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Max Parisi

PER LA UE, LA FRANCIA ''DEVE'' RIENTRARE NEL 3% NEL 2017, PROPRIO DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE PRESIDENZIALI...

giovedì 26 febbraio 2015

PARIGI - Le elezioni presidenziali francesi del 2017 avranno un protagonista inatteso, la Commissione europea. E questa è davvero un'entrata a gamba tesa che - grazie alla miopia di Bruxelles - produrrà conseguenze rilevanti a favore della vittoria di Marine Le Pen alle elezioni.

Ieri infatti la Commissione europea ha annunciato di aver rinviato appunto al 2017 la richiesta alla Francia di far rientrare il suo deficit di bilancio al disotto della barra fatidica del 3 per cento.

Quindi, proprio nel bel mezzo della campagna elettorale per l'Eliseo, la Commissione sarà costretta a sanzionare la Francia, data per scontata da tutti gli analisti l'impossibilità di ottenere il risultato preteso.

Sarà una sfavorevole coincidenza di eventi nefasti che il governo del presidente Francois Hollande avrebbe voluto evitare ed infatti aveva chiesto che l'obbiettivo fosse spostato al 2018.

Ma diversi paesi dell'Europa del nord si sono opposti, la Germania in testa, ma anche la Svezia, la Danimarca e la Finlandia, gia' assai irritati per il nuovo rinvio concesso alla Francia dopo quello deciso nel 2013.

E tuttavia, secondo il commissario Ue all'Economia Pierre Moscovici, questo ulteriore lasso di tempo concesso a Parigi "non e' un regalo fatto ad un grande paese: continueremo ad esercitare pressioni" sul governo francese, ha detto. Risulta del tutto risibile quanto affermato da Moscovici, perchè la Commissione Ue non ha alcun strumento per "fare pressione", dato che lei stessa ha dato il via libera per altri due anni.

In ogni caso, già in questo 2015 la Francia dovra' ridurre comunque il suo deficit strutturale di un ulteriore 0,2 per cento, lo aveva annunciato Hollande, e il governo quindi dovra' effettuare entro il mese di giugno nuovi tagli nell'ordine di 3-4 miliardi di euro se vuole evitare una reprimenda europea che lascia il tempo che trova, è vero, ma che abbatte ulteriormente la credibilità dell'inquilino dell'Eliseo.

C'è da dire che la Commissione ha chiesto che entro aprile Parigi presenti un piano dettagliato di riforme strutturali "ambiziose" da intraprendere con tempi certi; minacciando in caso contrario di adottare inedite sanzioni per "squilibrio macroeconomico" di cui però non si ha precisa notizia nei trattati. Insomma, a metà tra la bufala e il rimbrotto rancoroso.

Da parte sua il primo ministro francese, Manuel Valls, ha gia' assicurato che "la Francia sta per muoversi" in tal senso; "ma con il nostro ritmo e con le nostre priorita'" politiche, ha aggiunto: di fronte alla spada di Damocle rappresentata in Parlamento dalla "fronda" dell'ala sinistra del Partito socialista, la coalizione governativa per quest'anno non avra' altra scelta che adottare "tagli lineari", come ha spiegato il portavoce del governo Stèphane Le Fol, da cui verrebbe escluso solo il bilancio del ministero della Difesa.

Chiaro che tutto ciò è benzina nel motore politico della candidata a diventare il nuovo presidente della Repubblica francese, Marine Le Pen: infatti, le convulsioni sia della Commissione europea sia del governo Hollande dimostrano quanto errate sono le politiche economiche della Ue e quanto dannoso sia l'euro, la cui sopravvivenza - secondo il volere della Germania - è strettamente legata proprio a queste politiche.

Marine Le Pen dovrebbe ringraziare la Commissione Juncker per l'assist, ma saggiamente tace. Il tempo lavora inesorabile a suo favore, non serve rimarcarlo. 

Redazione Milano


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