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Max Parisi

L'ANALISI DI LUCA CAMPOLONGO / TASSE RIDOTTE? SI, DI 1 EURO L'ANNO, MA AUMENTANO QUELLE OCCULTE. RIPRESA? NEL 2025-2030

giovedì 5 marzo 2015

Mentre i media nazionali ed il premier non eletto celebrano con toni trionfalistici “l’inizio della ripresa”, vale a dire la crescita del PIL dello 0,1% (quello che l’Inghilterra fa all’incirca in un paio di settimane), dimenticandosi di dire che per crescite inferiori al 2% la disoccupazione non cala, le famiglie e le imprese italiane devono fare i conti con una pressione fiscale che non accenna a diminuire.

Prendendo per buone le stime annunciate dal MEF (Ministero Economia e Finanza)  quest’anno la ghigliottina fiscale dovrebbe ridursi dello 0,1, passando dal 43,3 al 43,2%: praticamente ogni 1.000 euro di reddito pagherete “solo”  432 euro di tasse anziché 433. Qualcuno potrebbe obiettare che un caffè è sempre meglio che niente. Giusto, peccato che un caffè non aiuti a far ripartire l’economia, prova ne sia l’andamento ancora disastroso dei consumi al dettaglio.

In compenso, esistono aumenti certi anche se non pubblicizzati, che andranno a massacrare equamente famiglie ed imprese. La CGA di Mestre li ha chiaramente indicati:

1) acqua potabile;

2) benzina e gasolio per autotrazione;

3) multe per violazione del codice della strada;

4) tasse automobilistiche dovute anche per gli autoveicoli e motoveicoli ultraventennali di particolare interesse storico e collezionistico;

5) pedaggi autostradali;

6) contributi previdenziali per artigiani e commercianti;

7) contributi previdenziali gestione separata Inps;

8) birra e prodotti alcolici

9) tassazione dei fondi pensione;

10) tassazione sulla rivalutazione del Tfr;

11) riduzione esenzioni sui capitali percepiti in caso di morte in presenza di assicurazione sulla vita;

12) Iva per l’acquisto del pellet.

La tassazione sulla rivalutazione del Tfr, che è bene ricordare sarà sempre più un tesoretto da custodire gelosamente per non morire di fame con le pensioni pubbliche, sarà pure retroattiva e passerà dall’11 al 17%, mentre quella sui fondi pensione lieviterà addirittura al 20%!

Non c’è che dire: un ottimo sistema per far ripartire un’economia, come quella italiana, devastata dal calo dei consumi legato all’impoverimento di quasi tutti gli strati sociali. Secondo il medesimo studio della CGIA, l’Italia impiegherà tra i 10 ed 15 anni a tornare ai livelli antecedenti alla crisi: un’intera generazione bruciata sull’altare dell’euro e dei diktat della troika.

Sì, perché le ricette applicate dagli ultimi tre governi, sono esattamente quelle propugnate ed imposte dal trio infernale fmi-bce-ue ai “cattivi” paesi mediterranei. Se da noi non sono arrivati gli elicotteri come ad Atene è solamente perché i nostri governanti sono stati più zelanti di altri politici nell’assoggettarsi ai voleri degli oligarchi di Bruxelles.

Con una pressione fiscale che nel caso di certe categorie produttive arriva al 68%, è folle pensare che l’economia possa ripartire. Basare tutto sull’export, come ha fatto la Germania, significa, infatti, votarsi a dipendere da variabili economiche esterne ed incontrollabili, ovvero l’esatto contrario di quanto ogni classe politica seria dovrebbe portare avanti. Difatti solo la crescita interna, legata ai consumi, può garantire stabilità nel suo andamento e quindi sostenibilità. Dipendere dai gusti di cinesi o americani, può essere appagante, ma nel medio periodo estremamente pericoloso.

Cosa fare, quindi, per far veramente ripartire l’economia e l’occupazione? Seguire i consigli di Arthur Laffer: una drastica e duratura riduzione del carico fiscale. Un taglio reale, non virtuale come quelli annunciati dall’ex sindaco di Firenze.

Luca Campolongo

 


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