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Max Parisi

LO SPIEGEL: ''L'EURO E' UN PESSIMO AFFARE PER LA GERMANIA, ALTRO CHE TEDESCHI PROFITTATORI. COSI' NON PUO' CONTINUARE''.

giovedì 5 marzo 2015

BERLINO - Ogni volta che la crisi dell'euro si riaccende, scrive il settimanale "Spiegel", i commentatori in Germania e all'estero si dilettano a dipingere i tedeschi come "profittatori dell'euro".

L'introduzione della moneta unica avrebbe posto le basi per il boom occupazionale e dell'export, e solo grazie all'euro debole le imprese tedesche avrebbero conquistato quote di mercato e fatto crollare il settore produttivo negli altri paesi della zona euro.

Secondo gli stessi commentatori, proprio queste considerazioni impongono alla Germania un obbligo di solidarieta' nei confronti dei vicini e l'interesse a salvare a tutti i costi la moneta unica.

A ben guardare, scrive oggi sullo Spiegel l'opinionista Daniel Stelter, si puo' notare che l'euro ha portato ad un calo del benessere tedesco e della competitivita' a lungo termine, non ad un miglioramento.

Ai tempi del marco, spiega Stelter, l'economia tedesca era sottoposta ad una costante pressione al rialzo. La moneta dei principali partner commerciali, il franco francese, la lira italiana o il dollaro Usa erano in costante svalutazione rispetto al marco.

Di conseguenza, l'economia tedesca era costretta a far fronte a continui incrementi di produzione. Negli anni precedenti all'introduzione dell'euro, infatti, la produttivita' tedesca e' cresciuta molto piu' velocemente che negli anni successivi.

Dal 2000 ad oggi lo sviluppo della produttivita' in Germania e' diventato piu' lento che nella maggior parte dei paesi industriali, inclusi i paesi piu' colpiti dalla crisi come la Spagna.

Di conseguenza, anche il pil pro capite - il fattore decisivo per lo sviluppo del benessere - e' cresciuto piu' lentamente che nel periodo antecedente all'euro.

Di conseguenza, si e' iniziato a produrre a costi piu' bassi, a discapito della qualita' della produzione; decisione che nel lungo termine pesera' sullo sviluppo dell'economia tedesca.

Fino all'introduzione dell'euro, scrive Stelter, i consumatori tedeschi hanno tratto profitto dalle svalutazioni degli altri paesi: le merci importate e il turismo erano diventati piu' convenienti. Ma dal 2000 la situazione e' cambiata.

Le importazioni sono diventate piu' care e lo stesso e' successo per le vacanze. Per poter viaggiare nuovamente a prezzi bassi, i cittadini tedeschi hanno dovuto scegliere mete al di fuori dell'eurozona, la Turchia al posto della Grecia. Cosi' e' calato anche il potere d'acquisto del tedesco medio.

L'euro ha inoltre prolungato la recessione in Germania, la crescita si e' ridotta e i redditi ristagnano.

Lo Stato tedesco, cosi' scrive Stelter, ha tagliato i suoi investimenti, l'economia tedesca si e' concentrata sull'export mentre gli Stati dell'Europa meridionale facevano la bella vita accumulando debiti.

Adesso, conclude, i crediti che non possono essere ripagati ricadranno sulle spalle dei contribuenti tedeschi. L'euro, quindi, è un pessimo affare per la Germania. Produce molti più danni che benefici, e il prezzo per continuare ad usarlo diventa sempre più alto. Non si potrà continuare così in eterno.

Redazione Milano.


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