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Max Parisi

BRUXELLES MINACCIA ATENE: ''APPLICATE IL PROGRAMMA DELLA TROIKA O NIENTE SOLDI'' MA LA UE VA IN PEZZI. TUTTI CONTRO TUTTI.

lunedì 2 marzo 2015

BRUXELLES - Il governo Tsipras dovrebbe accelerare le misure economiche concordate nell'ultima riunione dei ministri finanziari della zona euro senza aspettare che si esaurisca il tempo messo a disposizione dal prolungamento del programma di aiuti a fine giugno. E' questo il messaggio che il presidente dell'Eurogrupo Jeroen Dijsselbloem ha fatto recapitare ad Atene attraverso le colonne del Financial Times.

Se la Grecia vuole evitare il rischio di trovarsi senza soldi nel giro di un mese e, di conseguenza, nell'impossibilita' di poter sostenere i pagamenti tra cui 1,4 miliardi al Fondo monetario, deve cominciare a varare alcune riforme: questa e' la condizione dei creditori dell'unione monetaria per cominciare gli esborsi dell'ultima 'tranche' di 7,2 miliardi prevista dal 'vecchio' programma di 172 miliardi. Il messaggio arriva nel pieno di una polemica politica che rischia si sfibrare l'Eurogruppo: dopo l'accusa di Tsipras a Spagna e Portogallo di aver puntato all'asfissia finanziaria della Grecia durante il negoziato all'Eurogruppo, i governi di Madrid e Lisbona protestano e cercano appoggio a Bruxelles. La Commissione non sa che pesci prendere e si limita a indicare che il suo ruolo e' di "mediatore".

La preoccupazione in molte capitali e alla Commissione europea e' che la Grecia possa trovarsi nel giro di poche settimane senza soldi e non essere di conseguenza in grado di far fronte ai pagamenti di marzo per 4,3 miliardi di cui 1,4 miliardi al Fondo monetario internazionale. La tensione sul caso Grecia quindi non diminuisce. Alle preoccupazioni per le prossimi mosse del governo Tsipras si accompagna adesso una fibrillazione tutta politica che probabilmente accrescera' l'isolamento.

Tutto nasce dall'accusa di Tsipras a Spagna e Portogallo di aver cercato, con la loro intransigenza, di asfissiare finanziariamente la Grecia nel corso del negoziato all'Eurogruppo. I premier dei due paesi Rajoy e Passos Coehlo, entrambi del partito popolare europeo, hanno reagito immediatamente protestando con una nota alla Commissione europea. Iniziativa inusitata e piuttosto strana se si pensa che controversie di tale natura, in sostanza polemiche politiche, di solito sono regolate in via bilaterale o all'interno di formati istituzionali europei (trattandosi di primi ministri al Consiglio europeo).

Il governo tedesco ha parlato di "errore" da parte di Tsipras: il portavoce del ministro delle finanze ha indicato che la dichiarazione di Tsipras "e' stato un errore insolito secondo i criteri europei, questo non si all'Eurogruppo". Irritazione a valanga. L'episodio la dice lunga sulla situazione e sul grado di isolamento della Grecia. Tsipras deve uscire dalla strette all'interno cercando di gestire le critiche di una parte di Syriza all'accordo appena concluso con l'Eurogruppo. Il dibattito parlamentare in corso non si concludera' con un voto e cio' dimostra che la vita per il governo ellenico non e' facile. D'altra parte, pero', l'attacco agli 'asfissiatori" spagnoli e portoghesi alimenta sfiducia invece di produrre alleati o quantomeno un clima sereno di fiducia reciproca. E soprattutto apre profonde crepe in seno alla Ue.

Che i governi di Spagna e Portogallo temano l'effetto Syriza nei loro territori elettorali e' un fatto.

In Spagna le elezioni politiche si svolgeranno in autunno e il partito popolare potrebbe essere scavalcato dalla nuova formazione di sinistra Podemos (la stessa cosa temono i socialisti per quanto riguarda i consensi al Pse). In autunno si terranno le elezioni anche in Portogallo e si prevede un arretramento sia del partito socialdemocratico di centro-destra (oggi al governo) sia del partito socialista.

Se si scopre che il contrasto radicale delle politiche di austerita' di marca europea paga prima elettoralmente e poi nelle relazioni con i creditori (caso Grecia), la valanga e' sicura.

Cio' spiega i timori politici dei governi spagnolo e portoghese, ma se il problema fosse tutto li' non sarebbe gran cosa: spetta agli elettori, infatti, il giudizio sulle politiche praticate dai governi e ai partners europei non resta che prenderne atto.

Ci si deve chiedere pero' come potrebbero spagnoli e portoghesi accettare senza colpo ferire di concedere ai greci una serie di sconti o lo spazio per azioni unilaterali sul debito dopo aver tirato la cinghia i primi sotto il programma di salvataggio per le banche e i secondi per il programma di salvataggio completo della Troika.

E in entrambi i caso, soprattutto, le "cure" della Ue non hanno prodotto altro che disoccupazione di massa e povertà diffusa. Così non deve stupire l'allarme per la vittoria di Podemos in Spagna, se si pensa che il suo programma prevede: ristrutturazione del debito pubblico con il taglio di una buona parte di esso riferita agli interessi, con la conseguenza di perdite finanziarie fortissime per l'oligarchia bancaria Ue, così pure, totale abbandono delle politiche recessive imposte alla Spagna dalla Germania per mezzo del governo "fantoccio" di Rajoy. Insomma, una vera rivoluzione per nulla differente da quella in corso in Grecia, ma con una differenza: se la Spagan si ribella, l'euro e la Ue sono finite l'ora dopo.

Redazione Milano


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