, che possono puntare ad esportare una parte della loro produzione (attenzione: il vantaggio è relativo, in quanto il grosso degli scambi avviene comunque all’interno dell’area euro, dove la svalutazione non produce effetto) che non troverebbe altrimenti sbocco nei mercati interni a causa della crisi dei consumi dovuta all’austerità imposta dalla ue a trazione germanica, facendo nuovamente concorrenza all’apparato produttivo teutonico.

Certo, se al posto di economisti à la carte, dalle parti di Berlino ci fossero persone sensate, anzichè ringhiare contro il QE di Draghi, di per sè quasi inutile, perchè violerebbe i “sacri” principi dell’austerità, punterebbero a politiche di stimolo dei consumi interni all’eurozona, dato che le loro stesse esportazioni sono crollate a gennaio del 2,2%.

Come? “Krande Cermania” non esporta più? Direi che si tratta dell’ovvia conseguenza dell’aver tagliato il ramo su cui stavano seduti i tedeschi: se devasti il tuo principale mercato di sbocco, prima poi i tuoi prodotti non riuscirai più a venderli.

Eppure, nonostante tutti i segnali facciano comprendere come le politiche adottate dalla ue fino a questo momento siano drammaticamente sbagliati, dalle parti del Reich e dei suoi fedeli servitori, si continua ad insistere sull’austerità, anche a costo di far uscire la Grecia dalla moneta unica in modo assolutamente incontrollato.

Follia dei tedeschi? Fino ad un certo punto: i risparmiatori, oggi, sono disponibili a pagare pur di acquistare bund tedeschi, portandosi a casa un tasso d’interesse negativo. Questo significa che la Germania sta riducendo il suo debito pubblico grazie al... debito. In fondo se io mi indebito per 100 ad un tasso negativo, come sta accadendo oggi col bund, vuol dire che ne restiuirò di meno, con un chiaro vantaggio per le mie casse (ed un evidente danno per quelle degli investitori, talmente terrorizzati dal futuro da accettare di perdere una parte del proprio capitale pur di avere l’illusoria certezza di rientrare in possesso dell’altro).

Quindi, il caos che sta regnando nell’eurozona, con il rischio dell’uscita della Grecia dall’euro ed i quotidiani attacchi del mondo teutonico all’operato di Draghi, stanno portando l’ennesimo vantaggio alle casse tedesche a danno di tutto il resto dell’eurozona.

Un volta Agnelli era solito dire: “quello che va bene per la Fiat, va bene per l’Italia” e normalmente erano fior di sussidi di stato al “Gioanin Lamera” frutto di una tassazione selvaggia. Oggi si potrebbe parafrasarla in: “quello che va bene per la Germania, va bene per l’Europa”, con un bel drenaggio di denaro dai paesi dell’eurozona a favore delle banche e delle casse tedesche.

Il gioco, tuttavia, è destinato a rompersi: dalle rape non si cava sangue e di denaro in eurozona ne è rimasto ben poco da poter essere drenato. Quello che è rimasto è la rabbia di una popolazione sempre più esasperata dagli oligarchi europei che manifesta il suo disappunto in modo democratico ad ogni tornata elettorale e che si aspetta e pretende soluzioni radicali per tornare al benessere perduto.

I grandi giocatori d’azzardo sanno quando fermarsi, così come i grandi campioni sportivi. Questo sarebbe il momento opportuno per i tedeschi di mollare il gioco e creare un’uscita ordinata dalla moneta unica che, comunque, per la sua struttura intrinseca non potrà durare a lungo, anzichè andare avanti un minuto di troppo e portare l’intera eurozona ad un collasso caotico che travolgerà anche loro.

 

Luca Campolongo


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